Con le nuove regole di AGCOM cambiare operatore e recedere costerà meno. Si spera.

Matteo Bottin

Cambiare operatore o recedere un contratto prima della scadenza effettiva può costare cifre anche molto salate, ma, con le nuove regole approvate da AGCOM (Delibera n. 487/18/CONS), ora non dovrebbe più essere così. O, almeno, si spera. Ecco le disposizioni della delibera.

Innanzitutto, parlando delle spese di recesso durante il cambio operatore, queste ora “non possono eccedere il canone mensile mediamente pagato dall’utente“. Se per esempio doveste pagare 29,99€ al mese per la vostra linea ADSL, quello sarà il costo massimo applicato.

Parlando di contratti “vincolanti” (come quelli che durano 24 mesi), se doveste decidere di recidere in anticipo sappiate che l’operatore non potrà più richiedervi tutti gli sconti arretrati, ma “la restituzione degli sconti dovrà essere equa e proporzionata al valore del contratto ed alla durata residua della promozione”. Nessun dettaglio preciso però, AGCOM indica solo che “gli operatori potranno richiederne la restituzione, ma in una misura certamente inferiore a quella attuale“.

Ovviamente all’interno di questi contratti esistono anche quelli che forniscono dispositivi a rate. In questo caso, se doveste recidere in anticipo, potrete decidere se saldare in un’unica soluzione le rate restanti o se continuare a rateizzarle nel tempo.

Inoltre, AGCOM ribadisce ancora una volta che la durata massima del contratto sarà di 24 mesi (non la avevamo già sentita?). Infine, AGCOM impone trasparenza agli operatori, che dovranno indicare “tutte le spese che l’utente dovrà sostenere in corrispondenza di ogni mese in cui il recesso potrebbe essere esercitato”.

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Sulla carta una delibera ottima, che va a salvaguardare tutti gli utenti, soprattutto perché la legge “deve applicarsi a tutti i costi che gli operatori addebitano agli utenti”. Speriamo che, almeno stavolta, gli operatori non riescano a trovare una scappatoia. Nei link della fonte trovate le pagine di AGCOM dedicate alla delibera.

Garantire agli utenti tutele precise nel momento in cui decidono di recedere da un contratto o di cambiare operatore. Questo l’obiettivo dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che, al termine di una consultazione pubblica, ha approvato nuove “Linee guida sulle modalità di dismissione e trasferimento dell’utenza nei contratti per adesione”, con delibera 487/18/CONS.

AGCOM ha voluto dunque chiarire le modalità attraverso le quali vigilerà sulla corretta applicazione, da parte degli operatori di telecomunicazioni e di reti televisive, delle norme che regolano il passaggio ad altro gestore o il recesso per volontà degli utenti.

In tali situazioni – distinte da quelle di variazioni unilaterali dei termini contrattuali da parte degli operatori, per le quali gli utenti hanno diritto a recedere senza costi o penali – gli operatori possono infatti richiedere la corresponsione di una serie di costi di recesso agli utenti.

L’Autorità, dando attuazione alle novità normative introdotte dalla Legge Concorrenza, ha innanzitutto chiarito che la disciplina delle spese di recesso deve applicarsi a tutti i costi che gli operatori addebitano agli utenti quando questi ultimi recedono dal contratto.

Non solo, dunque, ai costi sostenuti dagli operatori per dismettere o trasferire l’utente – che, in base alla legge devono essere commisurati al valore del contratto e ai costi sostenuti dall’azienda – ma anche a quelli relativi la restituzione degli sconti erogati in caso di offerte promozionali, nonché ai costi relativi al pagamento delle rate residue dei prodotti e ai servizi offerti congiuntamente al servizio principale.

L’Autorità ha stabilito che le spese di recesso non possono eccedere il canone mensile mediamente pagato dall’utente: il riferimento al canone mensile consente di evitare che gli operatori addebitino agli utenti spese non proporzionate al valore del contratto.

Inoltre, la restituzione degli sconti dovrà essere equa e proporzionata al valore del contratto ed alla durata residua della promozione. Viene quindi posto fine alla prassi per la quale agli utenti è richiesta la restituzione integrale degli sconti goduti: gli operatori potranno richiederne la restituzione, ma in una misura certamente inferiore a quella attuale.

Infine, gli utenti che recedono anticipatamente dal contratto potranno scegliere se continuare a pagare le rate residue (relative ai servizi e ai prodotti offerti congiuntamente al servizio principale) o pagarle in un’unica soluzione.

Solo in questo modo, secondo l’Autorità, sarà garantita all’utente la piena libertà di recedere dal contratto. Le linee guida hanno anche previsto che la durata della rateizzazione dei servizi (quali i servizi di attivazione, i servizi accessori, etc.) non potrà eccedere i ventiquattro mesi.

In linea con quanto stabilito dalla legge concorrenza, sono stati poi rafforzati gli obblighi informativi e di comunicazione, stabilendo, in particolare, l’obbligo per gli operatori di rendere note tutte le spese che l’utente dovrà sostenere in corrispondenza di ogni mese in cui il recesso potrebbe essere esercitato.

Via: UniversoFreeFonte: AGCOM (Comunicato), AGCOM (Delibera n. 487/18/CONS)
  • Dadd

    Ma tanto se non rispettano le direttive, prendono delle multe ridicole. Invece di fare le multe da 3-4 milioni, le facessero da 30-40, poi vedi come in prima pagina mettono in gigante il costo totale.
    Saluti

  • Nigel

    Troveranno come sempre il modo per farcelo prendere nel c..o

    è inutile, in italia è una battagia persa.

  • Pol Pastrello

    Altra bolletta con recesso in base all’art 70 comma 4 in arrivo?
    Se fosse così sarebbe un ottimo modo per fuggire a gambe levate da TIM.
    Ma questa cosa varrà solo per i nuovi clienti o si applica anche ai vecchi clienti; nel qual caso chi aveva 48 rate passerà a 24 con il raddoppio delle rate?

    • Dadd

      C’era il diritto di recesso per l’art. 70 fino al 31 ottobre, io l’ho fatto, troppi aumenti, 3 nel 2018. Speriamo in fastweb