Eredità digitale: le novità di iOS 15, tra privacy e tutela dei nostri ricordi

Il tema è complesso e molto attuale, e l'assenza di norme specifiche è sempre più un problema: Apple prova a metterci una pezza, probabilmente sull'onda di una sentenza avversa, ma è solo l'inizio.
Eredità digitale: le novità di iOS 15, tra privacy e tutela dei nostri ricordi
SmartWorld team
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Eredità digitale, un tema di cui si parla poco malgrado la sua rilevanza pratica. Basti soltanto pensare che ogni giorno accumuliamo una quantità smisurata di dati provenienti dalla nostra attività svolta su Internet: consultazione di articoli online, accesso ai social network, acquisti presso gli e-commerce e ogni altro elemento indissolubilmente legato alla vita per così dire “digitale”.

Più che del web, si tratta soprattutto di una conseguenza determinata dall’utilizzo – e in taluni casi anche dall’abuso – degli smartphone, lo strumento che ha probabilmente rivoluzionato l’approccio tra la persona e la tecnologia, rendendola perciò democratica e alla portata di tutti.

Anche e soprattutto dei meno esperti. Ma quale è il destino di questi dati dopo la morte dell’utente? 

Cos’è l’eredità digitale

L’argomento è piuttosto complesso a tal punto da sfuggire alle rigide maglie del diritto. Una zona “d’ombra” nella quale resistono ancora antiche concezioni (come la ritualità del testamento e delle ultime volontà del de cuius) e su cui pure si innestano svariati ragionamenti da parte dei big della tecnologia, con approcci risolutivi in molti casi assai differenti, complice l’assenza di una specifica normativa di settore che faccia da orientamento e da guida. 

È stato frattanto coniato un termine – quello appunto di eredità digitale – con cui si identifica l’enorme quantità di dati che l’utente ha lasciato sul web durante il corso della sua vita: le password, i profili social, la posta elettronica, account relativi ai servizi cloud, giusto per citare quelli di più immediata comprensione.

Ma si potrebbe anche continuare con gli esempi e siamo certi che non basterebbe neppure un intero articolo per richiamarli integralmente.

La pronuncia del Tribunale di Milano

Apple è tra le ultime società tecnologiche ad aver preso posizione sul tema, introducendo delle specifiche novità a margine della presentazione del nuovo aggiornamento iOS 15. L’intervento della compagnia di Cupertino affonda le proprie radici da alcune pronunce che hanno probabilmente indotto Tim Cook e soci a far chiarezza (sia pure in modo parziale e con un approccio di compromesso) sull’argomento, alla stregua dei rivali Facebook e Google.

In Italia c’è un caso che ha toccato più di recente il tema dell’eredità digitale: si tratta della sentenza del Tribunale di Milano dello scorso 9 febbraio, con la quale i giudici hanno riconosciuto la sussistenza di un diritto dei superstiti all’ottenimento dei dati digitali appartenenti ad una persona deceduta e archiviati nelle piattaforme di cloud.

La pronuncia prende le mosse dal rifiuto opposto da Apple nei confronti dei genitori di un ragazzo venticinquenne prematuramente scomparso, che chiedevano di accedere all’account iCloud del figlio per poter prelevare foto, video e altri dati che potessero render viva la memoria di quest’ultimo. Il diniego, giustificato dal sodalizio di Cupertino per ragioni strettamente attinenti alla privacy, fece scattare un ricorso d’urgenza promosso dai genitori avverso Apple, costituitasi successivamente in giudizio e opponendo la sussistenza di alcune normative americane ricomprese nel cosiddetto “Electronic Communications Privacy Act”. 

I giudici riconobbero la sussistenza di un interesse legittimo in capo ai genitori e condannarono la società guidata da Tim Cook a sbloccare l’accesso all’account iCloud. Come si legge nelle motivazioni della sentenza, i giudici ritennero sostanzialmente inapplicabile la normativa americana a cui voleva invece rifarsi Apple, ma soprattutto evidenziarono la non estensibilità al caso di specie dell’art. 27 del GDPR Reg. UE 2016/679, giacché non compatibile con la specifica circostanza delle persone decedute. Una conferma ulteriore, se vogliamo, dell’assenza di una normativa specifica che faccia da pilastro portante sul tema dell’eredità digitale. 

Le novità di iOS 15 sulla questione dell’eredità digitale

E veniamo alle ultime novità disposte da Apple in tema di eredità digitale. Il meccanismo cardine verte sul cosiddetto “Digital Legacy”, vale a dire un programma che – una volta rilasciato il nuovo aggiornamento iOS 15 – permetterà all’utente di poter abilitare alcuni account email al recupero dei dati ospitati su iCloud.

L’accesso non sarà ovviamente immediato, essendo piuttosto subordinato alla morte della persona titolare del profilo iCloud. E al fine di una maggior trasparenza, chi ha ottenuto l’abilitazione dovrà comunque esibire una prova giuridica del decesso dell’utente, vale a dire un certificato di morte. 

Il login – che avverrà tramite un apposito codice QR che sarà incorporato su iCloud con l’uscita di iOS 15 – permetterà inoltre di recuperare unicamente le informazioni conglobate dentro la piattaforma di archiviazione online di Apple, come le foto, i video, i backup, i contatti e le app memorizzate.

Diverso è invece il discorso dei dati conservati dentro allo smartphone, così come le informazioni di login contenute dentro al servizio “Portachiavi” e quelle relative alle modalità di pagamento: per quest’ultime non varranno infatti le indicazioni del “Digital Legacy”, con la conseguenza di non poter accedere ai dati dell’iPhone laddove protetto da un codice di sblocco (ne sa qualcosa l’FBI).

L'esigenza di una normativa specifica

La strada perseguita da Apple in materia di eredità digitale sembra insomma adeguarsi alle indicazioni della ricordata sentenza del Tribunale di Milano, che aveva riconosciuto – e di riflesso mediato le esigenze di privacy avanzate da Cupertino – l’esistenza di un interesse legittimo dei superstiti determinato da ragioni familiari meritevoli di protezione, come il recupero delle foto e dei video delle persone care scomparse, così da render vivo il ricordo di quest’ultime. 

Apple segue dunque una strada di compromesso tra la privacy – che viene comunque garantita e in taluni casi resa ancor preponderante e invalicabile, come nel caso dell’impossibilità di accedere all’iPhone in assenza di un codice di sblocco – e la libertà di poter scegliere le persone alle quali affidare i nostri ricordi.

Il tema è ancora lungi dall’essere definito e lo dimostrano gli svariati dati che dovrebbero ingrossare il concetto di eredità digitale, ma che invece sfuggono dalle scelte di Apple. La predisposizione di una specifica normativa di settore, puntuale e uguale per tutti, potrebbe far chiarezza sugli attuali punti rimasti oscuri. E questo non vale soltanto per il sodalizio di Cupertino, ma per tutti i giganti del settore che non hanno ancora preso posizione su una questione che invece merita di essere attenzionata.

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