Giudice ordina ad Apple di hackerare l'iPhone di un attentatore, ma Cook si oppone

Il governo USA vuole una sorta di backdoor per accedere all'iPhone 5c del killer di San Bernardino, ma Tim Cook si rifiuta: "sarebbe un precedente pericoloso".
Giudice ordina ad Apple di hackerare l'iPhone di un attentatore, ma Cook si oppone
Giuseppe Tripodi
Giuseppe Tripodi

Da diversi mesi Apple e il governo USA si trovano al centro di una complessa disputa legale ed etica: da una parte le forze di sicurezza statunitensi (FBI e Department of Justice in primis) chiedono un metodo per poter hackerare gli iPhone per ragioni di sicurezza nazionale, dall'altro la società di Cupertino si rifiuta di fornire una backdoor, sostenendo fermamente il diritto alla privacy degli utenti.

La situazione si è inasprita ulteriormente nelle ultime ore, quando il giudice federale di Los Angeles Sheri Pym ha ordinato ad Apple di fornire tutta l'assistenza tecnica necessaria all'FBI per accedere alle informazioni presenti nell'iPhone 5c di Syed Rizwan Farook, uno degli attentatori della strage di San Bernardino avvenuta lo scorso dicembre. Tim Cook si è rifiutato di fornire lo strumento richiesto dall'FBI, sostenendo che questo creerebbe un pericoloso precedente. Specifichiamo che Apple non può in alcun modo ottenere i dati presenti sull'iPhone incriminato, in quanto il sistema di criptazione della mela impedisce anche alla stessa azienda di accedere alle informazioni contenute nei dispositivi.

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La questione è decisamente spinosa e, nella lettera aperta che potete leggere in fondo, il CEO di Apple ha dichiarato che la decisione non è stata presa a cuor leggero: il Federal Bureau of Investigation chiede alla società di Cupertino di realizzare una versione particolare di iOS, installabile tramite un apposito tool, che ignori alcuni controlli di sicurezza in modo che gli investigatori possano inserire provare un numero infinito di codici di sblocco senza avviare la cancellazione automatica dei dati.

Quando l'FBI ci ha richiesto i dati in nostro possesso, glieli abbiamo forniti [...] Abbiamo anche messo i nostri ingegneri a disposizione dell'FBI e gli abbiamo offerto le nostre migliori idee su diverse opzioni investigative. [...]

L'FBI può usare parole diverse per descrivere questo tool, ma non c'è differenza: relizzare una versione di iOS che bypassi i controlli di sicurezza vorrebbe dire innegabilmente creare una backdoor. [...]

Il governo suggerisce che questo tool potrebbe essere usato una sola volta, su un telefono. Ma semplicemente non è vero: una volta creata, questa tecnica potrebbe essere utilizzata ancora e ancora, su un qualsiasi numero di dispositivi. In termini pratici, sarebbe l'equivalente di una master key, che permetterebbe di accedere a centinaia di milioni di dispositivi. [...]

Sappiamo che le intenzioni dell'FBI sono buone, ma sarebbe sbagliato se il governo ci costringesse ad inserire una backdoor nei nostri prodotti. E, in definitiva, temiamo che questa richiesta possa indebolire la libertà che il nostro governo dovrebbe impegnarsi a proteggere.

La questione è davvero complessa e vi invitiamo a non considerarla superficialmente. In questo caso si parla davvero di sicurezza nazionale (durante l'attentato sono state uccise 14 persone e ci sono ancora molti punti da chiarire) e le indagini potrebbero effettivamente avere una svolta con le informazioni contenute nell'iPhone 5c dell'attentatore, ma i timori di Cook sono fondati: creare uno strumento del genere potrebbe minare seriamente la privacy degli utenti, consentendo al governo di accedere ai dati personali ogni volta che ne avesse bisogno.

Vi lasciamo con la lettera originale di Tim Cook e vi invitiamo a farci sapere cosa ne pensate di questa difficile questione etica e legale.

A Message to Our Customers

Some would argue that building a backdoor for just one iPhone is a simple, clean-cut solution. But it ignores both the basics of digital security and the significance of what the government is demanding in this case. In today’s digital world, the “key” to an encrypted system is a piece of information that unlocks the data, and it is only as secure as the protections around it. Once the information is known, or a way to bypass the code is revealed, the encryption can be defeated by anyone with that knowledge. The government suggests this tool could only be used once, on one phone. But that’s simply not true. Once created, the technique could be used over and over again, on any number of devices. In the physical world, it would be the equivalent of a master key, capable of opening hundreds of millions of locks — from restaurants and banks to stores and homes. No reasonable person would find that acceptable. The government is asking Apple to hack our own users and undermine decades of security advancements that protect our customers — including tens of millions of American citizens — from sophisticated hackers and cybercriminals. The same engineers who built strong encryption into the iPhone to protect our users would, ironically, be ordered to weaken those protections and make our users less safe. We can find no precedent for an American company being forced to expose its customers to a greater risk of attack. For years, cryptologists and national security experts have been warning against weakening encryption. Doing so would hurt only the well-meaning and law-abiding citizens who rely on companies like Apple to protect their data. Criminals and bad actors will still encrypt, using tools that are readily available to them. A Dangerous Precedent

Rather than asking for legislative action through Congress, the FBI is proposing an unprecedented use of the All Writs Act of 1789 to justify an expansion of its authority.

The government would have us remove security features and add new capabilities to the operating system, allowing a passcode to be input electronically. This would make it easier to unlock an iPhone by “brute force,” trying thousands or millions of combinations with the speed of a modern computer.

The implications of the government’s demands are chilling. If the government can use the All Writs Act to make it easier to unlock your iPhone, it would have the power to reach into anyone’s device to capture their data. The government could extend this breach of privacy and demand that Apple build surveillance software to intercept your messages, access your health records or financial data, track your location, or even access your phone’s microphone or camera without your knowledge.

Opposing this order is not something we take lightly. We feel we must speak up in the face of what we see as an overreach by the U.S. government.

We are challenging the FBI’s demands with the deepest respect for American democracy and a love of our country. We believe it would be in the best interest of everyone to step back and consider the implications.

While we believe the FBI’s intentions are good, it would be wrong for the government to force us to build a backdoor into our products. And ultimately, we fear that this demand would undermine the very freedoms and liberty our government is meant to protect.

Tim Cook

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