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La nuova privacy policy di WhatsApp è illegale in Germania (aggiornato)

In Germania stanno indagando in merito e per ora vogliono fermare le nuove regole in vigore da metà maggio
La nuova privacy policy di WhatsApp è illegale in Germania (aggiornato)
Nicola Ligas
Nicola Ligas
Aggiornamenti

Le polemiche in seguito alla condivisione di dati tra WhatsApp e Facebook, annunciata un paio di mesi fa, non accennano a placarsi, e quelle di cui parliamo oggi sono polemiche "serie". In Germania infatti è stato aperto un procedimento per fermare l'aggiornamento privacy policy di WhatsApp, almeno finché non saranno condotti ulteriori approfondimenti in merito, per essere sicuri che non ci sia uno "sfruttamento abusivo del potere di (detti) dati".

Non è certo la prima, e probabilmente non sarà nemmeno l'ultima, volta che ci sono state rimostranze in merito, e se inizialmente Facebook aveva solo rinviato l'introduzione delle nuove regole per dare tempo agli utenti di essere informati a dovere, la data del 15 maggio si fa sempre più vicina, e con essa probabilmente la fiamma della discussione tornerà a riaccendersi.

In base a quanto dichiarato in precedenza da WhatsApp infatti, la nuova condivisione di dati non riguarda le ordinarie conversazioni, ma piuttosto servirebbe ad abilitare nuove funzioni per interagire con gli account business.

Sembra che WhatsApp voglia abilitare una sorta di supporto clienti o anche di esperienze commerciali, forse in modo affine a quanto già fa Apple. Vedremo però se l'ente regolatore tedesco giungerà o meno alle stesse conclusioni, e se e come queste si ripercuoteranno sull'entrata in vigore delle policy di WhatsApp anche altrove.

Aggiornamento 11/05/2021

Dopo quanto riportato precedentemente in data 13 aprile, il capo dell'autorità per la privacy di Amburgo, Johannes Casper, ha dichiarato quest'oggi che i nuovi termini di servizio di WhatsApp sono eccessivamente vaghi, incoerenti e non trasparenti, e di conseguenza ha ordinato a Facebook di smettere di raccogliere dati dagli utenti WhatsApp in Germania, emanando un ban di tre mesi "di emergenza" sulla raccolta dati ed invitando la UE a prendere i medesimi provvedimenti per tutti i paesi membri.

Facebook ha replicato che le conclusioni di Caspar sono "sbagliate e basate su una fondamentale incomprensione" ma che non fermeranno il roll-out dei nuovi termini. Staremo a vedere come andranno le cose nel corso dei prossimi mesi: per adesso non ci saranno conseguenze per chi non accetterà le nuove regole, ma la cosa non durerà per sempre. Intanto abbiamo aggiornato di conseguenza il titolo dell'articolo.

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