Chi è Pavel Durov, il creatore di Telegram

Giuseppe Tripodi -

Nonostante sia l’app di messaggistica più famosa al mondo, ogni volta che scriviamo un articolo su WhatsApp, qualcuno nei commenti tira fuori l’ormai noto hashtag #meglioTelegram, divenuto praticamente un meme della nostra community. Inoltre, quando abbiamo lanciato il nostro sondaggio in merito alla migliore app di messaggistica, più del 50% dei nostri lettori ha votato per Telegram.

Effettivamente Telegram ha spesso stupito per le funzioni ricercate e la velocità di aggiornamento: è vero, non ha ancora le chiamate (audio o video che sia), ma è stato tra i primi servizi ad includere un sistema di bot e i canali, ha sempre vantato un’ottima sicurezza nelle chat segrete e, in generale, è sempre stato molto attento alle esigenze degli utenti, implementando appena possibile le richieste più ragionevoli.

Inoltre, Telegram è gratis e, a differenza di WhatsApp, non ha intenzione di proporsi come piattaforma dove le aziende possano contattate gli utenti: ma allora qual è il business model di Telegram? Attualmente nessuno: Telegram non fa soldi e, per il momento, si basa unicamente sulle ricchezze del suo fondatore, Pavel Durov. Questo nome riecheggia spesso tra i più interessati di tecnologia, ma non ha assolutamente la stessa risonanza mediatica del coetaneo e “collega” Mark Zuckerberg: quindi, insomma, chi è Pavel Durov?

Pavel Durov è un imprenditore e informatico russo; nato a San Pietroburgo nel 1984, ha vissuto in Italia una parte della sua infanzia, quando suo padre era docente di Filologia all’Università di Torino, città dove ha frequentato alcuni anni di elementari. In giovinezza, passa molto tempo a stretto contatto col fratello maggiore Nikolai, matematico ed informatico esperto verso cui Pavel nutre grande ammirazione.

Personalità eclettica e interessata in diversi campi di studio, Durov dedica molto tempo alla cura di sé: è vegetariano, non beve e non fuma, veste sempre di nero e si definisce un libertario.

Nel 2006, dopo la laurea in Filologia, Pavel inizia a lavorare su VKontakte (In contatto in russo), il social network che successivamente gli farà guadagnare l’appellativo di Mark Zuckerberg russo. VKontakte (noto anche come VK) nasce come piattaforma per scambiarsi gli appunti ma, proprio come Facebook, diventa in breve tempo un social network con tutte le funzioni del caso: seguire i propri amici, commentare i post, guardare le foto, mettere Like e così via.

Logo di VKontakte
Logo di VKontakte

In poco tempo VK ottiene subito un gran successo nei paesi dell’ex Unione Sovietica, in maniera praticamente parallela a Facebook: in 6 anni il social network di Durov raggiunge 200 milioni di iscritti e diventa un importante punto di aggregazione per i ragazzi russi. Tuttavia, c’è una grossa differenza tra Facebook e VK poiché su quest’ultimo (per volere dello stesso Durov) vige una sorta di anarchia: fioccano i contenuti illegali e non ci sono forme di “controllo” per pagine e contenuti.

Il successo di VK continua a crescere: il social network viene utilizzato da sempre più persone, tra cui il famoso attivista Alexei Navalny, che aveva denunciato gli abusi della polizia russa.

Il governo di Putin non gradisce le critiche mosse tramite VK e decide di muoversi con la forza: l’8 dicembre 2011 Pavel Durov trova il proprio appartamento circondato dagli agenti dell’FSB (agenzia governativa nata dalle ceneri del KGB), che gli intimano di cancellare la pagina del suddetto attivista. Tuttavia, Durov non solo si rifiuta di eseguire gli ordini, ma risponde all’attacco con un tweet in cui pubblica la lettera inviatagli dal governo e un cane che fa la linguaccia.

