Smartphone Pieghevoli e 5G: le novità più rivoluzionarie del MWC sono anche le più anacronistiche (opinione)

Nicola Ligas

Per la prima volta da diversi anni, nel 2019 non ho partecipato in prima persona al Mobile World Congress. L’ho osservato da lontano, come del resto la maggior parte dei lettori, e come in un certo senso hanno fatto anche gli astanti. Sì perché mai come quest’anno si è trattato di un MWC all’insegna del guardare ma non toccare. Vuoi perché certe cose non sono tangibili, vuoi perché le varie aziende non te le facevano proprio toccare.

Erano tante (troppe) le teche presenti in fiera, che nascondevano all’interno prototipi dispositivi più o meno funzionanti. Da quelle dentro i quali si celavano i primi smartphone pieghevoli (Galaxy Fold e Mate X), fino ad Xperia 1, che pieghevole non è, ma nemmeno del tutto funzionante.

L’altra grande presenza incombente della fiera, il 5G, è altrettanto etereo. Tante demo, ma pochi smartphone nel complesso, ed ancora meno già pronti per essere venduti. Dovremo aspettare qualche mese, nel migliore dei casi, ed anche quando arriveranno in commercio, questi primi device 5G si appoggeranno ad una infrastruttura che definire incompleta è un eufemismo.

Il motivo di tanta fretta è piuttosto palese: dare uno scossone ad un mercato che mostra chiari segni di invecchiamento. Gli smartphone sono ormai arrivati ad un livello di qualità ed affidabilità tali che il pubblico se li tiene stretti e non sente più una così forte esigenza di passare al modello successivo nel momento della sua uscita. La contrazione del mercato è stata registrata da più parti, e l’andamento futuro è quantomeno incerto.

Ci voleva quindi una ventata di novità, e non è un caso che gli smartfold (come cercano di battezzarli) siano arrivati solo ora, nonostante siano diversi anni che se ne sente parlare. Sono arrivati ora perché c’era bisogno di qualcosa di nuovo, non perché abbiano raggiunto la maturità. E sia chiaro che sono il futuro, un futuro che io stesso non esito a definire “straordinario“.

Gli smartphone pieghevoli non vogliono essere comprati, per adesso

Il fatto che siano “incompleti” lo si capisce però da tante cose e, non da ultimo, anche dal prezzo. Duemila (e passa) euro è una cifra fuori mercato. È una cifra pensata non per fare breccia, ma per far parlare di sé, che poi è tutto quello che serve in questo momento. Cosa sarebbe successo se questi smartphone pieghevoli fossero costati 200€ e tutti ne avessero comprato uno? Molto probabilmente sarebbe stato un suicidio. La gente avrebbe perso fiducia in questo tipo di device, ed il loro appeal sarebbe precipitato. (Tralasciando il fatto che comunque hanno davvero dei costi di realizzazione ben superiori a quelli ordinari.)

Non sono pratici, affidabili ed usabili al pari dei dispositivi che il pubblico è ormai abituato da anni ad avere sempre con sé. Questo è evidente anche solo osservandoli da sotto una teca: è un limite fisico. Spessore/dimensioni superiori al normale, schermo esposto a 360°, portabilità non al pari di un comune smartphone. Sono molti i motivi per cui dovrete usare accortezze diverse dall’ordinario. Avrete bisogno di tasche più grandi, di riporli con maggiore cura, e l’utilizzo in modalità smartphone sarà comunque penalizzato rispetto a quello di un top di gamma odierno.

E tutto ciò senza considerare le difficoltà produttive e di riparazione, che ci metteranno anni ad arrivare al pari con i modelli “rigidi”. Non a caso Mate X sarà disponibile solo nella seconda metà dell’anno, e Galaxy Fold, per quanto sia previsto già a maggio, sarà realizzato in quantità limitate e verrà venduto come un prodotto di lusso, non per le masse.

Il primo modello di una nuova tipologia di prodotto è ovvio che sia sempre (almeno in parte) sperimentale, ma in questo caso sembra davvero di avere a che fare con dei prototipi per certi versi, e non a caso Samsung dovrebbe avere in cantiere già altri due dispositivi di questo tipo, mentre la maggior parte degli altri produttori ancora stanno a guardare.

