Il nuovo sensore ISOCELL di Samsung è piccolissimo ma farà brillare le vostre foto

Vezio Ceniccola

Samsung continua ad investire sull’innovazione a livello hardware. Dopo aver lanciato il nuovo SoC Exynos 7904, è arrivato anche l’annuncio di un nuovo sensore d’immagine della linea ISOCELL, il quale punta tutto sulle sue dimensioni molto ridotte.

Il nuovo ISOCELL Slim 3T2 è, infatti, il sensore più piccolo al mondo capace di garantire una risoluzione di ben 20 MP, utilizzabile per le fotocamere posteriori o anteriori degli smartphone. Grazie al suo design ultra-slim, le dimensioni sono state ridotte a soli 1/3,4 pollici, vale a dire una diagonale di circa 5,1 mm.

A livello tecnico, questo componente hardware integra pixel a dimensione 0,8 μm ed assicura una resa fedele dei colori in ogni situazione di luce. Grazie alle tecnologie integrate, è possibile catturare più luce e, dunque, più informazioni per ogni pixel, cosa che dovrebbe portare ad un netto miglioramento di definizione e resa cromatica rispetto alle soluzioni precedenti.

Inoltre, proprio grazie alle dimensioni molto ridotte, il nuovo ISOCELL Slim 3T2 è adatto anche ad essere incluso in sistemi multi-fotocamera, come vanno molto di moda negli ultimi tempi.

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Samsung ha dichiarato che la produzione di massa del sensore sarà avviata nel Q1 2019, dunque entro marzo. Probabilmente vedremo questo sensore su alcuni degli smartphone in arrivo a primavera, anche se per adesso non ci sono maggiori dettagli a riguardo.

Fonte: Samsung
  • duddolo

    Posto che non siano buzzword da comunicato stampa, le “tecnologie integrate” per “catturare più luce” sono in realtà una pezza. Un chip più piccolo, infatti, è più economico da produrre ma intrinsecamente meno luminoso perchè meno superficie fisica è esposta alla luce.
    Il compromesso tecnologico è quindi cedere luminosità in cambio di minor costo produttivo e tentare di recuperare la qualità mancante con altri metodi.

    • Vezio

      Lo sviluppo dei sensori d’immagine per smartphone sta andando sempre più in questa direzione, per fortuna o purtroppo: per compensare la ristrettezza dimensionale dei sensori, si creano tecnologie in grado di migliorare l’assorbimento di luce.
      In alcuni casi, inoltre, si cerca di operare anche in modo che più pixel vengano fusi in uno solo, andando a sommare le informazioni recuperate. Una cosa del genere ad esempio è stata fatta con alcuni sensori da 48 MP, che producono immagini a 12 MP fondendo 4 pixel in 1. Mi viene in mente Honor, ma anche altri produttori hanno integrato questa strategia.

      Ovviamente per avere ottime foto in ogni situazione è sempre meglio un sensore più grande possibile (non a caso si usano ancora le reflex full-frame) ma per gli smartphone il discorso dimensionale è molto delicato e va valutato anche alla luce di tutto il resto dell’hardware interno.

      • duddolo

        Interessante la scelta di avere più pixel piccoli da fondere invece che avere direttamente meno pixel più grandi, chissà qual è il compromesso ingegneristico che ci sta dietro. Forse per riutilizzare i processi industriali sviluppati per i chip più piccoli?

        Concordo solo in parte con quello che dici riguardo il dimensionamento dell’hardware interno ai dispositivi. In effetti la logistica del posizionamento interno dei componenti è sempre più sofisticata e ammette poca tolleranza, ma va anche detto che gli smartphone non smettono di crescere in volume da anni ormai (una piaga per me che considero un display da 5″ enorme). Penso quindi che il restringimento dei pixel sia dovuto più a motivazioni economiche che di spazio.