Il governo di Mosca non si aspetta una reazione simile, gli agenti non sanno come comportarsi e passano diverse ore prima che l’assedio alla casa termini.

In seguito a questo episodio, i rapporti tra Durov e il governo di Mosca si incrinano: d’altronde, Pavel è una figura controversa e difficile da gestire, un libertario che crede fermamente nella condivisione delle informazioni e che loda Internet come luogo di scambio libero tra gli utenti.

Per dare un’idea migliore di chi è Durov, basta citare alcuni episodi della sua vita, che hanno avuto un’importante risonanza mediatica: ad esempio, per il suo 26° compleanno, l’imprenditore russo ha donato 1 milione di dollari a Wikipedia.

Ma ancor più emblematico è un aneddoto che risale al 2012, che in un’intervista a TechCrunch Durov ha definito uno dei momenti più divertenti nella storia dell’azienda. VK aveva ricevuto grandi finanziamenti ed era previsto un bonus economico per un vicepresidente della società; tuttavia, ai complimenti di Pavel e dei colleghi, il dirigente risponde dicendo che non gli interessa nulla dei soldi, che lavora a VK per l’idea e non per il denaro.

Allora Durov propone di buttare via i soldi: il vicepresidente in questione inizia a lanciare contanti dalla finestra, ma Pavel lo riprende: Non lanciarli in questo modo, fallo in maniera più creativa.

Così, Durov e soci iniziano a piegare banconote da 5.000 rubli (circa 155$, al cambio dell’epoca) a forma di aeroplanino e a lanciarli dalla finestra del loro ufficio sulla Prospettiva Nevskij, la strada principale che attraversa San Pietroburgo. Ovviamente la pioggia di denaro attira parecchia gente e il team di VK smette di lanciare aeroplanini fatti con le banconote quando la folla inizia ad azzuffarsi per i soldi.

Un’azione talmente eclatante non fa che peggiorare i rapporti tra il governo di Mosca e l’informatico, che nel 2013 viene formalmente accusato di aver investito un agente di polizia.

Durov sostiene che si tratti di un’accusa completamente inventata, ma le indagini proseguono e coinvolgono la Sledkom (una sorta di servizi segreti russi), che presto iniziano ad investigare anche su VK, perquisiscono la sede e mettono le mani sui documenti dell’azienda. Nel frattempo, due dei maggiori investitori di VK, Vyacheslav Mirilashvili e Lev Leviev, vendono le loro quote alla United Capital Partners (UCP), una società vicina al governo che prima d’ora non aveva mai investito in tecnologia.

Nel 2014 anche Durov vende le sue quote della società (il 12%) e, pur rimanendo amministratore delegato per un po’ di tempo, viene successivamente licenziato da VKontakte, l’azienda che lui stesso aveva fondato, dopo aver supportato le proteste di alcuni attivisti ucraini ed essersi rifiutato di condividere i dati su questi ultimi in possesso da VK.

A quel punto Pavel, insieme al fratello Nikolai, decide di lasciare la Russia per dedicarsi al suo nuovo progetto, Telegram. I due fratelli Durov “acquistano” la cittadinanza nelle Isole di Saint Kitts e Nevis, un minuscolo stato dell’America Centrale, grazie ad una donazione di 250.000$ allo zuccherificio locale, la Sugar Industry Diversification Foundation.

Un murales che ritrae Pavel Durov (San Pietroburgo, Russia). Foto di Wikimedia
Un murales che ritrae Pavel Durov (San Pietroburgo, Russia). Foto da Wikipedia

Grazie a questo passaporto, i due fratelli scelgono una vita di nomadismo e, insieme ai restanti 12 ingegneri che compongono il team di Telegram, iniziano a spostarsi continuamente tra i paesi europei, per non rimanere troppo tempo sotto la giurisdizione di un solo stato.

