PostmarketOS vi convincerà a rimandare il pensionamento del vostro vecchio smartphone (foto e video)

Edoardo Carlo Ceretti A patto che non pretendiate di utilizzarlo ancora per telefonare.

Molti appassionati di smartphone si sono da tempo organizzati in un complesso sistema di compravendita, che permette loro di cambiare modello frequentemente, senza dover sborsare interamente le ormai folli cifre richieste per i modelli di ultimo grido. Esiste però una nutrita categoria di utenti non affetta dall’irrefrenabile desiderio di provare sempre le ultime uscite, che dunque rimane fedele al proprio dispositivo ben oltre i canonici 2 anni di ciclo vitale – protetti anche dalla garanzia del produttore – passando ad un nuovo modello, spesso persino a malincuore, per cause di forza maggiore.

I vecchi smartphone, ormai non più adatti a sostenere l’onda d’urto di app sempre più pesanti ed esose nell’uso quotidiano, finiscono per essere tristemente dimenticati nel fondo di un cassetto. Proprio per evitare un pensionamento per certi versi troppo precoce, nel corso del 2017 un team di sviluppatori indipendenti ha lanciato il progetto PostmarketOS, un sistema operativo open source basato su Linux, che si pone l’obiettivo di estendere il ciclo vitale di uno smartphone fino a 10 anni complessivi.

Un progetto decisamente lodevole ed ambizioso, che durante le fase iniziali supportava un numero molto ristretto di vecchi smartphone, mentre ora supporta ufficialmente quasi tutti i modelli Nexus più datati, i best seller Moto G 2013 e 2015, una serie di smartphone di produttori molto diffusi come Samsung, Sony, LG, OnePlus e HTC, fino alla console Ouya, il leggendario Nokia N900 e persino Mozilla Flame, equipaggiato con il defunto FireOS.

Tutto molto bello fin qui, se non fosse che un progetto di questo tipo, al netto dei grossi progressi degli ultimi mesi, sta ancora incontrando non pochi problemi di sviluppo. Allo stato attuale infatti, il sistema non consente di utilizzare gli smartphone supportati per telefonare (!), non è disponibile la connessione dati e risultano non funzionanti il Bluetooth, l’accelerazione 3D, la fotocamera, il GPS e persino l’audio.

Nonostante dunque le interessanti premesse, al momento PostmarketOS è lontano da essere una reale alternativa ai sistemi operativi originari dei nostri vecchi smartphone. Per molti di questi, nel caso le release ufficiali risultassero ormai quasi inutilizzabili, risulta ancora più proficuo e sensato installare una delle custom rom disponibili, appartenenti ad esempio al progetto LineageOS.

Tuttavia, il problema del riutilizzo di vecchi dispositivi elettronici, sfruttandone a pieno il loro ciclo vitale, è decisamente sentito, anche solo per motivazioni ecologiche e di errato smaltimento di rifiuti informatici. Questi dispositivi, nella maggior parte dei casi, potrebbero essere ancora in grado di dire la propria, magari sotto altre vesti: possono diventare ad esempio degli hub per le prossime smart home, periferiche di supporto per altri dispositivi, strumenti per l‘IoT e così via. Speriamo dunque che il progetto PostmarketOS possa, nel tempo, maturare ed affermarsi, per garantire una risposta valida a questa troppo spesso sottovalutata problematica.

Via: LiliputingFonte: PostmarketOS