ERG Mobile al capolinea entro marzo 2019? Intanto c’è lo stop alle ricariche presso i distributori di benzina

Edoardo Carlo Ceretti Non sarà più possibile ricaricare la propria SIM presso i distributori della rete ERG a partire dal 31 dicembre 2018, mentre rimarranno aperti i canali SisalPay e Intesa Sanpaolo.

Brutte notizie per tutti i clienti ERG Mobile, operatore virtuale che opera sotto rete Vodafone. Dopo il brusco calo del bacino di utenza fatto registrare nel corso dell’ultimo paio d’anni, iniziano ad arrivare avvisaglie della chiusura definitiva del servizio, grazie alla segnalazione di alcuni utenti, che stanno ricevendo degli SMS in merito.

Il primo riguarda lo stop alla possibilità di ricaricare la SIM presso i distributori di benzina della rete ERG a partire dal 31 dicembre 2018. Pur restando inalterata la possibilità di ricaricare tramite SisalPay, gli ATM Intesa Sanpaolo e dall’app IP-Box Più, si tratta di un segnale allarmante, ulteriormente corroborato dall’altra e più esplicita comunicazione da parte dell’operatore.

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Italiana petroli ha infatti iniziato a comunicare la propria intenzione di cessare definitivamente l’erogazione del servizio ERG Mobile entro 120 giorni, dunque verso il primo trimestre del 2019. Ai clienti viene data già da ora la possibilità di recedere gratuitamente e passare ad un altro operatore, fatto che sarà comunque inevitabile se si arriverà alla cessazione del servizio, se non si vorrà perdere il proprio numero. Attendiamo comunque l’annuncio ufficiale da parte di ERG Mobile.

Via: MVNO News
  • berserksgangr

    Lo “screenshot” fa capire chi usasse questo operatore

    • ADM90

      È una foto. Dubito uno screenshot

      • berserksgangr

        Appunto, “screenshot”

  • Alessandro Latorre

    Beh… c’è chi ancora ha ERG Mobile? Probabilmente l’utente del “vecchio” Samsung in questione è uno dei pochissimi rimasti in Italia!

  • Alessio Falavena

    Adesso, così eh, non per voler fare il giornalista, ma visto che anche io scrivo articoli. Abbiamo screen shot che dicono che Ital petroli cesserà i propri servizi mobili. Le frasi: “iniziano ad arrivare avvisaglie” “si tratta di un segnale allarmante,” “fatto che sarà comunque inevitabile se si arriverà alla cessazione del servizio”. Perchè quando si scrive un articolo si rimane sempre sul dubbioso? Il titolo dovrebbe essere “Erg mobile al capolinea: con i primi sms in arrivo ai clienti è ufficiale la fine del servizio mobile ecc ecc”. Boh, non capisco questa mania, non è nemmeno click bait, è solo scritto male…

    • Edoardo Carlo

      Se scrivessi davvero articoli con cognizione di causa, aspirando a fare giornalismo e non fuffa, sapresti che non è il caso di sbilanciarsi in modo definitivo finché non si ha la riprova che una data notizia possa essere fondata, specialmente se si parla di un argomento spinoso come la chiusura di un operatore telefonico. Essere cauti è un dovere quando si parla di certi argomenti, perché in questo caso il nostro compito è di informare i lettori di qualcosa che molto probabilmente succederà, mettendo loro in guardia che però i giochi non sono ancora fatti del tutto.
      Parli di ‘click bait’ e ‘scritto male’, ma il titolo che proponi tu sarebbe puramente ‘click bait’, anzi falso e ingannevole, perché di ufficiale ancora non c’è nulla. Magari prima di salire in cattedra ed elargire giudizi stonati, rifletti sulle tue convinzioni, che ad occhio mi sembrano un po’ fuori di chiave.

