Cosa sta succedendo in Russia ed Iran contro Telegram

Nicola Ligas -

Telegram è stato messo al bando in Russia da circa un paio di giorni, in seguito al rifiuto di consegnare al Federal Security Service (FSB) le chiavi crittografiche che permetterebbero all’autorità Russa di accedere ai messaggi criptati scambiati tramite la celebre piattaforma di messaggistica.

Tale richiesta è stata successiva a delle leggi anti-terrorismo in vigore dal 2016, secondo le quali i servizi di messaggistica devono fornire alle autorità competenti la possibilità di decrittare i messaggi. Il CEO di Telegram, Pavel Durov, si è però rifiutato di sottostare a tale richiesta, rispondendo che “la privacy non è in vendita”.

Lo stesso Durov riporta che la Russia sta ora cercando di mettere in atto il ban nei confronti di Telegram, ma che finora questo sarebbe stato sostanzialmente inefficace. Gli utenti russi tendono infatti a bypassare il blocco utilizzando VPN e proxy, e Telegram stesso si sta appoggiando a servizi cloud di terze parti per cercare di rimanere il più raggiungibile possibile anche senza interventi da parte degli utenti.

Per cercare di mettere in atto il bando, gli ISP russi hanno infatti iniziato a bloccare qualcosa come 15,8 milioni di IP appartenenti alle piattaforme cloud di Amazon e Google, sulle quali si appoggia Telegram. Il problema è che così facendo hanno reso inaccessibili dei servizi che con Telegram non hanno nulla a che vedere. Parliamo di online banking ed estore diffusi un po’ in tutto il paese, ma anche di altre app come Viber, o anche del PlayStation Network. Il grafico qui sotto (via: meduza) dovrebbe darvi una rapida idea della portata dell’azione intrapresa.

Nel frattempo le autorità russe non solo hanno chiesto ad Apple e Google di rimuovere Telegram dai rispettivi store per iOS ed Android, ma si sono spinte anche più in là, contattando servizi di terze parti, come APKMirror, con la medesima richiesta.

La vicenda è insomma ancora in corso di svolgimento, e torneremo a parlarne se ci fossero conseguenze tali da interessare anche il nostro mercato.

Aggiornamento19/04/2018

Secondo multipli report su Reddit e Twitter, Twitch è stato almeno in parte bloccato in Russia, come conseguenza del ban di Telegram di cui sopra. Si tratta appunto di “danni collaterali”, non di un intento preciso di colpire Twitch. Nel frattempo (via The Verge) sembra che anche l’Iran potrebbe estendere il ban a Telegram, più o meno per le stesse motivazioni della Russia. Al momento non c’è nulla di effettivo, anche se il governo locale sta già provando a far migrare gli utenti Telegram verso piattaforme locali, quali iGap, Soroush, e Gap.

Aggiornamento23/04/2018

Come già riportato, Google ha confermato (via Tech Crunch) alcuni alcuni disservizi con i suoi servizi (scusate il gioco di parole) a causa del tentativo di mettere al bando Telegram, che nel frattempo sembra relativamente illesa, come testimoniato da Pavel Durov. Tra i servizi colpiti troviamo non solo la ricerca, ma anche Gmail e addirittura le notifiche push su Android.

Aggiornamento01/05/2018

Secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal, il governo iraniano si sta adoperando per la messa al bando di Telegram, rea di diffondere il malcontento nel paese, dando allo Stato Islamico un terreno fertile sul quale diffondere la sua propaganda. Il medesimo report afferma che gli utenti iraniani di Telegram dovrebbero essere circa 40 milioni, circa un quinto dell’utenza globale dell’app. Al momento però non sembrano esserci disservizi estesi nel paese asiatico, ed è probabile che le cose vadano come in Russia, dove ancora le autorità non sono riuscite ad arginare l’uso dell’app. Nel frattempo, proprio in Russia, continuano le proteste, con circa 12.000 persone che hanno marciato per Mosca lanciando aeroplanini di carta (via: Reuters) Abbiamo aggiornato di conseguenza il titolo dell’articolo.

Via: Tech Crunch, The Verge