Apple dice basta alle app che condividono i dati della rubrica

Giuseppe Tripodi Con l'ultima revisione delle regole per pubblicare su App Store, Apple blocca il mining delle criptovalute e la condivisione delle rubriche come fonte di business

La scorsa settimana Apple ha aggiornato le linee guida per la pubblicazione delle app su App Store (valide per i software per iOS e macOS): tra le nuove regole più importanti che gli sviluppatori dovranno tenere in considerazione c’è un un esplicito ban al mining di criptovalute e delle importanti limitazioni per l’accesso alla rubrica degli iPhone.

Per quel che riguarda il mining, la società della mela impone che le app non possano eseguire processi in background non correlati, come il mining di criptovalute: probabilmente, si tratta anche di una risposta all’opzione di Calendar 2 che permetteva di avere tutte le funzioni gratis, al patto di utilizzare le risorse del Mac per fare mining di Monero in background.

La situazione si fa più complessa per le app che vogliono accedere alla rubrica. In primo luogo, è bene precisare che Apple non vuole impedire l’accesso ai contatti, ma evitare che chi sviluppa software possa monetizzare sui dati personali di altre persone, che non hanno neanche fornito alcun consenso. Nelle ultime settimane Apple si è scagliata più volte contro il business dei dati personali e questa nuova limitazione per la pubblicazione su App Store è solo l’ennesimo tassello del puzzle.

Come spiegato da uno sviluppatore (che ha preferito rimanere anonimo) a Bloomberg:

La rubrica è il selvaggio west dei dati personali: nell’esatto momento in cui l’utente dà il suo consenso per accedere alla rubrica, potrei trasferire tutti i contatti su qualche server a caso o caricarli sul mio Dropbox, se lo volessi. Apple non ne tiene traccia e non sanno che fine fanno questi dati.

Vale la pena tener presente che non si tratta solo di nomi e numeri di telefono, ma anche email, date di nascita, indirizzi di casa e lavoro e foto (a seconda di quanto è completo il profilo). Inoltre, è possibile sapere quando sono state modificate per l’ultima volta le informazioni di un contatto, in modo da rilevare quindi anche quanto sono aggiornate (e plausibilmente veritiere).

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Con il nuovo regolamento, Apple vuole limitare che questo genere di dati possano essere venduti a società di terze parti per motivi di profilazione o altro: sostanzialmente, un’app non potrà più chiedere il permesso di accedere alla rubrica per un motivo e, nel frattempo, utilizzare i dati ottenuti per un’altra ragione. Pena: il ban dall’App Store. Ovviamente, Apple dovrà “sorvegliare” le app che potrebbero avere questo genere di comportamenti irregolari, ma ci si aspetta che insieme alle nuove linee guida vengano inaspriti anche i controlli.

Come precisato da Bloomberg, questo non impedirà alle società di utilizzare tutti i dati degli utenti ottenuti finora (ovviamente, regole del genere non possono funzionare in maniera retroattiva), ma rimane comunque da chiedersi cosa ne sarà di tutte le app che facevano della rubrica il proprio business (ad esempio, alcune di quelle che bloccano spam e identificano chi sta chiamando anche se l’utente non ha il numero in rubrica).

Via: Engadget, EngadgetFonte: Bloomberg