Facebook che ascolta ciò che dite (opinione)

Emanuele Cisotti Perché non è così, ma vi crediamo comunque se dite che vi è sembrato che lo facesse.

A prescindere da cosa ne pensiate di Facebook o della privacy sicuramente avreste sentito uscire dalla bocca di qualcuno le parole “Facebook ascolta ciò che diciamo”. È una storia ricorrente e di cui si torna a parlare spesso sopratutto quando succede che si parli di un certo prodotto o servizio ad un amico e poco dopo compare una pubblicità riguardante un prodotto identico o simile su Facebook. È una coincidenza notevole e la prima conclusione che viene in mente è che Facebook ci ascolti, che si tratti di una telefonata o semplicemente di avere il telefono con noi nella stessa stanza.

Questo articolo nasce da una discussione scaturita nel nostro gruppo Facebook e ho deciso di raccogliere le mie risposte e i miei pensieri sulla questione in un articolo, così da spiegare perché Facebook non ascolta ciò che dite e che, per quanto “bella”, è solo una coincidenza. O quasi. Lungi da me tentare di difendere Facebook per qualche motivo. Facebook ha i suoi innegabili problemi al momento e da quando ha cambiato gli algoritmi che mostrano i contenuti nel flusso del sito non credo esista un editore (noi compresi) il cui sentimento nei confronti del social network blu sia diventato maggiormente positivo.

Andiamo quindi con ordine e vediamo tutti i motivi per cui Facebook non ascolta ciò che dite. Almeno non letteralmente.

Facebook non ha accesso al microfono

Il titolo può essere controverso ma il fatto è che all’avvio dell’app l’applicazione per smartphone di Facebook non ha accesso al vostro microfono. Lanciando certe operazioni, come registrare una storia video o avviare una diretta streaming, faranno sì che vi venga chiesto di attivare il microfono. In quel caso il microfono potrà essere utilizzato dall’applicazione. È facile però capire come non siano operazioni comunemente utilizzate dalla maggioranza degli utilizzatori dell’app e come di per sé, se l’interesse di Facebook fosse quello di raccogliere dati, non è un modo molto furbo farlo con un’app che di base non ha accesso al microfono.

Tra le altre cose alcune delle persone che dicono di essere state ascoltate da Facebook chiariscono che l’app non aveva accesso al microfono. Pensare che Facebook possa comunque ascoltarvi anche se il sistema non gli permette di utilizzare il microfono è complottismo. La spiegazione più “semplice” non è affatto semplice e implica accordi segreti da Facebook e Google, con implementazioni ad hoc celate nel codice sorgente di un sistema operativo open source.

È però vero che una parte delle persone ha garantito l’accesso al microfono e che quindi, almeno in linea teoria sarebbero potute essere ascoltate da Facebook. Andiamo quindi avanti.

Facebook consumerebbe troppo

Lasciando da parte il fatto che l’app di Facebook non sia certo parca di risorse, un controllo continuo di ciò che dite vorrebbe dire un enorme consumo di energia e di dati in background. Ve ne accorgereste molto rapidamente. Sistemi vocali come Alexa o Google Assistant sfruttano una hot keyword (Alexa o Hey Google) per iniziare l’ascolto vero e proprio di ciò che dite e trasmetterlo ai server per un’elaborazione in tempo reale.

Facebook ha detto che non ci ascolta

Mark Zuckerberg davanti al congresso ha risposto un secco “no” al fatto che l’azienda usasse il microfono a fini pubblicitari. Si potrebbe obiettare che è come “chiedere all’oste se il vino è buono”, ma sarebbe una grande semplificazione. In questo caso l’oste è una delle persone più potenti del mondo e la domanda è stata posta davanti al congresso in una sessione di importanza storica. Liberi di non credere alle parole del CEO di Facebook ovviamente, ma mentire così sarebbe sicuramente un po’ controproducente considerando anche che…

Facebook ha già altri problemi

Pensate alla bufera che sta investendo Facebook in questo periodo e chissà cosa questo vorrà dire per il futuro del social network stesso. E se pensate che tutto questo è successo non per una violazione attiva da parte dell’azienda quanto piuttosto di una negligenza nel controllo dei propri partner… capite che spiare miliardi di persone nel mondo tramite il microfono non è proprio quello di cui l’azienda ha bisogno. Sopratutto considerando che questa funzione non sarebbe bloccante nella raccolta dati, ma solo un’aggiunta.

Quali sono le fonti della storia?

Nella discussione nel gruppo si è detto anche che il fatto che Facebook ci ascolta è una cosa nota e che in rete se ne parla già da anni. Non è così. Se ne parla da anni perché le “coincidenze” di cui stiamo trattando accadono da anni, ma non c’è nessuna fonte attendibile che abbia provato nulla di tutto ciò. Se cercate su Google i primi risultati sono testate come AdKronos, IlMattino e Cosmopolitan, chehanno fatto degli articoli negli anni basati su “uno youtuber che ha fatto un video sul racconto di un utente anonimo su reddit” o su una funzione beta che in realtà è il riconoscimento degli show e della musica in ascolto. Ah.

