L’UE vuole dispositivi più riparabili, a partire dalle batterie removibili (video)

Giuseppe Tripodi Il Parlamento Europeo punta il dito contro l'obsolescenza programmata e chiede dispositivi che possano essere riparati, invece che buttati e sostituiti

Quando si parla di obsolescenza programmata ci si riferisce ad una strategia industriale che punta a definire il ciclo vitale di un prodotto, facendo in modo che un dispositivo diventi inutilizzabile (o quanto meno obsoleto) dopo un certo periodo di tempo, al fine di vendere nuovi modelli.

È proprio contro questa strategia di mercato che si muovono le recenti iniziative del Parlamento Europeo, che ha approvato una serie di raccomandazioni rivolte alle aziende che producono dispositivi elettronici. Precisiamo che si tratta di raccomandazioni, che non costituiscono alcun vincolo legale.

L’idea dell’Unione Europea è che i consumatori dovrebbero essere in grado di poter riparare i propri dispositivi, anche autonomamente o tramite centri specializzati, e non essere costretti a sostituire l’intero dispositivo quando una parte viene danneggiata. Questa iniziativa nasce con l’obiettivo di ridurre gli sprechi (le componenti elettroniche sono molto inquinanti), far risparmiare i consumatori europei e persino favorire nuovi impieghi, tramite la nascita di centri di riparazione.

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Per questo motivo, le raccomandazioni che l’UE rivolge alle società sono le seguenti:

  • prodotti di buona qualità, robusti e facilmente riparabili, con “criteri di resistenza minima” da stabilire per ogni categoria di prodotto, sin dalla fase di progettazione;
  • estensione del periodo di garanzia: se una riparazione richiede più di un mese, la garanzia dovrebbe essere prolungata del tempo impiegato per la riparazione;
  • gli stati membri dovrebbero fornire incentivi per produrre prodotti riparabili, sostenere le riparazioni e le vendite di seconda mano: questo aiuterebbe a creare posti di lavoro e ridurre gli sprechi;
  • i consumatori dovrebbero potersi rivolgere a riparatori indipendenti: tecnologie o software che impediscono le riparazioni da parte di terzi (e non eseguite dall’azienda) dovrebbero essere scoraggiati;
  • le componenti essenziali, come batterie e LED, non dovrebbero essere fissate al prodotto, eccetto che per ragioni di sicurezza;
  • i pezzi di ricambio indispensabili per il funzionamento di un prodotto dovrebbero essere disponibili ad un prezzo commisurato alla natura e al ciclo di vita del prodotto;

Inoltre, l’UE si pone l’obiettivo di stabilire una definizione chiara e diffusa di obsolescenza programmata, nonché creare un sistema che possa identificarla e creare misure dissuasive per i produttori che la adottano.

Infine, il Parlamento Europeo suggerisce alla Commissione Europea di considerare un’etichettatura volontaria Europea, che riguardi la durabilità di un prodotto, l’ecosostenibilità, la riparabilità e così via. Per spiegare meglio di cosa si tratta, immaginate le etichette che i produttori applicano ad alcuni beni alimentari (ad esempio per indicare provenienza etc) ma con una sorta di punteggio di riparabilità in stile iFixit.

A scanso di equivoci precisiamo che le raccomandazioni riguardano non solo smartphone e tablet, ma qualsiasi dispositivo elettronico (lavatrici, frigoriferi, tostapane e chi più ne ha, più ne metta) e, per concludere, vi lasciamo ad un video sul tema pubblicato su Twitter dal Parlamento Europeo.

Via: EngadgetFonte: Parlamento Europeo
  • Marion Cobretti

    BATTERIE RIMOVIBILI!!!!

    SANTI SUBITO

  • funcool

    naturalmente di fronte al guadagnare su ogni nuovo telefono venduto preferiranno seguire le raccomandazioni della UE… si come no! O li obbligano oppure sta obsolescenza programmata continueranno a farla

  • Mattia Galati

    Le intenzioni sono buone, ma all’atto pratico essenzialmente inutili: se il mio dispositivo dopo due anni, scaduta la garanzia, diviene scomodo da utilizzare perchè gli aggiornamenti software richiedono più risorse e/o degradano l’esperienza utente perchè più onerosi dal punto di vista delle risorse, sarò sempre spinto verso la sostituzione.

    • Tungstein

      Magari un utente di un blog di tecnologia tiene in maggior considerazione l’esperienza utente e le novità hardware e software, ma la stragrande maggioranza delle persone ritengono addirittura gli aggiornamenti software qualcosa di peggiorativo, o comunque una scocciatura da fare. Per loro il discorso sulla riparabilità e sulla vita utile di un bene è molto piú interessante che per noi, diciamo 😁

      • Mattia Galati

        Innanzitutto devi tenere presente che in un futuro nemmeno tanto distante, potresti non avere scelta: c’è l’aggiornamento, lo fai. punto.
        In seconda battuta, anche ricollegandosi al primo, non intendere l’aggiornamento come fix bug, ma anche come “c’è una nuova versione di farmville dove puoi fare x”. L’app su android si aggiorna automaticamente sul 90 e fischia % dei dispositivi se non richiede nuove autorizzazioni, quindi te lo becchi…. però magari per fare la funzione X l’app richiede più risorse… e dai e dai, l’utente la troverà lenta, anche per un semplice discorso di assuefazione alle prestazioni.
        Per finire “Per loro il discorso sulla riparabilità e sulla vita utile di un bene è molto piú interessante che per noi” può valere per la generazione dei nostri nonni, ma già i genitori di oggi non hanno quell’approccio mentale.
        Ci ho speso 200€ un anno e mezzo fa e ora è acciaccato… lo cambio.

