Apple ha modificato l’App Store per farsi da parte e aiutare gli sviluppatori

Matteo Bottin

Spesso, quando si usa una piattaforma, si tende ad utilizzare le app native della piattaforma stessa, è normale. Usando Android, per esempio, si tende ad usare i servizi Google. Questa cosa però non ha fatto bene all’App Store: le app di Apple sono usate talmente tanto che “oscurano” quelle di terze parti. Apple, però, è un “gigante buono” e ha modificato l’App Store per risolvere questo problema.

Il problema risiedeva proprio nell’algoritmo di ricerca: anche se alcune app di Apple erano solo “simili” a ciò che si stava cercando, la loro popolarità le faceva schizzare ai primi posti dei risultati, andando ad oscurare le app più pertinenti. Ed è proprio così che l’algoritmo doveva funzionare (Phil Schiller: “This wasn’t a mistake“).

Ora Apple ha modificato manualmente alcuni risultati di ricerca per “spingere in basso” le proprie app, ma non tutti sono ancora felici: per fare un esempio, Spotify era 23esimo nella lista dei risultati della ricerca “musica”. Giusto per dirne un altro, l’app per podcast Stitcher ha segnalato che la chiave di ricerca “podcast” non è nemmeno considerabile una fonte di download dall’App Store.

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Insomma, secondo molti l’algoritmo non funziona a dovere. Per questo, la Corte Suprema statunitense ha permesso una causa per abuso di monopolio ai danni di Apple.

Via: EngadgetFonte: New York Times