Apple potrebbe condividere i dati di iPhone X sulla vostra faccia con app di terze parti

Nicola Ligas Ma ci vorrà il consenso, o almeno così pare

Con iPhone X si apre l’era degli smartphone che ci guarderanno in faccia. Letteralmente. Questo significa che la nostra faccia sarà memorizzata all’interno dello smartphone, che dovrà imparare a riconoscerla in base ad una gran quantità di dati su di essa, così da non sbagliarsi facilmente. E proprio questi dati, stando ad un report di Reuters, potrebbero essere condivisi da Apple con sviluppatori di app di terze parti. Ovviamente però le cose non sono così semplici, e ci sono vari cavilli da considerare.

Secondo l’accordo con gli sviluppatori di Apple, le app di terze parti possono avere accesso solo ai dati relativi alla mappatura del volto, e non alla sua stessa rappresentazione matematica, che poi è quella che usa iPhone X per assicurare un sblocco sicuro con Face ID. Quest’ultima parte è infatti crittografata direttamente sul dispositivo stesso, e non accessibile nemmeno al suo proprietario.

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Dal punto della sicurezza non dovrebbero quindi esserci problemi, ma in ogni caso gli sviluppatori di terze parti potrebbero comunque conoscere il nostro volto, assieme ai dati su 50 espressioni facciali caratteristiche: da un’alzata di ciglio ad un movimento della bocca. Tutto ciò che descrive il nostro volto insomma. Apple afferma però che questi dati non possono essere usati a fini pubblicitari o di marketing, né venduti ad aziende di terze parti a scopi analitici o di raccolta dati. Apple bannerà inoltre qualsiasi sviluppatore crei profili basati su questi dati, giusto per rassicurare gli utenti.

La parte meno chiara è il consenso dell’utente. Apple non ha infatti confermato se ci sia bisogno a prescindere di un qualche permesso esplicito, né se tale permesso possa essere dato su una base app-per-app, un po’ come tanti altri, o se sia generico. Aggiorneremo l’articolo in caso di novità.

L’argomento rimane però controverso e suscettibile a problemi futuri. L’American Civil Liberties Union è preoccupata che l’era del riconoscimento facciale possa infatti portare ad un’utilizzo deviato di questi dati, indipendentemente dalle buone intenzioni delle aziende che lo creino. Se infatti da una parte Apple ha una buona fama per quanto riguarda il rispetto delle regole, dall’altra è pur vero che il colpevole va prima trovato, e potrebbe non essere facile in questo caso. Inoltre ciò non previene il danno che potrebbe eventualmente esserne già derivato.

Da grandi poteri derivano insomma grandi polemiche. Del resto è sempre stato (e probabilmente sempre sarà) così.

Via: The Verge