        • Mascalian

          Molto vero…
          Eppure in merito a quanto scrivi alla fine, devo invece dare ragione a @Tungstein:disqus : parenti miei, coetanei sotto o attorno i 40 anni, ritengono (e cito) “gli aggiornamenti software qualcosa di peggiorativo”. E sto parlando anche di utenti della mela…
          Riguardo i più giovani, concordo che non si pongano molte domande. Ma perché vige l’idea dell’ “uso, consumo, butto e compro di nuovo”. E in tal senso la norma europea vuole proprio estirpare quest’idea insostenibile (economicamente ed ecologicamente).

          • Tungstein

            Esatto, ho avuto gli stessi riscontri da molti miei conoscenti, che rientrano nella fascia d’età fino a 30 anni.
            Quasi nessuno dà il peso che meritano agli aggiornamenti, anche già solo per il disturbo a dover imparare dove è stata spostata una funzione, o per un cambio di interfaccia che spiazza un gran numero di utenti, ormai fossilizzati su ciò che hanno imparato ad usare nel tempo. Secondo me c’è ancora un’alta percentuale di gente che ha più di qualche grattacapo con la tecnologia e per loro, ripeto, l’approccio intrapreso dall’UE può andare benissimo.

          • Mattia Galati

            Rispondo sia a @Tungstein:disqus che a @disqus_tAG4znSVCk:disqus dicendo che gli “aggiornamenti” non vanno intesi solo nella stretta cerchia delle major release dei sistemi operativi o delle patch di sicurezza, che sarebbero da fare ma richiedono specifica interazione utente (interazione che comunque secondo me genera gran parte delle prese di posizione del tipo “prima andava meglio”, ma molto volte sono semplicemente percezioni date dal fatto che l’utente sa che c’era un “prima”).
            Gli aggiornamenti sono anche le minor o le patch che non necessariamente richiedono azioni e vengono applicate, lato client o anche lato server, senza che l’utente ne debba essere a conoscenza; nonostante il minor “impatto” sull’utente e la sua percezione, sulle prestazioni dell’app o le sue richieste hardware, possono avere lo stesso impatto delle major, ed è qui che mi chiedo “Se io sono lo sviluppatore di un software, ed ho interesse che l’utente cambi dispositivo ogni 2 anni, posso certo aderire ai consigli della UE sull’hardware, ma sul software posso fare quello che mi pare, e quindi inserire delle funzionalità che su dispositivi datati rallenteranno l’utente, degradando pian piano la sua esperienza quel tanto che basta per spingerlo a cambiare device, a che cosa servono effettivamente le linee guida UE?”
            Sono un inizio interessante, ma non cambiano affatto le carte in tavola. Almeno non per ora.”

          • Tungstein

            Visione interessante, ma non credo che una patch o un aggiornamento lato server possano essere così peggiorative in termini di risorse. Se così fosse non peserebbero in sordina, ma ci sarebbero frotte di gente che si recano in assistenza o che contattano la casa madre. Invece è l’aggiunta di funzioni non ottimizzate e non richieste dall’utenza che può comportare un peggioramento così evidente da indurre al cambio. Se un gioco non gira più su un hardware si smette di usarlo e via. Ma gli sviluppatori non hanno interesse a che dei giochi freemium, la maggioranza di quelli negli store, smettano di andare su un hardware, seppur economico.
            La strada è quella giusta, secondo me.

  • Torre

    Vogliamo prodotti bellissimi, sottilissimi e prezzi bassi ma facilmente riparabili e con batteria removibile.
    Le intenzioni dell’UE sono buone ma non è così facile combinare riparabilità ed estetica rientrando in costi concorrenziali.

    • eric

      ….e non è pure facile (se non impossibile) certificare un prodotto IP68, che sono sempre più richiesti, se non sono completamente sigillati … e ciò va anche ad inficiare la questione batteria removibile

      • Torre

        Esatto! Altro fattore importante.

  • L0RE15

    beh, finalmente ne han detta una giusta!!!

  • dodicix

    Ok, allora si torni al fondo mobile in policarbonato, come per Samsung Galaxy S4. Quando cadeva “esplodeva”, batteria da una parte, fondo plastico dall’altra, display/corpo non si sa dove. Fatto sta che bastava rimontarlo, e funzionava. Mi sarà caduto 30 volte, mai un problema. E in 4 anni ho cambiato 4 batterie, da solo.

  • sil88

    Ma buongiorno UE.
    Sempre puntuale e sul pezzo vedo

    • Pol Pastrello

      Da quando Apple ha creato il suo smartphone la batteria non è mai stata sostituibile così come il dispositivo non è riparabile se non difficilmente … quindi puntualissimi direi … 😉

  • Pol Pastrello

    Come al solito l’UE vuole/chiede ma poi rimangono nobili raccomandazioni senza nessun aggancio con la realtà … se non mettono al bando o tassano i prodotti che non rispettano queste raccomandazioni anche questa nobile intenzione sarà inapplicata!
    Io proporrei di pagare l’UE in funzione ai risultati che porta a noi utenti/clienti finali …

    • Garanzia di due anni, giusto per dirne una.

      Sinceramente io non imporrei limiti di questo tipo

      • Pol Pastrello

        Invece sarebbe casomai da imporre una garanzia raddoppiata, 4 anni, per tutti quei prodotti che non rispettano le raccomandazioni della UE!