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Twitter Spaces e Clubhouse, le principali differenze dei due social basati sulle chat vocali

Twitter Spaces e Clubhouse, le principali differenze dei due social basati sulle chat vocali
SmartWorld team
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Twitter Spaces o Clubhouse? Le chat vocali rappresentano l’ultima frontiera dei social network, ma anche l’esempio più evidente di come la tecnologia sia spesso legata alle mode del momento. Clubhouse ha certamente il pregio di aver fatto da apripista ad una caratteristica divenuta in brevissimo tempo di dominio pubblico, a tal punto da costringere i rivali del settore ad adeguarsi e ad aggiornare le proprie piattaforme digitali. Lo ha fatto Facebook, ma anche Twitter e nell’ultimo periodo persino Spotify.

Oggi le chat vocali non sembrano avere lo stesso interesse di un anno fa, ma il mercato è certamente assai più competitivo e denso di alternative.

In quest’ottica, “Spaces” di Twitter è probabilmente l’alter-ego più interessante di Clubhouse, dal momento che colma alcuni difetti del social network fondato da Paul Davison e Rohan Seth partendo da una potenziale caratteristica intrinseca di non poco conto: una platea enorme di iscritti. Gli stessi che Clubhouse sta cercando invece di conquistare aggiornamento dopo aggiornamento. 

Twitter Spaces e Clubhouse: i punti in comune

Twitter Spaces e Clubhouse funzionano più o meno allo stesso modo, potendo fregiarsi di alcuni punti in comune: 

  • Entrambi permettono di avviare conversazioni basate esclusivamente sui vocali
  • Si può partecipare ad uno spazio o ad una stanza come oratore od ospite
  • Le conversazioni avvengono soltanto in tempo reale e non possono esser interrotte o riprodotte successivamente
  • Le due piattaforme sono disponibili su smartphone dotati di sistemi operativi differenti

Persino la disposizione degli spazi e delle stanze risulta essere molto simile, così come il loro teorico utilizzo: entrambi si rivolgono agli utenti comuni, ma non disdegnano un qualche risvolto più professionale grazie ad appositi meccanismi di monetizzazione.

I vantaggi di Twitter Spaces

Fonte foto Adobe Stock

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Esistono comunque delle differenze tra le due piattaforme. La prima è ovviamente legata alla disponibilità: mentre Clubhouse continua ad essere subordinato al controverso sistema degli inviti – che potrebbe finalmente essere eliminato in estate, almeno a dire dei fondatori – Twitter Spaces è invece utilizzabile per una schiera di utenti teoricamente un po’ più vasta, vale a dire quelli che hanno almeno 600 followers. Non c’è dunque un via libera per tutti, ma appare evidente la maggiore apertura da parte del social network fondato da Jack Dorsey. 

Inoltre, per utilizzare Spaces non sarà necessario installare un’app apposita, dal momento che la funzione è conglobata direttamente dentro Twitter: basterà aprire l’app, tenere premuto il tasto posizionato in basso a destra (quello, tanto per intenderci, dedicato alla scrittura dei tweet) e toccare sull’icona viola. E’ inoltre possibile visualizzare le sessioni di Spaces in cima alla cronologia, nello spazio dedicato ai cosiddetti “Fleet” (simili alle storie di Instagram, tanto per intenderci). Il funzionamento è insomma molto semplice e intuitivo, forse ancor più dell’app Clubhouse. E come per non bastare, da fine maggio Spaces è approdato anche in versione desktop.

Ma ci sono anche altri importanti pregi di Twitter Spaces, come la pubblicazione di “reazioni” tramite emoji e, soprattutto, la possibilità di condividere un tweet all’interno di uno spazio. Si tratta, in quest’ultimo caso, di un’aggiunta completamente assente su Clubhouse, fino ad ora incentrato unicamente sulle chat vocali. E non sorprende che Paul Davison abbia di recente manifestato l’intenzione di predisporre una chat di testo dentro alla sua app, come peraltro evidenziato la scorsa settimana dalla fugace apparizione di “Blackchannel”.

E poi c’è la funzione dei sottotitoli in tempo reale, altro motivo di vanto della piattaforma creata da Jack Dorsey.

I vantaggi di Clubhouse

Fonte foto Adobe Stock

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Clubhouse può comunque contare su alcune caratteristiche esclusive. Prima tra tutte è la possibilità di nominare un moderatore tra i partecipanti della stanza, demandando a quest’ultimi la gestione della chat vocale: potrà concedere il diritto di parola a chi accede ad una chat vocale, così come invitare altri utenti a parlare e persino impostare il numero massimo di oratori. Una aggiunta, quest’ultima, che si lega a doppio filo con un’altra peculiarità distintiva del social network di Paul Daison e Rohan Seth, vale a dire “l’interscambiabilità” tra l’host e il moderatore: il primo può infatti decidere di abbandonare la stanza senza tuttavia determinare l’interruzione della sessione; quest’ultima, infatti, sarà gestita dal moderatore. E se l’host decidesse di rientrare? Semplicemente, tutto ritornerà come prima, visto che l’host riacquisterà il controllo della sessione.

Quella della moderazione è in effetti una delle funzionalità maggiormente distintiva di Clubhouse e non è un caso che Twitter stia valutando la possibilità di portarla anche sul suo Spaces, arricchendone così le caratteristiche.

Altro pregio di Clubhouse è legato al ventaglio tipologico delle stanze: l’host potrà infatti decidere se rendere la chat aperta a tutti, oppure soltanto ai “seguaci” od agli invitati (un po’ come i gruppi privati creati su Telegram, ad esempio). Esiste comunque un certo margine di flessibilità, visto che sia l’host che il moderatore potranno decidere di convertire in qualsiasi momento lo stato di una sessione, spostandola perciò da pubblica a privata e viceversa.

C’è infine il discorso legato al numero dei relatori dentro la singola sessione: Spaces di Twitter riesce ad accoglierne fino a undici, incluso l’host).

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