La pubblicità arriva su Telegram, ma la maggior parte degli utenti non dovrebbe accorgersene: parola di Durov

Nicola Ligas -

Pavel Durov (leggete qui se voleste saperne di più su di lui), il fondatore di Telegram, ha appena pubblicato un interessante post riguardo il futuro dell’app stessa.

Telegram si avvicina infatti ai 500 milioni di utenti attivi, e con il miliardo in testa come traguardo, Durov sa anche di non poter continuare a sovvenzionare personalmente l’app, come fatto in buona parte finora (per un progetto di questa portata ci vogliono centinaia di milioni di dollari l’anno per andare avanti).

No, questo non è l’annuncio della vendita di Telegram. Durov è molto chiaro al riguardo: “non venderemo l’azienda come hanno fatto i fondatori di WhatsApp“. Telegram rimarrà indipendente e continuerà a perseguire la perfezione e l’integrità; cose che sono impossibili da ottenere se fai parte di una società (parola di Durov).

C’è un altro punto sul quale Durov insiste: Telegram non andrà da nessuna parte. Non è un progetto destinato a morire, anzi è appena agli inizi del suo viaggio.

Tutti nobili ideali quindi, ma il problema di fondo rimane: come sarà finanziata Telegram d’ora in poi? E nonostante i buoni propositi espressi finora, qui le cose si fanno un po’ più nebulose.

Telegram inizierà a generare ricavi, a partire dal prossimo anno“. In che modo? Durov non lo dice proprio esplicitamente, ma è piuttosto chiaro che si parli di pubblicità, che sarà introdotta in maniera non intrusiva, al punto che la maggior parte degli utenti non noteranno nemmeno alcun cambiamento. Tutte le parti di Telegram (chat private e gruppi) dedicate alla messaggistica rimarranno ad-free.

Telegram introdurrà però una sua personale piattaforma per gestire la pubblicità, che sarà utilizzabile nei canali pubblici, laddove adesso molti proprietari di tali canali già mostrano pubblicità, a volte con sistemi di terze parti e post intrusivi che sembrano regolari messaggi. Tutto ciò cambierà perché il sistema nativo di Telegram sarà user-friendly e rispettoso della privacy. Si tratta in parte di un qui pro quo: se Telegram inizierà a generare introiti tramite il suo sistema pubblicitario, ne beneficeranno anche i proprietari di detti canali, o se per esempio ci saranno degli sticker premium l’artista che li ha realizzati sarà ovviamente ricompensato

Le funzionalità attuali di Telegram, che è sempre stata gratuita, continueranno a restare tali, e Telegram di per sé sarà sempre gratis ma saranno aggiunte anche nuove funzioni per “business teams o power users“, ed alcune di queste saranno a pagamento.

Tanti buoni propositi insomma, con un’unica possibile ombra all’orizzonte: i conti dovranno tornare. Le intenzioni di Durov sono buone e legittime, ma bisogna che Telegram inizi davvero a generare quelle centinaia di milioni di dollari l’anno, e se i sistemi propositi non dovessero essere efficaci potrebbe essere un problema, su molti livelli. Ma di questo riparleremo il prossimo anno, sperando di portarvi solo buone notizie.