8.5

Evoland 2 – Il gioco dei giochi (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Evoland 2 – Esistono giochi d’azione, di ruolo, di carte, di enigmi, di sparatorie, in due dimensioni e tridimensionali. E poi, solo poi, c’è chi è tutto questo. Ecco la nostra recensione di Evoland 2 nella sua versione per Android, uscita tre anni dopo quella originale, su PC. Come passa il tempo!

Editore Playdigious, Shiro Games
Sviluppatore Shiro Games
Piattaforme Android, iOS, PC Windows
Genere Azione, gioco di ruolo
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 5,99€ Android (offerta di lancio) | 7,99€ iOS | 19,99€ Steam

Quando un genere non basta


In un gennaio ombroso di diversi anni fa, ricurvi sullo schermo dello smartphone, giocammo al primo, meraviglioso Evoland. Fu un fulmine a ciel sereno, un esperimento delizioso, innovativo per certi versi, il cui limite era proprio nella sua natura sperimentale.

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, be’, immaginate un’avventura che si perfeziona col passare dei minuti, che ripercorre la storia videoludica e ne subisce le evoluzioni, dalla grafica alle maggiori possibilità di movimento. Di fatti, il primo episodio cominciava la sua epopea dalle radici del videogioco stesso, con i soli colori del bianco e nero, e gli spostamenti limitati su due direzioni, per poi evolversi, aggiungendo la tridimensionalità, le texture in alta risoluzione, la telecamera scorrevole, la musica e i suoni, andando ad arricchire la formula in modo costante. Evoland 2, invece, porta questo concetto verso un orizzonte inesplorato.

Alla base, la seconda creatura di Shiro Games è un’avventura di influenza zeldiana, dalla chiara contaminazione ruolistica. Aleggia una barra dell’esperienza che determina i valori d’attacco, di difesa e salute del protagonista, ma tutto ciò non è importante: perché, questa volta, Evoland 2 maschera la sua forma mutevole con una vera e propria storia.

A differenza del predecessore, il seguito prova a far quadrare il tutto con una trama che giustifica i continui cambi di stile grafico con i canonici salti temporali, a causa dei quali i protagonisti si ritroveranno in svariate epoche consumate dalla guerra.

Benché la sceneggiatura sia spesso scritta in modo raffazzonato, con personaggi non particolarmente brillanti, il gioco strappa sorrisi a più riprese, un po’ per la banalità dei cliché in cui sguazza, un po’ per determinati easter egg che rimandano alle pietre miliari del videogioco, mentre la narrazione continua a spaccare la quarta parete. La trama è comunque più complessa di quanto ci aspettassimo in prima battuta, se presa ovviamente senza troppe pretese. Purtroppo su Android non è disponibile la traduzione italiana, presente invece su PC, in vie però non ufficiali (a cura dell’ormai compianta FenixTM), ma il tutto risulta comprensibilissimo anche agli occhi di chi non mastica l’inglese, vista l’estrema semplicità dei dialoghi.

Se il primo Evoland terminava le sue cartucce nel giro di massimo quattro ore, il secondo capitolo ne quintuplica la durata, per un totale di circa venti ore, nelle quali – attenzione – vengono esplorati tantissimi generi diversi. L’avventura ha sempre i piedi per terra sull’esperienza à-la-Zelda, con enigmi ben costruiti e combattimenti all’arma bianca, conditi con gli immancabili cespugli da tagliare per sgomberare l’area e per recuperare delle monete, spendibili nei negozietti sparsi nella mappa di gioco, proprio come nei classici giochi di ruolo nipponici.

Di tanto in tanto, però, la struttura cambia totalmente direzione, senza troppo preavviso: vi capiterà quindi di scendere in un sotterraneo, un momento in cui il gioco diventerà di fatto un platform, con tanto di salti, scalate e trappole da schivare; oppure, potreste incappare in un pescatore, il quale vi proporrà un’enigma, cosa che trasformerà Evoland 2 in un surrogato de Il Professor Layton; per non parlare di una fase in cui dovrete picchiare il cattivone di turno come in uno Street Fighter qualunque.

Le deviazioni sono tante e anticiparvele tutte sarebbe un crimine contro voi stessi, ma è bene mettervi in guarda che queste parentesi si allontanano solo temporaneamente dal cammino intrapreso, ragion per cui la profondità dei cambi di genere risulta ovviamente minima. In più, determinate sezioni ci sono sembrate inutilmente lunghe, troppo annacquate per la conduzione di un titolo così improntato sulla curiosità soddisfatta a cadenza regolare. Il ritmo ne ha risentito, questo è vero, ma le digressioni di genere sono state rappresentate in maniera egregia, al meglio delle possibilità di un team – quello di Shiro Games – così piccolo. Peccato sia del tutto assente un registro degli obiettivi, un diario in grado racchiudere le informazioni del viaggio, che si riduce ad un inventario minimale e nulla più, cosa che potrebbe disorientare anche il più attento tra di voi.

I controlli tattili purtroppo si dimostrano ancora una volta problematici: la situazione è migliorata rispetto al predecessore, ma il gioco esige spesso precisione, cosa che il touchscreen non riesce ad offrire nelle occasioni più concitate. Fortunatamente, in vostro soccorso arriva il supporto completo ai gamepad di terze parti, la cui implementazione è ottima.

La direzione artistica è anch’essa degna di nota, perché i cambi di stile non solo sono armoniosi tra loro, ma, quando variano, sembra di guardare un videogioco che contiene al suo interno un titolo originale e il suo stesso remake. Passare dal dueddì al treddì, vedere il mondo già percorso cambiare sotto i propri occhi, davvero, non ha prezzo. Il lavoro di porting su Android non ha subito enormi compromessi, e su Samsung Galaxy S8 riesce a difendersi benissimo.

Tuttavia, le sessioni più intense le abbiamo passate su Nvidia Shield Tablet in modalità console, spaparanzati sul divano, dove il titolo non è stato ottimizzato (così suggerisce il Play Store), risultando però giocabile scegliendo l’impostazione grafica intermedia tra le tre disponibili. Menzione d’onore ai piacevoli motivetti musicali, palesemente basati su brani di saghe note, da Castlevania a Final Fantasy.

8.5

Giudizio Finale

Recensione Evoland 2 – Giudizio Finale – Che abbia perso una parte della magia dell’originale è sintomatico, ma del resto il secondo è sempre più difficile, come canta il buon Caparezza. Tolta la sorpresa di un primo episodio innovativo, Evoland 2 rimane comunque un’esperienza assolutamente unica, un viaggio irreplicabile altrove, un piccolo, grande manifesto del videogioco dal ritmo talvolta molto diluito, che si fa piacere per quello che è: un curioso minestrone da gustare cucchiaio dopo cucchiaio.

PRO CONTRO
  • Citazioni come se piovessero…
  • Vario, longevo, appagante
  • Inietta curiosità e la soddisfa
  • Digressioni di genere ben realizzate
  • I vari stili grafici sono coesi
  • … insieme ai cliché, anche nella parodia
  • Controlli tattili macchinosi
  • Ritmo diluito in certe fasi

Recensione Evoland 2 – Trailer

Recensione Evoland 2 – Screenshot