Il contact tracing è il miglior alleato per arginare i contagi: Oxford ne è sicura

Federica Papagni

Che non fosse vero che per essere realmente utile l’app Immuni dovrebbe essere scaricata dal 60% della popolazione, già lo avevamo sottolineato. A conferma di ciò arriva un nuovo lavoro dell’Università di Oxford, che insieme a Google ha condotto uno studio volto a dimostrare come i sistemi di contact tracing possono essere importanti e fondamentali per limitare la diffusione del COVID-19, per ridurre la possibilità di applicazione di misure di quarantena e, quindi più ampiamente, per salvare molte vite umane, anche se ad averli è un piccolo numero di cittadini (il 15%).

Lo studio è basato sullo stato dell’epidemia nello Stato di Washington e analizza il potenziale contributo delle notifiche di esposizione al virus per la riduzione dei contagi, delle morti e della quarantena nelle sue tre contee più grandi. Inoltre, pone l’accento sul fatto che tanto più sono le persone che abilitano il tracciamento digitale dei contatti, come quello fondato su Google e sull’Exposure Notification System (Ens) di Apple, tanto più alta è la possibilità di controllare l’epidemia.

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Christophe Fraser, co-autore principale dello studio e leader del gruppo in Pathogen Dynamics presso il Nuffield Department of Medicine dell’Università di Oxford, nel suo intervento ha sottolineato esattamente questo aspetto e inoltre ha aggiunto che nello Stato di Washington un sistema di contact tracing manuale ben realizzato unito a uno per le notifiche dell’esposizione, può ridurre le infezioni fino al 15% e le morti fino all’11%.

In Italia attualmente l’app Immuni è stata scaricata da circa il 13% degli italiani e a vallo di quanto detto in questo articolo non possiamo che rinnovare la raccomandazione di installarla sui vostri dispositivi, dal momento che, senza andare a costituire una minaccia per la privacy, è il modo più veloce per venire a sapere se siamo entrati in contatto con una persona che ha contratto il virus.

Via: CorCom