Da qui in poi la storia è più o meno nota alla maggior parte dei nostri lettori: col tempo Telegram è diventato il colosso che è ora e Durov ha sempre sostenuto che la società non guadagnerà mai soldi tramite i metadati degli utenti.

Secondo quanto dichiarato nelle FAQ, le uniche forme di monetizzazione accettabili (in futuro) saranno donazioni volontarie o funzioni aggiuntive a pagamento (che comunque non mineranno la struttura attuale di Telegram).

Il logo di Telegram: un aeroplanino di carta
Il logo di Telegram, un aeroplanino di carta. Vi dice nulla?

Durov è un personaggio complesso e decisamente atipico nel mondo dell’informatica e il suo progetto, Telegram, rispecchia per moltissimi aspetti la sua visione del mondo.

Con questo editoriale abbiamo cercato di fornirvi una panoramica sulla sua vita: se volete saperne di più, potete seguirlo su Twitter. A proposito, non dimenticate di notare che come sito web sul suo profilo Twitter, Durov linka un articolo di Wired intitolato Messaging apps shouldn’t make money.

Fonti e riferimenti:

  • Mario I/O

    Sono gli articoli come questi che mi fanno digerire il vostro player video da arresto immediato.

    • Mattia

      Dai, adesso è sicuramente migliore di prima 😉

      • Mario I/O

        Beh, sì: qualcosa è meglio di niente.

        • Mattia

          Adesso almeno puoi scegliere la qualità 😉 (anche se la definizione 540p non l’ho mai sentita…)

    • luigi gimmi

      Sei fortunato che a te funzioni…

      • Mario I/O

        Chi ha detto che mi funziona 😛 ?

    • Angelo

      AHAHAHAHAHA quanta ragione ?

  • ipsedixit

    Articolo interessantissimo, grazie!

  • Pachy

    Articolo interessante!

  • Marco

    Bravo Giuseppe, grazie per l’ottimo articolo, che – oltre ad essere molto interessante – è anche scritto molto bene.

    Certo che vita, quella di Durov!

  • Marco Olmedi

    comunque #meglioTelegram

  • Polezzz

    Questo tizio è un genio del male, mi ricorda Loki. XD

    • IgliD

      hahaha… bella questa 🙂 troppi film 😛

  • Psyco98

    Waaaa! Che figo!
    È un personaggio assurdo 😀 tantissima stima per la donazione a wikipedia, è una di quelle cose che anch’io ho in programma in caso diventi milionario per qualche motivo.
    Beh, stavolta è più il caso di dire #meglioDurov (e non pensate male!)

    • Marika Dei Colli

      Puoi iniziare anche con 10 euro mica devi per forza donare milioni ognuno dona quello che può, tante gocce formano l’oceano.

      • Marco

        esatto, io per esempio dono 5€ all’anno!

      • Psyco98

        Ogni tanto qualche rimasugli di paypal ce lo metto, eh 😉

  • eric

    ….la cosa più ridicola che ho mai letto ….. – cit – “…Telegram non fa soldi”

    • Dario · 753 a.C. .

      Come li fa?

      • eric

        ….a buon intenditor……………. ;))
        ti dice niente “politica”….”servizi segreti”…..”senza censura”……”non guadagnerà mai soldi tramite i metadati degli utenti” ….. ma dove credete di vivere nel paese dei “santi e puri” ????
        …chissà come mai telegram è l’applicazione di messaggistica istantanea più utilizzata dall’Isis
        per saperne di più basta consultare (è in italiano) Repubblica …..

        • Dario · 753 a.C. .

