Che senso ha la privacy di iOS se la maggior parte delle app utilizza tracker nascosti?

Se lo sono chiesti due giornalisti del Wall Street Journal, che hanno analizzato alcune delle più famose app iOS e hanno scoperto che quasi tutte inviano dati all'esterno senza informare l'utente.
Che senso ha la privacy di iOS se la maggior parte delle app utilizza tracker nascosti?
Giuseppe Tripodi
Giuseppe Tripodi

La privacy è diventato uno dei cavalli di battaglia di Apple: la società della mela ha puntato molto sulla segretezza dei dati personali, limitando fortemente la possibilità di profilare l'utente (ad esempio tramite il blocco dei tracker su Safari). Tuttavia, proprio per ragioni di privacy, l'azienda non controlla cosa gli utenti condividono con un'applicazione e quali dati vengono tramsessi dai software di terze parti installati, e questo potrebbe vanificare gli sforzi di Apple nel tutelare le informazioni personali.

Non è la prima volta che questioni del genere saltano fuori (in passato Apple ha minacciato di eliminare le app incriminate), ma si torna a parlare di app e privacy per via di un articolo del Wall Street Journal. Due giornalisti del famoso quotidiano statunitense, dopo aver notato che Curious World (un'app per bambini basata sul personaggio di Curious George) inviava a Facebook informazioni relative ai giovanissimi utenti che usano l'app (incluso nome ed età), hanno cercato di capire quanto questa pratica fosse comune.

Analizzando le 80 app iOS promosse su App Store nella sezione "App che amiamo", hanno riscontrato che 79 di queste presentano un qualche tipo di tracker di terze parti che raccoglie informazioni personali. In media, ognuna delle app analizzate include 4 tracker, che invia dati a Facebook (anche se non siete iscritti), Google, o altre società che si occupano di profilazione e pubblicità.

IL CEO di Curious World, al quale i giornalisti hanno chiesto spiegazioni, ha riferito che né la sua azienda né Facebook utilizzano le informazioni raccolte e che il tracciamento non era una fuzione prevista, imputanto la raccolta dei dati ad un rogue code.

Ma il punto è che non si tratta di casi isolati: come specificato dai giornalisti del Journal, il problema non è solo delle app iOS (anzi) e non è solo relativo ai software analizzati. È un comportamento comune, che coinvolge praticamente quasi tutti i software sviluppati su tutte le piattaforme.

D'altra parte, sembra che qualcosa in merito potrebbe cambiare proprio oggi, almeno per i più piccoli: secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, al WWDC di oggi Apple potrebbe annunciare nuove regole per la pubblicazione di app nella categoria Kids, tra cui la limitazione di tracker di terze parti.

Via: PhoneArena

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