Lo smartphone è fra le principali cause dei disturbi del sonno in Italia

Lorenzo Delli Non una grande sorpresa.

I dati pubblicati da Philips in occasione della Giornata Mondiale del Sonno parlano chiaro: la qualità del sonno in Italia sta peggiorando. Quanto vi stiamo per dire è prevalentemente legato agli smartphone, ma tra le cause di questo peggioramento ci sono anche stress, timori legati alla pandemia e problemi finanziari. I dispositivi mobili non fanno altro che acuire la situazione.

Un italiano su due, secondo la ricerca, non è soddisfatto del proprio sonno e si sveglia almeno una volta per notte. Come dicevamo, utilizzare lo smartphone prima di dormire certo non aiuta: tra gli intervistati italiani, ben l’84% lo usano a letto, più della media globale pari al 75%.

Tra i contenuti maggiormente consultati ci sono ovviamente i social network al 70%, le app di messaggistica al 41% e le news al 32%. Non è un caso che la maggior parte degli smartphone abbiano oramai a disposizione vari sistemi per la regolazione dell’illuminazione così detta “notturna” che vanno a modificare i colori e il livello di luminosità per affaticare meno gli occhi.

Se non altro nell’ultimo anno lo smartphone è stato usato anche per cercare maggiormente suggerimenti sul sonno e su come migliorarlo. Del campione di persone intervistato per la ricerca, poco più del 30% ha cercato informazioni sul tema sia su siti specializzati che sui motori di ricerca. Nel caso voleste approfondire ulteriormente, dopo le due infografiche trovate anche il comunicato stampa diramato da Philips sull’argomento.

Philips presenta il World Sleep Study 2021

Per 7 italiani su 10 almeno un nuovo disturbo del sonno da inizio della pandemia

Un italiano su 2 non può dirsi soddisfatto del proprio sonno.
A rovinare il riposo, stress, timori legati alla pandemia, problemi finanziari e l’immancabile smartphone utilizzato quando si è a letto
L’impatto negativo sulla qualità del sonno più marcato tra le donne (50% Vs 41%)
Il 51% di chi soffre di apnee notturne è interessato a sperimentare soluzioni di telemedicina

Milano 22 marzo 2021 – Un italiano su due non si dice soddisfatto del proprio sonno e si sveglia almeno una volta a notte. Il 70% dei nostri connazionali ha sviluppato almeno un nuovo disturbo dall’inizio della pandemia.

In occasione della Giornata Mondiale del Sonno, Philips ha pubblicato i dati emersi dal World Sleep Study 2021, sesta edizione della ricerca annuale realizzata e promossa da Philips – leader globale nel settore dell’Health Technology- per rilevare atteggiamenti, percezioni e comportamenti relativi al sonno in 13 paesi del mondo, Italia compresa con un campione di 1000 persone.

I risultati rivelano quanto la pandemia abbia inciso sulla capacità di dormire bene del 46% degli italiani, con maggiore impatto sulle donne (50%)ii: un dato significativamente superiore al 37% della media globale. Ancor più marcata la differenza se si guarda all’impatto relativo allo stress, che con il 41% rimane il primo fattore a rovinare il sonno, molto più nettamente di quanto rilevato sul campione totale (24%). Ed è proprio la pandemia la prima causa di questo stress per il 60% degli italiani, dato che invece scende al 47% su scala globale, dove sono i problemi finanziari a preoccupare più di ogni altra cosa.

A letto con lo smartphone

A innescare questo circolo vizioso tra Covid-19, stress e scarsa qualità del sonno contribuisce senza dubbio anche la cattiva abitudine di utilizzare a letto il proprio smartphone: un rito al quale non si sottrae ben l’84% degli italiani (Vs 75% globale). Per il 42% del campione dare uno sguardo allo smartphone è addirittura l’ultimo gesto prima di addormentarsi. Guardiamo in primis i social (70%), ci scambiamo messaggi (41%) e leggiamo le news (32%): non certo il miglior viatico per una buona notte di riposo.

Guardare la tv (43%) rimane al primo posto tra le strategie che utilizziamo per cercare di dormire meglio, mentre metodi più avanzati come strumenti per monitorare il sonno sono utilizzati ancora da pochi (7%), come pochi sono ancora quanti hanno approfondito i disturbi del sonno facendo almeno una volta un test per le apnee notturne (9%) (www.philips.it/quizapnea).

“Da anni Philips è impegnata in campagne di sensibilizzazione e nello sviluppo di soluzioni per la salute del sonno, con particolare attenzione alla sindrome delle apnee ostruttive (OSAS), patologia che colpisce circa il 10% della popolazione italiana adultaiii, ha commentato Massimo Angileri, Connected Care Business Marketing & Sales Leader Philips Italia, Israele e Grecia. “Oggi, il crescente portafoglio di soluzioni Philips dedicato a questo tipo di disturbi risolve collettivamente oltre l’80% dei problemi notiiv, ma rimane fondamentale agire, non sottovalutare quei sintomi, apparentemente banali, che possono sfociare in patologie che, se non diagnosticate e trattate, possono avere conseguenze anche gravi sulla qualità della nostra vita”.

Per fortuna, oltre che per rovinare il nostro riposo, usiamo gli smartphone e la rete anche per trovare suggerimenti sul sonno e su come migliorarlo, visto che nell’ultimo anno circa un terzo del campione ha cercato informazioni sul tema sia sui motori di ricerca (31%) sia sui siti specializzati (32%).

La pandemia ha poi dato una spinta alla telemedicina. Praticamente la metà di chi ha usufruito di un servizio da remoto lo ha fatto per la prima volta durante l’ultimo anno, e oggi il 35% degli italiani si dice interessato a usufruire della telemedicina per affrontare problemi legati al sonno. Un dato che sale addirittura al 51% tra chi soffre di apnee notturne.

La pandemia colpisce anche l’utilizzo delle CPAP

I pazienti con apnee notturne hanno risentito non poco dell’impatto della pandemia, specie sul versante della terapia. La propensione all’utilizzo della CPAP (ventilazione meccanica a pressione positiva continua) è scesa sensibilmente a livello globale (18% Vs 2020: 36%), e il 72% tra coloro che hanno riferito di aver interrotto la terapia ha citato un motivo correlato al COVID-19, che spazia dalle difficoltà finanziarie (55%) all’accesso limitato alle forniture (44%).

Il dato più preoccupante, tuttavia, rimane quello legato alla mancata prescrizione, visto che al 57% di coloro che convivono con le apnee notturne non sono mai state prescritte terapie CPAP.