Siete sempre stanchi e poco concentrati? La colpa è (anche) dello smartphone

Giuseppe Tripodi

Lo abbiamo sperimentato tutti: andiamo a letto stanchi, convinti di addormentarci subito. Poi prendiamo in mano lo smartphone, un attimo solo per controllare una cosa su Facebook. Poi vediamo la foto di quel vecchio amico e apriamo il profilo per scoprire cosa fa ora. Sul suo profilo vediamo una foto di Matrix, apriamo Wikipedia e, dopo alcune ore, stiamo collezionando foto che dimostrano che Keanu Reeves è immortale.

Insomma, non è certo un segreto che lo smartphone rappresenti una delle principali fonti di distrazione e che, se utilizzato prima di andare a dormire, peggiori anche la qualità del sonno. I dispositivi mobili possono causare dipendenza (con astinenza simile alle droghe!) ed esiste anche una parola che indica specificatamente quando lo smartphone interrompe le nostre abitudini sociali: technoference. Questo termine viene utilizzato per riferirsi ai casi in cui lo smartphone finisce per avere una priorità maggiore rispetto ad aspetti fondamentali della vita, come la relazione con il proprio partner, il lavoro, il sonno, e così via.

Secondo uno studio pubblicato dai ricercatori della Queensland University of Technology, la technoference è aumentata moltissimo negli ultimi 13 anni. L’Università in questione – che aveva già condotto uno studio simile nel 2005 – nel corso del 2018 ha intervistato 709 utenti di età compresa tra i 18 e gli 83 anni, ponendo domande molto simili a quelle proposte 13 anni prima.

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Dalle risposte al questionario viene fuori il 19,5% di donne e l’11,8% di uomini perdono ore di sonno a causa del tempo passato allo smartphone a letto (nel 2005, le cifre erano 2,3% per le donne e  3,2% per gli uomini). Sia uomini che donne (rispettivamente 12,6% e 14%) sostengono che la loro produttività è diminuita per via delle ore passate al telefono (nel 2005 le cifre erano intorno al 3%) e più della metà (51,4%) dei giovani tra i 18 e i 25 anni sostiene che ci sono momenti in cui preferirebbero stare allo smartphone che affrontare questioni impellenti.

In generale, lo studio conferma quel che tutti noi sappiamo, in fondo: lo smartphone è uno strumento potentissimo, ma è molto facile esserne soggiogati, al punto da sacrificare parti fondamentali della nostra vita (come il sonno o le relaizoni umane) per stare cinque minuti in più su Facebook. Inutile precisare che una chiacchierata con un amico varrà sempre infinitamente di più di uno scrolling compulsivo su qualche social network.

Via: CNET
  • Aaron Kimball

    Riassunto di questa notizia:
    Keanu Reeves è immortale.

  • L0RE15

    “lo smartphone è uno strumento potentissimo, ma è molto facile esserne soggiogati, al punto da sacrificare parti fondamentali della nostra vita (come il sonno o le relazioni umane) per stare cinque minuti in più su Facebook”
    Mi vien da pensare che sia un mondo fatto di persone che non si meritano certe cose se poi devono autodistruggersi usandole.
    Onestamente non mi ci ritrovo in quelle descrizioni. Mai perso sonno o trascurato relazioni personali per Facebook, chat o altro…mai fatto venire il mal di testa o dormito poco perché ho passato ore e ore nel letto attaccato al telefono. Mi sembra davvero fantascienza (anzi, fantascemenza).