          Se usi le chat segrete ti basta leggere il codice. Se vuoi parlarne allora di chiaramente è linka quello che devi linkare

        • Davide

          ti rendi conto vero che ipotizzare che telegram guadagni vendendo metadati dovrebbe essere esattamente il motivo per cui un terrorista dell’isis non dovrebbe mai e poi mai utilizzarlo?

          decidi quale teoria complottista seguire…

        • IgliD

          che loro raccolgano dati ecc e normale , pero wow nominando l’isis mi hai spiazzato … no dico attenzione che non sia mai e. per il resto sono d’accordo con te (si loro fanno i soldi , ma con altri canali ecc)

          • eric

            …A SCANSO DI EQUIVOCI….rispondo a te sperando che anche i vari “burloni” sul sito (capaci solo a fare battute) si “applichino” a leggere le parole:
            NON critico Durov per quello che ha “creato” anzi tanto di cappello per aver elaborato una buona applicazione! ….. critico chi si fodera gli occhi di fette di salame che ancore crede, DOVE SONO IN BALLO MILIONI DI DOLLARI, che telegram ed il suo fondatore siano un’opera di beneficenza!!
            …ho volutamente “calcato” i toni con certe espressioni, in “antitesi” a volte con le altre, proprio per scuotere da questa forma di “torpore” dove ci si ostina a vedere “puro” ciò che non è 😉

        • guineja

          Lo usano e finanziano quelli che spargono le scie chimiche, è logico, no?

        • Massimo Maiorano

          Napalm51, sei tu?

          • Simone Falzarano

            Ahahah lo abbiamo scoperto ?
            In realtà è tutto un complotto atto a renderci schiavi di Antonio Razzi…

          • eric

            ….mi dispiace….non sono io

        • Psyco98

          Non voglio entrare anch’io nel discorso che poi, tra quanti siamo, diventa un flame gigantesco. Semplicemente vorrei ricordare la notoria qualità delle testate italiane: ho letto quasi più cazzate a proposito della droga su Repubblica, Corriere etc. che sugli opuscoli della narconon (per fare un esempio su una materia che conosco).

          • eric

            ….fortuna che non si deve disquisire su “testate giornalistiche” 😉
            resta il fatto che non è credibile, oggi in un “mondo capitalistico” che si intraprenda un “business” da milioni di dollari solo per fare “beneficenza” ….. Pavel Durov sarà un eccellente uomo di “idee” ed ancor più bravo “imprenditore di se stesso” … ma non è certo una Onlus

    • Giuseppe Tripodi

      Sarà anche la cosa più ridicola che tu abbia mai letto, ma è frutto di un lavoro di ricerca e di confronto delle fonti.

      Troppo facile avere pregiudizi e ipotizzare complotti internazionali: se hai qualcosa di utile che supporti la tua idea, con dati alla mano, sarò felice di ascoltarti e rivedere anche l’articolo (qualora ce ne fosse bisogno); in alternativa, stai solo aggiungendo rumore di fondo, inutile e controproducente.
      E no, che Telegram sia la chat più usata dall’ISIS non vuol dire assolutamente nulla.

      In ogni caso, in primo luogo ti invito a rispettare il lavoro altrui.

      • eric

        ….lungi da me avere pregiudizi !!! ….e massimo rispetto per il lavoro fatto da Durov !! ….. già l’ho detto….
        ma avere la mente obnubilata e pensare che DOVE GIRANO MILIONI DI DOLLARI ci sia solo “beneficenza” è un “insulto” all’intellighenzia 😉
        …da una parte all’altra investimenti così elevati ed importanti DEVONO rientrare!!
        …francamente trovo il tuo un discorso piuttosto campato in aria e che non si basa su nessuna logica di mercato……soprattutto “di parte” se non sei disposto neppure ad ascoltare “rumori di fondo” 😉

        • Giuseppe Tripodi

          Guarda, Durov ha tanti difetti, ma per tutto quel che si sa su di lui finora non gli si proprio rimproverare che non sia disposto a lavorare per il “puro ideale”.

          Come ho già scritto prima, qualora tu avessi informazioni diverse (che non siano tue mere supposizioni basate su personalissime concezioni economiche), ti invito a portarmi uno straccio di prova che riceva fondi da qualcuno.

