Le app di contact tracing nel mondo: australiani e turchi i più virtuosi, non gli italiani (foto)

Vincenzo Ronca

La pandemia di COVID-19 ha portato alla ribalta una tipologia di app che mai avevamo usato prima: le app di contact tracing, quella che in Italia è rappresentata da Immuni. Abbiamo parlato a lungo del loro funzionamento, utilità e implementazione tecnica. Oggi parliamo della loro diffusione nel mondo.

È passato ormai più di un mese dall’introduzione ufficiale di Immuni in Italia e grazie al report presentato da Sensor Tower possiamo tirare le prime somme: l’app di contact tracing italiana è stata installata dal 7,2% della popolazione di età maggiore ai 14 anni (ovvero la popolazione ammessa all’uso dell’app). Il dato è sicuramente poco confortante per l’utilità dell’app stessa, la quale è proporzionale al numero di utenti. La media mondiale, elaborata da Sensor Tower si aggira al 9%.

Ovviamente c’è chi nel mondo ha preso più in considerazione le app di contact tracing rispetto a noi italiani: l’Australia può contare su una percentuale del 21,6% d’installazioni, la più alta tra i paesi analizzati nel report, seguita dalla Turchia (17,3%) e Germania (14,4%). Gli italiani non sono comunque fanalino di coda: i francesi si sono fermati al 3%, e Filippine non sono nemmeno arrivate al punto percentuale di installazioni. Bisogna comunque precisare che le app di contact tracing sono state lanciate in momenti diversi nei vari paesi, in Australia ad esempio è arrivata a fine aprile.

Andando ad analizzare la diffusione delle app di contact tracing per numero di download troviamo che l’India, con i suoi 127 milioni di installazioni, detiene il primato largamente. Seguono Turchia e Germania a rispettivamente 11 e 10,4 milioni di download.

Al momento del lancio di Immuni si è affrontato il tema dell’utilità dell’app in rapporto alla sua diffusione: secondo il famoso studio dell’università di Oxford, sarebbe necessario che il 60% della popolazione installasse l’app. In tutti i paesi analizzati siamo lontani da questo obiettivo. Tuttavia, la dottoressa Amesh Adalja, della Johns Hopkins University, afferma che non esiste un’esatta percentuale di diffusione per confermarne l’utilità: le percentuali di diffusione non prendono in considerazione la densità delle installazioni sul territorio. Secondo la dottoressa, il contact tracing può in ogni caso essere d’aiuto, anche se in minima parte, alle autorità sanitarie per contenere il contagio.

Fonte: Sensor Tower