Il limite ai messaggi inoltrati imposto da Whatsapp sta dando i suoi primi, notevoli frutti

Giovanni Bortolan -

Sembra che le recenti limitazioni che hanno coinvolto l’inoltro dei messaggi su Whatsapp stiano iniziando a portare i loro frutti. Introdotti a livello globale ad inizio del mese, questi limiti sono stati appositamente pensati per mettere un freno alla diffusione delle catene e delle fake news, limitando il numero massimo di utenti a cui inoltrare un messaggio ricevuto a propria volta da un’altra persona.

Tramite questo stratagemma il tasso di diffusione è diminuito di un impressionante -70% a livello globale, il tutto solamente in pochissime settimane. Come dichiarato da dei portavoce del servizio, lo scopo principale della piattaforma è quella di costituire uno strumento per conversare in maniera privata all’interno del quale, proprio per questi presupposti, stonerebbero troppo la presenza di troppi messaggi virali.

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Ma i benefici non si limitano solo a questo. In un periodo storico in cui la diffusione di notizie false o lesive è pratica estremamente diffusa ogni strumento volto ad arginare tale fenomeno è importante. Non è un caso che l’India, uno dei territori in cui Whatsapp è più utilizzato, abbia chiesto a Facebook una mano per porre freno alle informazioni fuorvianti in ambito sanitario riguardanti il coronavirus.

Aggiornamento

Abbiamo parlato della notizia anche nel nostro podcast, SmartWorld News

Ascolta “27/04 – Limiti di inoltro di WhatsApp, antivirus e deepfake” su Spreaker.

Fonte: Techcrunch
  • Psyco98

    Il sogno sarebbe un bot che rispondesse in automatico alle catene con “prima di inoltrare chiedi la fonte, cera conferme e se non vengono da fonti affidabili considera il messaggio come spazzatura e chi lo ha inoltrato come una persona da educare sulla condivisione di notizie”. Però una roba del genere manco su telegram…
    Intanto quel -70% è un risultato incredibile, anche se per adesso relativo solamente a whatsapp

    • Simone Dal Ben

      E le fonti affidabili?
      Chi le decide?

      • Psyco98

        Articoli con peer review linkati in fondo all’articolo e contenuto non sensazionalizzato dall’autore per qualsiasi testata generalista, riviste specialistiche della materia in questione o generaliste contenute in un pool sufficientemente affidabile (come Nature, Lancet o in italia Le Scienze e Internazionale). Prendono cantonate anche loro, ma per ovvie ragioni molto più raramente di quanto potrebbe fare un giornale come il Corriere o Repubblica, che appena si mettono a parlare di qualcosa un minimo specifico è il cringe fatto articolo.

        O sennò versione tarocca per parole chiave: se vedo in una stessa pagina più di due volte il termine “bio” ci saranno dentro tutte le buone intenzioni che vogliono, ma il più delle volte posso dare per buono che l’attendibilità scientifica sia praticamente nulla. Idem se qualcuno utilizza “chimico” come aggettivo a sproposito, ma in questo caso c’è come bonus una grossa dose di ignoranza in più.

        • Daniele Manca

          Ma quante caxxate scrivi fratello? Curati, con affetto.

          • Psyco98

            Se non senti il bisogno di una roba del genere non posso che invidiare la fortuna che hai avuto a non avere parenti complottari a cui devi fare il debunking su ogni singola cazzata perché sennò continuano a dire “eh, ma potrebbe anche essere”

  • Alfonso Cuomo

    Per eliminare le fake news bisogna censurare i media nazionali e il governo. Siete penosi. Tanto si va tutti su Telegram.