          Anche nel giro delle enciclopedie ci giravano i milioni di dollari: poi è arrivata Wikipedia. E, fortunatamente, non esistono solo logiche di mercato: ci sono idee e cause che vanno ben oltre il denaro.

          Aggiungo: hai anche l’avatar di V/Guy Fawkes, un po’ di fiducia in più nell’umanità non guasterebbe.

          • eric

            ….a sessant’anni, di cui quaranta passati nelle varie “economie di mercato”ne hai viste di cotte e di crude…….e non credi più al “benefattore” di una volta …. 😉
            giustissimo che voi più giovani abbiate fiducia in certi “concetti” ma ricordatevi che NULLA è “gratis” quando sono in ballo milioni di dollari e di utenti … ce lo fanno credere e ci “cucinano” il bel piatto ma “loro” si spartiscono la torta …
            PS: …. questo non vuol dire che, per ora, lo facciano a scapito dei “clienti” ….. ma in altri modi si …. se poi non ci vengano rivelati è il “modo” per poter continuare a farlo 😉

    • Tiwi

      telegram farà anche soldi, ma non come pensi tu; si pensa di far pagare set di sticker o metodi per monetizzare (tramite donazioni) i bot-canali..
      non è xk fb e wa raccolgono tutti i tuoi dati sensibili, e li vendono, allora tutti devono farlo..è vero, non viviamo nel paese dei balocchi, ma è anche sbagliato fare di tutta l’erba un fascio..

    • ale

      Telegram non fa soldi perché guadagnano talmente tanto con VK che possono permettersi per ora di tenerlo in perdita (ovviamente gestire server e tutto gli costa e anche tanto). Poi in futuro se l’applicazione avrà più diffusione, dovranno inventarsi qualcosa per finanziarsi.

      Considera che anche WA alla fine non porta guadagni direttamente, Facebook non ci guadagna niente con WA dato che non hai la pubblicità ne nulla, ci guadagna con Facebook… loro lo hanno comprato solo per evitare che lo facessero altri sostanzialmente, ma prevedo (e mi pare strano non l’abbiano ancora fatto, probabilmente hanno paura poi delle proteste di utenti o anche cause e simili) che uniranno i due servizi (FB e WA) in uno unico con cui si utilizzerà un unico account (che poi sarebbe anche più comodo secondo me)

      • Dario · 753 a.C. .

        Stai scherzando? WhatsApp condivide i tuoi dati con Facebook!

        • ale

          Quanto pensi che gli renda questa cosa, che fra l’altro nemmeno tutti attivano ? E poi cosa condivide, se i messaggi sono cifrati e non li possono leggere, solo i numeri di telefono ? Che nel 99% dei casi hanno già perché tanto se installi Messanger ti richiede il permesso di accesso alla rubrica ?

          No con WA non ci guadagnano nulla, neanche ci coprono le spese, l’unica ragione per cui l’hanno acquistato è per toglierlo dalle mani di possibili concorrenti, e per farlo scomparire in futuro (o meglio integrarlo in messanger sostanzialmente)

          • Dario · 753 a.C. .

            Non tutti attivano?

            Guarda che mica puoi disattivare o attivare. Condividono i tuoi dati con Facebook e basta, tra cui persone con cui chatti, ultimi accessi ecc ecc

          • ale

            Si c’è un opzione che puoi attivare, controlla nelle impostazioni…

            E poi, spiegami una cosa, quanto pensi che ci guadagnino con questi dati ? Te lo dico io, nulla…

            Anche perché, hanno già tutte le informazioni che possono avere tramite Facebook, questa cosa ridicola del fatto che gli servano i dati in più di WA, non ha senso, quando con Facebook possono già sapere tutto su di te.

          • Dario · 753 a.C. .

            Leggi le FAQ. L’opzione e solo per non farli usare per scopi pubblicitari, ma saranno condivisi per altri scopi.

