Luci e (molte) ombre sugli operatori italiani nell’ultimo report di Altroconsumo

Giovanni Bortolan

Ciò che più questo periodo ha messo in luce lasciando preterire i contesti sociali e politici, nei quali non è opportuno addentrarsi in questo luogo è l’importanza della copertura e della qualità della rete internet, sia essa mobile o fissa. La necessità di lavorare da casa (il cosiddetto smart working) ha infatti evidenziato i punti deboli e i punti forti della situazione attuale italiana dal punto di vista della connessione al mondo digitale. La più recente richiesta da parte del Governo di potenziare le infrastrutture si inserisce in una dinamica di miglioramento già attuata da tempo da parte di molti fornitori, ma ci sono numerosi punti oscuri in questa vicenda.

Non è certo un mistero il fatto che sovente l’utente subisca dei veri e propri atti scorretti da parte degli operatori, e l’ultimo report di Altroconsumo (in uscita sull’Altroconsumo Inchieste di aprile 2020, gratuito) conferma e approfondisce tale argomento. Da un controllo bilaterale effettuato sia in loco nei punti vendita che nei test di copertura è emerso che le compagnie con il miglior punteggio sulla qualità di rete adottano i comportamenti più scorretti negli store ufficiali e nelle rivenditorie, mentre il punteggio più alto nei comportamenti in negozio viene dato alle ultime posizioni nella classifica sulla copertura.

Tutto ciò comporta, nemmeno a dirlo, una grande difficoltà da parte del cliente medio nella fase di scelta. Parlando di cifre, rispetto allo scorso anno tutte le compagnie hanno migliorato le prestazioni, in particolare Iliad e WindTre (+70%). Il primo posto del podio è però occupato da Vodafone, seguita da TIM. Per quanto riguarda gli operatori MVNO (altresì detti operatori virtuali) il test palesa delle performance di rete mediamente peggiori rispetto ai gestori di rete ai quali i primi si appoggiano, con una sorprendente variabilità tra operatori virtuali diversi appoggiati alla medesima rete.

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Il test in loco nei negozi ha invece coivolto sei città: Roma, Milano, Torino, Padova, Napoli e Palermo, per un totale di 180 punti vendita. I punti presi in esame riguardano la qualità delle informazioni, il tipo di profilazione del cliente ed il processo di attivazione. Come facilmente immaginabile il punto più fumoso è sempre stato quello riguardante i costi di attivazione delle offerte, dove ben il 60% dei negozi non riesce a quantificarli in maniera corretta. Nonostante i miglioramenti rispetto all’indagine condotta lo scorso anno si riscontra nuovamente una cattiva informazione relativa alle penali. Considerando tutte le varie valutazioni dell’inchiesta, si conferma la tendenza da parte dei leader di mercato TIM e Vodafone – ad avere una rete di vendita poco trasparente.