Perché nessuno adotta i lettori di impronte sotto il vetro? Perché non durano!

Giuseppe Tripodi Secondo quanto riferito, l'invecchiamento degli schermi OLED condiziona moltissimo la lettura dell'impronta.

Il 2017 ha sancito il passaggio agli smartphone con display senza bordi, che finora hanno sempre portato con sé un grande “compromesso”: la scomparsa del lettore di impronte dalla parte frontale dello smartphone. C’è chi lo ha spostato sul retro, chi lo ha sempre avuto lì, chi invece lo ha eliminato del tutto, ma praticamente nessuno ha adottato il fantomatico lettore di impronte sott il display. Perché?

Dopotutto, è una tecnologia di cui sentiamo parlare da tempo: nei mesi prima del lancio, si ipotizzava che questa tecnologia potesse debuttare su iPhone X (ma così non è stato) e a dicembre dello scorso anno Synaptics ha annunciato il Clear ID FS9500, primo lettore di impronte integrato in un display. Proprio quest’ultimo è stato adottato dallo sfuggente Vivo X20 Plus UD e dal Huawei Mate Porsche Design RS, che però ha anche un lettore sul retro.

Insomma, per il momento la tecnologia sembra ancora acerba e non ci sono notizie attendibili di una sua adozione nell’immediato futuro: secondo quanto riportato da DDay, questo sarebbe dovuto ad una scarsa affidabilità nel tempo. In termini ancora più chiari, i lettori sotto il display si deteriorano con il passare del tempo, anche piuttosto rapidamente.

Stando a quanto riportato, il CEO di Huawei, Richard Yu, ha ammesso onestamente che sul Mate Porsche Design RS ci sono due sensori perché il lettore sotto il display non offre la stessa sicurezza e precisione di quello tradizionale, ma ulteriori conferme sono arrivate da un ingegnere di un’azienda che produce dispositivi top di gamma, contattato da DDay.

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L’anonima fonte di DDay ha spiegato che il sensore di impronte sotto al display attualmente funziona solo con schermi OLED (effettivamente, nel comunicato di Synaptics si faceva esplicito riferimento agli Infinity Display, brand dei display OLED di Samsung), ma le prestazioni della lettura sono legate alle condizioni del pannello stesso.

Il problema è che gli schermi OLED sono costituiti da un materiale organico (Organic Light Emitting Diode), che si deteriora col tempo: fisiologicamente, gli schermi OLED perdono luminosità, anche se gli utenti non se ne accorgono perché esistono apposite tecnologie che compensano questo difetto. Tuttavia, questo calo di luminosità influisce negativamente sui lettori sotto al display: secondo quanto riferito già dopo sei mesi iniziano a presentarsi difficoltà di lettura e dopo due anni il riconoscimento dell’iimpronta diventa davvero problematico.

È possibile arginare il problema limitando l’affidabilità del sensore (ossia riducendone la precisione, al fine di farlo durare più a lungo) ma, secondo quanto riferito dall’ingegnere intervistato, dopo i fatidici due anni in molti casi lo smartphone non si sbloccherebbe comunque e limitare ulteriormente la precisione risulterebbe paradossale, perché ci si ritroverebbe con un dispositivo che si sblocca troppo facilmente (magari anche con impronte diverse da quelle con cui è configurato).

Insomma, sembra che per il momento ci siano ancora molti dubbi su questa tecnologia: staremo a vedere se nel corso dell’anno vedremo smartphone con lettore di impronte integrato nel display (magari l’imminente Xiaomi Mi 8).