      • Alessio Falavena

        Non voglio portare il discorso su un filone di pokemica, anzi, mi scuso per il tono. Detto questo, con un master in giornalismo e un assegno per degli articoli scritti versato in banca, un minimo mi sento di poter discutere, senza che sia salire in cattedra. Leggo tanti articoli, questo era un puro caso, dove l’uso della lingua è almeno strano. Non so in quale oscuro mondo il fatto che un gestore stia iniziando a comunicare che cesserà in 120 giorni le proprie attività, impedendo già da ora di ricaricare all’interno dei propri punti sia sintomo di una diverisa prudenza. Fa piu pensare ad un modo di scrivere articoli veloci , da aggiornare frequentemente con piccole variazioni, per fare numero. Mi sono sentito di dirlo, mi spiace che tu ti sia sentito offeso. Per capirci, avrei scritto “erg, gestore mobile al capolinea. Manca solo la conferma ufficiale, ma di fatto, con i primi messaggi diretti agli utenti che vi riportiamo e l’impossibilità di ricaricare ai punti erg, si chiude l’avventura del gestore virtuale mobile. In attesa del comunicato stampa definitivo ecc ecc. “. Criticavo quelle parti segnalate, che se ci pensi sono fin troppo ambigue. Un rispettoso saluto.

        • Edoardo Carlo

          Non mi sono sentito minimamente offeso, non vedo perché avrei dovuto. Tuttavia, quando ricevo una critica articolata, per quanto infondata e poco acuta, mi sembra giusto rispondere.

          Ribadisco che stai ampiamente mancando il punto della questione, che è centrale per il giornalismo, in qualsiasi sua forma. Ossia basarsi sui fatti. Se una notizia si basa su un’unica fonte non verificata direttamente e senza i crismi dell’ufficialità, è doveroso essere cauti. È talmente lineare il concetto che mi sembra strano non te l’abbiano insegnato nel tuo master di giornalismo. Se poi non ti sia piaciuto come io abbia scritto, accetto la tua opinione senza problemi, anzi ti ringrazio del feedback. Ma sul metodo non accetto discussioni, perché non avrebbe il minimo senso dare per ufficiale ciò che, di fatto, non lo è.
          E ciò va a discapito del sensazionalismo che regna in gran parte delle testate online e che sarebbe molto proficuo anche per noi di Mobileworld. Ma preferiamo essere il più onesti possibili con i lettori, cercando di evitare di creare confusione. Quindi sinceramente le tue allusioni sugli ‘articoli veloci’ (considerando la natura della notizia, questo in particolare non lo è affatto, altro aspetto che un’occhio sedicente esperto come il tuo dovrebbe notare subito) e sul ‘fare numero’ sono nuovamente poco centrate.

          In ogni caso mi sono preso la briga di cercare un tuo articolo online, visto che mi ha incuriosito questa tua bizzarra concezione del giornalismo. Mi permetto anch’io di darti qualche consiglio: oltre a ribadire che una ripassata sulle basi del giornalismo e del fact checking non ti farebbe male, se fossi in te investirei anche tante tante ore nella lettura e, soltanto in seguito, ne spenderei altrettante nell’esercizio della scrittura, perché hai evidenti lacune nella costruzione del periodo, nell’uso della punteggiatura e nella varietà del lessico usato. Saluti 🙂

          • Alessio Falavena

            Vabbè, trovo un filo poco professionale il voler screditare l’opinione altrui andando a vedere le produzioni di altri, chissà poi quali (il mio blog non è il mio social che non è il mio articolo per la carta stampata o web). Ne, in ogni caso, il farsi grossi “non accetto il tuo discorso perché anche tu hai fatto un errore” è una mentalità italiana che non apprezzo. Chiudo qui perché se ti rileggi, parli di apertura al confronto ma finisci nell’attacco personale. Che tutto rimane in: se una fonte ufficiale e verificata (altrimenti spero non la si pubblichi) certifica che un operatore scrive ad un proprio cliente che interrompe i propri servizi, in quale mondo questa non è gia una notizia fatta e finita. Come se per dire, venga approvata una legge e pubblicata in Gazzetta e l’articolo finisca in “vedremo poi tra 15 giorni se sarà tutto confermato”. Ma vedendo che mi finisci facilmente sul personale e sull’attacco, senza rispondere alle mie reali obiezioni, chiudo serenamente il dibattito. 🙂

          • Edoardo Carlo

            Penso di aver argomentato molto dettagliatamente il motivo per cui ritenevo non centrata la tua critica, che non ho minimamente screditato, ma ho controbattuto.
            La chiosa finale evidentemente non l’hai presa con il giusto spirito, mi dispiace che tu non sappia accettare le critiche, specialmente visto che ne sei così prodigo.

