Immuni è sicura e rispettosa della privacy anche lato server, parola di sviluppatori esterni al progetto

Edoardo Carlo Ceretti

Se da una parte proseguono le discussioni politiche sull’app Immuni, il dibattito in seno alla comunità degli sviluppatori in merito alla questione puramente tecnica e del trattamento dei dati sta fugando via via ogni dubbio: l’app è stata realizzata con tutti i crismi e non presta il fianco a criticità tali da sollevare reali preoccupazioni circa la sicurezza e la privacy degli utenti che la utilizzeranno. Nemmeno lato server.

I colleghi di Dday hanno infatti contattato diversi sviluppatori italiani – rimasti anonimi, per evitare strumentalizzazioni politiche – che hanno analizzato nel dettaglio l’app sulla base delle loro competenze e il giudizio è stato pressoché unanime: difficilmente si sarebbe potuto fare un lavoro più accurato.

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Anche i dati che transitano sui server risultano a prova di privacy, grazie ad una serie di accorgimenti messi in atto dagli sviluppatori dell’app (la software house italiana Bending Spoons): Immuni infatti, invia al server un connubio di dati reali e dati finti, mescolati fra loro, per aumentare considerevolmente il livello di sicurezza. Inoltre, gli unici dati memorizzati sono quelli epidemiologici e le chiavi, i quali comunque non permangono sui server per più di 14 giorni.

Potete approfondire l’analisi, con dati tecnici più puntuali, nell’articolo originale, ma il succo della questione è che Immuni è quanto di meglio si potesse realizzare per aiutare a contrastare una nuova diffusione dell’epidemia, senza a scendere a compromessi in sicurezza e privacy delle persone.