Pensate a quale scoop sarebbe per una qualsiasi testata mondiale scoprire che Facebook ci ascolta in ogni momento. E diciamocelo, non sarebbe neanche troppo difficile da dimostrarlo se fosse vero.

Non succede praticamente mai

Mi riferisco alle volte in cui viene mostrata pubblicità inerente a quello che avete detto. Se Facebook stesse davvero ascoltando ciò che diciamo, lo sta facendo veramente male e i loro algoritmi sarebbero veramente un disastro. Provate ad aprire l’app di Facebook e scorrete il feed. Ogni quante pubblicità ce n’è una riguardante qualcosa di cui avete parlato a voce recentemente (e di cui invece non avete mai cercato online)? Probabilmente nessuna. Tra l’altro fare questo esperimento è utile anche per capire quanta pubblicità ci sia su Facebook: molta più di quella che si crede. Ci siamo così assuefatti allo scroll spasmodico dello stream che neanche ci accorgiamo quanta pubblicità ci passa sotto agli occhi. E spesso è così poco rilevante che non la notiamo affatto. Per questo diventa così rilevante ai nostri occhi quella che riguarda esattamente il prodotto di cui abbiamo parlato a voce.

È lo stesso principio per cui una volta notata una auto nuova in giro poi se ne vedono tantissime. È solo attenzione selettiva. Ci colpisce di più l’incidente aereo clamoroso e non le decine di migliaia di voli che ogni giorno portano centinaia di migliaia di persone sane e salve a destinazione.

Facebook sa già tutto di voi

Il punto è questo: Facebook sa già tutto di voi. Non vogliamo raccontarvi che l’azienda non viva della profilazione della vostra vita perché sarebbe una menzogna. Chi dice che “se il prodotto è gratis allora il prodotto siete voi” ha ragione. E Facebook è la dimostrazione più grande. Facebook, e le aziende che fanno pubblicità su Facebook, hanno una quantità di dati su di voi che già da soli sono sorprendenti e che interpolati fra loro generano una conoscenza della vostra persona che probabilmente non è così avanzata neanche da parte del/la vostro/a compagno/a. E non è un’esagerazione. Anche Cambridge Analytica si vantava di ciò. Ed è per questo che la pubblicità su Facebook (e non solo ovviamente) è spesso molto mirata.

Certo, direte voi, ma qui parliamo di prodotti che non ho mai cercato su internet. Sarebbe sorprendente se Facebook vi mostrasse solo pubblicità di prodotti di cui parlate ma che non cercate online ed infatti non è così. La spiegazione, oltre al sempre verde “è un caso”, è che la profilazione della vostra persona si basa non solo sulle vostre ricerche, ma anche su statistiche che indicano cosa cercano persone simili a voi, oppure nella stessa zona, oppure in base ai vostri amici e alle vostre abitudini. Ecco un a ottima applicazione di machine learning, che invece le aziende di telefonia non riescono ancora a sfruttare a dovere. Sapete che i negozi usano il vostro CAP per scoprire cose su di voi? E lo fanno dal 2009, quando l’intelligenza artificiale era argomento solo per i robot.

La pubblicità di Amazon che mostra ciò che avete cercato è un sempreverde ma appartiene al passato. Le aziende ormai vanno ben oltre cercando di anticipare se possibile i vostri bisogni o di crearne di nuovi. 9999 falliranno, ma poi ci sarà quella singola volta che indovineranno e a voi rimarrà impressa proprio quella. Ed è comprensibile.

Fate attenzione

Ormai non tutto ciò che le aziende sanno di voi lo sanno grazie ai dati che voi fornite in prima persona, ma è palese che anche un semplice like o una ricerca su Google arricchiscono il database del vostro profilo che alcune aziende costruiscono in modo molto attento. Ci sono vari modi di sfuggire a questa raccolta di informazioni, partendo da fare attenzione a cosa pubblicate e che culminano con il cancellarsi dalle piattaforme per cui noi siamo fondamentalmente dei dati. Non abbiamo nessun interesse nel difendere in modo incondizionato Facebook, ed è per questo che vi consiglio di cancellarvi se per voi l’apparizione di una pubblicità “sospetta” è una coincidenza inquietante. È però importante conoscere (almeno in linea generale) quali sono i limiti di un’idea come quella dell’ascolto perenne dei nostri dialoghi e capire perché non è una strada percorribile.

Non saremo noi a negare che nella vita di internet siano già saltate fuori storie incredibili, ma questa è altamente improbabile, anche perché sotto i riflettori e l’attenzione mondiale. L’invito a fare estrema attenzione a come usiamo i nostri dati però lo rinnoviamo più che volentieri.

Poiché almeno fino ad Android P è comunque tecnicamente possibile per le app (dopo abilitazione del permesso da parte dell’utente) di usare il microfono per ascoltare anche con l’app chiusa, il consiglio è anche quello di limitare al minimo le app installate nel proprio telefono, sopratutto quelle meno conosciute e “rodate”.