Se vorranno davvero rimpiazzare gli smartphone, e prima o poi lo faranno, i tablet pieghevoli (perché al momento è così che li vedo), dovranno insomma maturare parecchio. E sarà una maturazione che richiederà anni, anche perché non è solo un fatto di display e di difficoltà produttive, ma di tutto ciò che ci ruota attorno. Secondo Trend Force, ad esempio, sarà solo nel 2021 che inizierà una vera penetrazione nel mercato di dispositivi di questo tipo, pertanto sedetevi comodi.

La rivoluzione del 5G sfiorerà soltanto gli smartphone

Ed un discorso analogo vale per il 5G. Che sia rivoluzionario, che non potremo farne a meno, ve l’abbiamo già detto, e lo stesso mantra si è elevato prepotentemente dall’MWC. Ma tutto va messo in prospettiva.

La copertura anzitutto. Le stime attuali parlano del il 31% del mercato europeo, del 49% di quello USA e del 25% di quello cinese entro il 2025. Tra 6-7 anni solo un terzo d’Europa sarà coperto, e non azzardiamo previsioni sulla singola Italia per non cadere in un facile disfattismo. Nel frattempo i produttori spingeranno comunque sul pedale del 5G, e proprio oggi abbiamo visto che IDC stima che nel 2023 uno smartphone su quattro avrà il supporto alla rete di nuova generazione.

Per quanto riguarda la copertura, l’importante è che questa sia disponibile nelle grandi città. Poco importa se la netta maggioranza del territorio non sarà coperta, quando nei luoghi di lavoro e di maggiore affollamento tutti potranno godere del 5G. Ma ci vorranno comunque anni.

Ma c’è dell’altro. Indipendentemente dalla copertura, uno smartphone 5G è “inutile”. Pensateci bene: quand’è che da mobile sentite l’esigenza di maggiore velocità? In presenza di un buon segnale LTE è difficile lamentarsi della velocità di connessione, indipendentemente che stiate giocando o guardando Netflix sul vostro smartphone. Sì perché, nonostante gli smartphone siano stati in pratica i primi dispositivi sempre connessi, non sono loro i veri beneficiari della rivoluzione 5G.

Per giocare in streaming userete un PC. Se avete bisogno di scaricare grandi (enormi) quantità di dati velocemente, probabilmente li vorrete salvare in una qualche memoria di massa. Il cloud computing, che fiorirà ancor di più con la nuova rete, non è pensato certo solo per gli smartphone. La smart city, le applicazioni in ambito medico, nel settore televisivo, ecc. Il 5G va insomma ben al di là degli smartphone, per sua stessa definizione o quasi.

È per questo che l’MWC non è mai stato così tanto come quest’anno una fiera del futuro: ha tracciato una rotta, che starà ai Mobile World Congress dei prossimi anni percorrere. Ed il futuro è per forza di cose sotto teca; altrimenti, se lo potessimo toccare, sarebbe già il presente.

  • Matteo

    Articolo molto interessante e che condivido. Io vedo la situazione del 5G con un’accezione positiva, nel senso che il mondo degli smartphone, diffondendo dispositivi compatibili con il 5G, aumentera’ l’interesse a sviluppare una rete adeguata. E su quella rete tutta una serie di IoT device e strutture potra’ essere sviluppata.

  • marcelo

    DRAFT
    in seguito leggeremo l’intero post / articolo ma nel frattempo commentiamo :

    c’e’ bisogno di andare fino a barcellona per capire che ” MWC ” ricollega a ” am WC ” ??

    non crediamo sia il caso di sprecar anche del tempo per organizzatori che non sanno nemmeno leggere ( scrivere ) e che intendono attrarre visitatori [ e industry players ] per trasformarli in WC che ” comprano ” chiacchiere senza tornaconto ( comprano ciarpame; fuffa; m…. da ) /DRAFT

  • marcelo

    [ OTIMIZED for Google Translate into ENG. ]

    DRAFT in seguito leggeremo l’intero post / articolo ma nel frattempo commentiamo:
    ” andare fino a barcellona per capire che MWC si ricollega a am WC ?? ”

    e’ difficile credere che valga la pena sprecar anche del tempo per organizzatori che non possono nemmeno leggere ( ne’ scrivere ) e che vorrebbero suscitare interesse e richiamare l’attenzione di visitatori e partecipanti di un’industria per le telecomunicazioni e per le reti per radiomobile, organizzatori che intendono altresì tramutare gli ospiti in WC che hanno ” pagato una visita ” e si ritrovano ad ingurgitare chiacchiere senza trarne alcun profitto ( aria fritta/calda; ciarpame; fuffa ) /DRAFT