Il New York Times accusa Facebook di aver condiviso dati con i produttori di smartphone: la replica dell’azienda

Giuseppe Tripodi Negli ultimi 10 anni Facebook ha fornito dati personali degli utenti e dei loro amici ad Apple, Samsung, Amazon e tanti altri produttori per portare Facebook sui loro dispositivi. Il New York Times accusa il social network, ma il team di Zuckerberg spiega la propria posizione.

Un articolo del New York Times ha sollevato un nuovo polverone su Facebook: ovviamente, si parla ancora una volta di dati personali ma, nonostante i facili accostamenti con il caso Cambridge Analytica, in questo caso la questione è più complessa e il team del social network difende le proprie scelte.

I reporter del NYT spiegano che negli ultimi 10 anni Facebook ha condiviso informaizoni personali degli utenti con circa 60 società che producono dispositivi (tra le tante, anche Apple, Amazon, BlackBerry, HTC, Microsoft, Samsung…): si parla di qualsiasi tipo di dato personale, non solo dei singoli utenti, ma anche dei loro amici e – in alcuni rari casi – degli amici degli amici. L’aspetto su cui il NYT insiste maggiormente è che queste informazioni sono state condivise senza alcun consenso esplicito da parte dell’utente e dei relativi amici, a differenza del caso di Cambridge Analytica dove le persone coinvolte avevano accettato di inviare i propri dati personali ad un software di terze parti (che poi le ha utilizzate in modo fraudolento, ma questa è un’altra storia).

Ma Facebook non ci sta: nonostante la società di Zuckerberg abbia più volte fatto mea culpa sulla questione di Cambridge Analytica, in questo caso difende la propria posizione con un post sul blog ufficiale. Come spiegato dal team, le device-integrated API a cui fa riferimento il New York Times sono state lanciate 10 anni fa per portare Facebook nei dispositivi mobili: parliamo di un periodo in cui l’azienda era ancora molto giovane e non aveva risorse per sviluppare il proprio software per tutti i dispositivi disponibili (che all’epoca andavano oltre il semplice duopolio Android/iOS).

Inoltre, in alcuni casi non esistavano neanche gli app store ed era prassi comune che i produttori di smartphone integrassero tutto ciò di cui l’utente poteva aver bisogno, come ad esempio Facebook. Ad esempio, queste API sono state utilizzate per integrare Facebook nell’hub di BlackBerry e, in generale, per realizzare un’esperienza utente mobile simile a quella ottenuta navigando da desktop.

Quel che Facebook ci tiene a sottolineare, inoltre, è che questi dati personali non sono stati forniti a società terze e non sono stati utilizzati per altro scopo oltre che per replicare l’esperienza di Facebook su dispositivi mobili. Inoltre, il team di Zuckerberg nega che tali informazioni siano state raccolte senza il permesso dell’utente, il che è verosimile (accedendo a Facebook, probabilmente l’utente acconsentiva a fornire i propri dati alla società produttrice dello smartphone).

In ogni caso, adesso che la totalità degli smartphone è basata su Android e iOS, ad aprile Facebook ha annunciato che ridurrà sensibilmente la possibilità di accedere a queste API e ha già interrotto la collaborazione con 22 società che potevano utilizzarle.