“Android invia a Google 20 volte più dati di un iPhone ad Apple”, ma BigG non è d’accordo (foto)

Vincenzo Ronca

I sistemi operativi per smartphone più diffusi al mondo arrivano essenzialmente da due giganti: Apple e Google. È abbastanza risaputo che l’iOS di Apple ha un particolare focus sulla privacy dei suoi utenti, rispetto ad Android. Uno studio di ricercatori del Trinity College irlandese ha cercato di quantificare questo gap, e anche fornire un’indicazione di quanto i nostri dati vengono condivisi con i due colossi tecnologici quando usiamo i loro servizi.

I risultati dello studio sono molto interessanti e sicuramente sorgenti di discussioni. In generale, è stato rilevato che sia Android che iOS comunicano continuamente con i server di Google e Apple rispettivamente. Questa comunicazione prevede l’invio di dati in diverse occasioni, anche in quelle meno intuibili: ad esempio quando si inserisce la SIM, quando il dispositivo è in standby oppure quando l’utente sta effettuando la configurazione iniziale del dispositivo.

Questo invio di dati non avviene soltanto dopo che l’utente accede ai servizi dei due colossi, ma anche grazie alle app che arrivano preinstallate sui dispositivi iOS e Android. In particolare, iOS raccoglie la maggior parte dei dati da app e servizi come Siri, Safari e iCloud, mentre Android preferisce Chrome, YouTube, Google Docs, Safetyhub, Google Messenger, l’orologio del dispositivo e la barra di ricerca Google.

È andando però a quantificare i dati inviati che emergono le differenze importanti tra Android e iOS: i ricercatori hanno trovato che all’avvio del dispositivo Android raccoglie circa 1 MB di dati, mentre iOS solo 42 kB. Per ogni utente con dispositivo in standby, Google raccoglie circa 1 MB ogni 12 ore, mentre Apple si ferma a circa 52 kB ogni 12 ore. È stato stimato che Google raccolga 1,3 TB di dati dagli utenti statunitensi ogni 12 ore, mentre Apple raccoglie circa 5,8 GB. Andando a considerare il singolo utente, Android raccoglie una mole di dati 20 volte superiore a quanto fa iOS.

Sia Google che Apple hanno contestato i risultati presentati. Secondo BigG, le metodologie usate per misurare i quantitativi di dati condivisi hanno coinvolto anche i dati inviati per il corretto funzionamento dei dispositivi e per garantire gli standard di sicurezza. Inoltre, Google ha riferito che i metodi per quantificare i dati raccolti da parte di Apple non avrebbero considerato alcune tipologie di dati che il colosso di Cupertino raccoglie dai suoi utenti. Apple ha invece affermato che alcuni dei dati raccolti non permettono di identificare la posizione degli utenti, ribandendo la trasparenza in merito alla raccolta dati adottata da sempre da Apple.

Lo studio è molto dettagliato e tecnico, pertanto vi suggeriamo di leggere il paper completo, disponibile a questo indirizzo, per maggiori dettagli e per pesare anche i commenti forniti da Apple e Google.

Via: Ars Technica