      • anto

        Se Facebook ottenesse da WA anche solo quali sono le persone con cui hai più contatto, ha ottenuto un grafo dei tuoi legami molto più realistico ed affidabile di quello ottenibile dai soli dati facebook. Collegando le persone ai loro relativi profili facebook, può usare tale grafo per migliorare il loro sistema di raccomandazione utilizzato per le pubblicità mirate.
        Cosa è accaduto in Cina con WeChat è la prova che avere una profilazione utente derivata da servizi diversi porta un potere commerciale assurdo.
        Ho lavorato per due anni facendo ricerca in questo ambito e so cosa significa poter avere accesso ai dati delle persone.

        • ale

          Perché più realistico di quello di Facebook ? Ok, sai le persone con cui comunico, però non puoi sapere il contenuto delle conversazioni (perché non hai accesso ai messaggi essendo cifrati, in teoria), quindi non sai per esempio se sono chat di lavoro, se sono chat fra amici, o che, si ti dà qualche informazione, ma con Facebook hai mille volte le informazioni che ottieni da WA, solo con i dati di Facebook di una persona sanno già praticamente tutto, quei dati non gli servono più di tanto, e sicuramente non gli fanno guadagnare al punto tale da rientrare nell’investimento da 14 miliardi, ne tantomeno penso che guadagnino abbastanza con il poco di informazioni che raccolgono per pagarsi la gestione dei server (che per un servizio con così tanti utenti, penso costi parecchio…)

  • Dario · 753 a.C. .

    Veramente un bell’articolo, siete grandi! È stato un piacere leggerlo ed è stato molto interessante. Spesso vi distinguete dagli altri blog rivali con queste perle ?

  • Dario · 753 a.C. .

    Scelsi di usare telegram nel lontano inizio 2014, quindi ben 3 anni fa ormai (come vola il tempo), proprio leggendo le FAQ e alcuni modi di vedere di telegram, poi il fatto che il client fosse opensource è stata la ciliegina sulla torta.

    Gli utenti anziani come me ricorderanno che a quel tempo l’app era solo in inglese, aveva la stessa UI di WhatsApp e veramente veramente poche funzioni. Non c’era nulla di BOT, canali, stickers o altro.
    Oggi ancora non mi stanco di supportarlo perché dopo 3 anni i principi che mi hanno spinto a migrare a telegram sono ancora supportati e sono ancora i punti di forza dell’azienda. Nulla è cambiato rispetto a 3 anni fa (in male per la privacy e libertà degli utenti si intende), mentre in WhatsApp c’è stato un cambiamento assurdo in peggio, passando in mano a Facebook, condividendo dati con Facebook, censurando link e presto vedremo aziende e pubblicità a romperci le paIIe.

    Ricordiamoci che quando utilizziamo telegram non si tratta di avere gli stickers, le gif

    • Matteo Bottin

      Mamma mia è verissimo. Anche io sono 3 anni che bazzico su telegram (il messaggio più vecchio che ho trovato è dell’inizio giugno 2014, su WhatsApp li avrei persi di sicuro) e devo dire che è l’unica app di messaggistica che non mi ha mai dato problemi: per esempio, messenger e Whatsapp non mi consegnano i messaggi push ma devo aprire l’app, nonostante abbiano le stesse impostazioni di “whitelist” che ha telegram.
      Poi, senza il client desktop non potrei vivere.

