Safari riceve dati da Tencent, non li invia: la replica di Apple in merito alla vicenda (aggiornato)

Enrico Paccusse - Inizialmente riservata solo al pubblico cinese, questa novità sembra ormai riguardare una più ampia platea. Ma si può disattivare

È da tempo che Apple invia tramite Safari alcuni dati a Google Safe Browsing per proteggere gli utenti da possibile malintenzionati (se hanno attiva la funzione Fraudulent Website Warning).

Ora però gli utenti si sono accorti di una nuova comparsa nelle condizioni d’uso di Safari (foto in allegato), ovvero Tencent Safe Browsing, la controparte cinese che pare ricevere, da iOS 13 in su, alcuni dati di navigazione degli utenti.

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Visto il periodo particolarmente teso tra le due nazioni, capirete che la notizia non rende di certo felice il pubblico americano, vista e considerata la vicinanza di Tencent con il governo cinese. Per fortuna però si può disattivare questo tipo di funzionalità in qualsiasi momento, tramite le impostazioni di Safari.

Aggiornamento15/10/2019

Apple ha rilasciato una dichiarazione in merito, che riportiamo sotto.

Apple protects user privacy and safeguards your data with Safari Fraudulent Website Warning, a security feature that flags websites known to be malicious in nature. When the feature is enabled, Safari checks the website URL against lists of known websites and displays a warning if the URL the user is visiting is suspected of fraudulent conduct like phishing. To accomplish this task, Safari receives a list of websites known to be malicious from Google, and for devices with their region code set to mainland China, it receives a list from Tencent.  The actual URL of a website you visit is never shared with a safe browsing provider and the feature can be turned off.

Apple chiarisce insomma che più che essere stati inviati, i dati sono stati ricevuti da Tencent, al fine di proteggere la navigazione degli utenti. Su questo punto Apple è molto chiara: il vero e proprio indirizzo di un sito visitato dall’utente non è mai stato condiviso con alcun provider di safe browsing. Nessuna ragione quindi di allarmarsi. Di conseguenza abbiamo corretto il titolo dell’articolo.

Via: Engadget