            E ti rispondo nuovamente sul merito, visto che continui ad affermare cose molto imprecise. Innanzitutto, la fonte di questo articolo è ben specificata e avresti dovuto consultarla, prima di lanciarti in commenti sul metodo e sul merito. E no, non è una fonte ufficiale, altrimenti tutto il discorso che abbiamo fatto quale senso avrebbe avuto? E no, un giornalista non è affatto chiamato a pubblicare soltanto fonti ufficiali, può scrivere anche basandosi su fonti secondarie, a patto di trattarle con la giusta cautela, come ho tentato di fare.
            Non so, mi viene da pensare che tutta questa supponenza nasconda ben poca attenzione e scarsa capacità di comprensione del testo. Anche in questo caso, ti consiglio qualche buona lettura, che male non ti farà.

          • Alessio Falavena

            Non avere screditato le mie argomentazioni? “Se scrivessi davvero articoli con cognizione di causa” “mi viene da pensare che tutta questa supponenza nasconda ben poca attenzione e scarsa capacità di comprensione del testo” “quando ricevo una critica articolata, per quanto infondata e poco acuta” In più, le ricerche personali. Credo che, essendo questa una discussione perlomeno tra professionisti, ragionando su magari visioni opposte, si potrebbe ragionare assieme in maniera migliore e più costruttiva, rileggiti tra un paio di giorni le cose che ti ho citato; se è il modo di instaurare un dialogo costruttivo scrittore/lettore. Io ad esempio lavoro meno di news e più di storytelling (4/6mila caratteri) per cui fatico magari a capire le logiche delle news basate sul rumors o fonte secondaria, non vuol dire che il le mie obiezioni siano giuste, non vuole nemmeno dire che ha senso screditarle a livello personale oppure, in questo l’hai fatto, arroccarsi non sul “ti spiego perchè ho scelto così” ma il “senti, ne hai da imparare prima ancora di potermi scrivere”. Perchè in questa linea non stiamo come scienziato e operaio parlando di vaccini (diversa conoscenza) ma al massimo giornalista/giornalista o lettore/scrittore, in cui non avendo io messo nessun flame o scemenza, fossi tuo caporedattore, ti inviterei ad un confronto maggiormente aperto e rispettoso. Bastava dire “essendo una fonte secondaria, trovata in rete, senza comunicati ufficiali, mi sono sentito di mettere tutto sul condizionale, pur sapendo che in fondo il destino dell’operatore è semplice”. Invece la tua prima risposta è stata “Magari prima di salire in cattedra ed elargire giudizi stonati, rifletti sulle tue convinzioni, che ad occhio mi sembrano un po’ fuori di chiave”. Ma non voglio farti perdere la giornata in una sterile discussione; mi tengo questa conversazione in mente in maniera ribaltata: se riceverò commenti simili a miei articoli, rifletterò prima di cercare la persona, i suoi articoli, la sua formazione e consigliandoli di leggere parecchio prima anche solo di poter parlare.
            In una epoca così priva di mediazione tra media e utente, con il tono costruttivo e argomentato, magari mi meritavo maggiore rispetto; per cui ribadisco, imparo la lezione ribaltata: cercherò di non farmi mai percepire, come autore, a quel livello di, perdonami davvero, supponenza e dislivello che mi hai voluto trasmettere con quei ripetuti “leggi, scrivi e poi parla”. In fondo, ho fatto i miei percorsi e qualcuno mi ha cercato per scrivere, quindi almeno la dignità di confrontarmi credevo di averla. Magari ragionateci assieme in redazione, sarei curioso di sapere se percepisco male io o se davvero hai un pelo stonato un pò la tua difesa, pur ribadendo che accetto ogni tua difesa dello stile dell’articolo, magari un pò meno gli attacchi personali.

          • Edoardo Carlo

            Fantastico un commentatore che esordisce con ‘l’articolo è solo scritto male’ e poi fa il permaloso se gli si risponde per le rime 😀
            Non penso che ci sia aggiungere altro, te la canti e te la suoni da solo. Al prossimo articolo, saluti