  • Volpe

    Bellissimi articoli in questi giorni 🙂

  • Ingorante

    Bravo, Beppe. Bell’articolo.
    Però al di là del mecenatismo di Durov, personaggio sicuramente interessante, una cosa è certa: se Telegram agli albori fosse stato a pagamento, oggi sarebbe MORTO.
    Ad oggi non può PERMETTERSI di monetizzare perché non è ancora abbastanza potente e diffuso da creare una sorta di “dipendenza” (prendete il temine nel senso sottinteso), in particolar modo perché a livello di numeri non può ancora competere con Whatsapp.
    Ma Mr. Durov non è un pirla. E’ un genio del marketing.
    Prima creare dipendenza, e solo dopo monetizzare.
    Quando potrà (se potrà…) fare la voce grossa, la farà.
    Fortunatamente per gli estimatori di telegram il pericolo potrebbe non rivelarsi mai, ma solo perché nel loro meccanismo perfetto c’era un calcolo sbagliato: piaccia o meno, Telegram non rimpiazzerà MAI Whatsapp e forse mai si avvicinerà minimamente ai numeri del rivale.
    Quindi Telegram è destinato a restare utile ma non “indispensabile” come avrebbe voluto Durov.
    Ergo, salvo imprevisti cambiamenti, Telegram resterà, suo malgrado, gratuito e Durov eviterà di perdere la faccia.
    L’importante è che in questo scenario a guadagnarci veramente saranno gli utenti.

  • Tiwi

    Bell’articolo..preciso e completo..tante cose che prima non sapevo adesso le so 😀
    e come detto anche nell’articolo, la storia rimane
    #megliotelegram

  • guineja

    Una cosa che ho scoperto pochi giorni fa, e che mi è piaciuta, è che se fai parte di una chat con altre persone, non puoi vedere il numero di chi non hai in rubrica. Questa è una cosa fantastica, a parer mio

  • Leonard

    Stupendo articolo! Solo una nota: non è anche Whatsapp gratis, ora?

    • guineja

      SI, quella frase l’ho dovuta leggere bene anche io, ma dice : “non ha intenzione di proporsi come piattaforma dove le aziende possano contattate gli utenti”

      • È vero ma i dati te li fregano comunque.
        Sono stati informati sulla backdoor ma lo staff di Whatsapp/Facebook se ne frega.

    • Dario · 753 a.C. .

      Ma a che prezzo? Adesso condivide i tuoi dati con terzi (Facebook) ed è scritto chiaramente nelle FAQ

      • Luca Serri

        Ma cosa condividono oltre al nome utente e allo stato, visto che numero di telefono e conversazioni rimangono private? (In teoria ovviamente, in pratica non sappiamo realmente cosa facciano.)

        • Dario · 753 a.C. .

          La cosa più bella e che neanche loro lo specificano, dicono che condividono info sul tuo account ma non si sa bene cosa. Credo il numero di telefono, gli accessi che fai, con quali numeri parli ecc

          • Luca Serri

            Il numero dicono di no. A sto punto mi vengono in mente solo accessi, tipo di gruppi frequentati, e roba del genere.

  • Leo

    ottimo articolo, complimenti

  • stuck_788

    interessante

  • Marco Giudici

    Bel ritratto di una figura affascinante: geniale, vegetariano (una rarità assoluta da quelle parti) e con una ideologia anarco-capitalista altrettanto rara, però a mio giudizio tutti i ritratti – compreso questo – tendono ad esasperarne il profilo di “perseguitato dalle autorità” a scapito di altri aspetti. Prima di tutto è vero che Durov si è sempre sentito al di sopra delle leggi e soprattutto la cosa vera è che ha sempre avuto la pretesa di gestire VK come cosa propria anche quando ha cominciato ad esserne un azionista di minoranza, cosa per cui ti farebbero fuori ovunque. Aggiungerei pure che non è stato esattamente espropriato, quando ha venduto la quota finale per una cifra undisclosed ma (pare) vicino ai 300 milioncini 🙂
    Non per criticare, mi sta simpaticissimo, personalmente, è solo che tutta la stampa occidentale gioca un po’ sul clichè di dissidente anche quando questo è un aspetto non proprio certo o secondario.

  • Nessuno86

    Bell’articolo, complimenti.

  • Vale76

    Tutto bello, ma spiegatemi perché quasi nessuno mette il pulsantino di telegram accanto a quella brutta cornettaccia verde…