L’Agcom sta conducendo un’inchiesta per capire le prospettive del 5G in Italia

Vezio Ceniccola

Il mercato digitale sta crescendo esponenzialmente negli ultimi anni e il terreno di scontro tra i vari contendenti si fa sempre più affollato, sebbene in pochi se ne possano accorgere. Infatti, la vera battaglia per i decenni futuri non sarà combattuta su terreni materiali e spazi visibili: il vero oggetto di conquista è l’etere.

I vari operatori telefonici e radio-televisivi stanno combattendo molto per accappararsi il loro spazio nello spettro delle frequenze utilizzabili a livello commerciale. La connettività 4G ha già dato una scossa forte a tutto l’ambiente, ma il 5G si annuncia ancora più famelico di frequenze, e tutti dovranno fare i conti con questa nuova tecnologia.

Proprio per questo motivo, l’Agcom sta conducendo un’indagine conoscitiva per capire quali prospettive ci siano nel nostro paese per la connettività 5G e per l’utilizzo dello spettro oltre i 6 GHz. La tecnologia 5G porterà non solo un’evoluzione del precedente standard, ma anche dell’architettura di rete, permettendo una migliore interazione con i dispositivi IoT e una comunicazione machine-to-machine più efficiente.

Il Radio Spectrum Policy Group sta pensando di mettere a disposizione una parte delle frequenze sia al di sotto che al di sopra di 1 GHz, in particolar modo nella banda 3.400-3.800 MHz – alcune delle quali sono già state assegnate con delibere risalenti al 2007 e al 2015 – ma si guarda anche alle frequenze oltre i 24 GHz.

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Come detto, un ruolo importante potrebbe essere riservato allo spettro oltre i 6 GHz, il cui uso potrebbe essere agevolato anche da nuovi meccanismi per la protezione dalle interferenze, e l’Agcom sta appunto tentando di capire quanto siano appetibili tali frequenze sul mercato.

Inoltre, gli specialisti delle telecomunicazioni sono anche alla ricerca di nuove implementazioni per quanto riguarda l’architettura di rete, magari tramite l’uso di small cell e Network densification, tecnologie che potrebbero cambiare il modello di business degli operatori.

Alla fine dell’indagine di Agcom dovremmo, dunque, avere un quadro più chiaro di cosa ci aspetta per il futuro e come affrontarlo nel modo più corretto ed efficiente possibile. Le nuove tecnologie rappresentano sempre una sfida sia per le istituzioni che per l’industria e il mondo degli affari, ma speriamo che tutti i giocatori in campo collaborino in armonia per offrire agli utenti servizi efficienti al giusto prezzo.

Via: Corriere Comunicazioni