Allo può inavvertitamente rivelare ai vostri amici cosa cercate online

Giuseppe Tripodi Includere in una chat quel chiacchierone di Google Assistant potrebbe non essere una grande idea, se ci tenete alla privacy

Google Assistant non è ancora disponibile in Italia (anche se potrebbe arrivare a breve!), ma ancor prima che varchi i confini del nostro Bel Paese vi raccontiamo un po’ degli (imbarazzanti!) rischi per la privacy che l’assistente virtuale di BigG porta con sé.

Come probabilmente saprete, nei paesi dove è già disponibile, è possibile includere Google Assistant nelle chat Allo con i propri amici: in questo modo, oltre a chiacchierare con una persona reale, avrete sempre a disposizione l’assistente virtuale, al quale potete chiedere indicazioni stradali, luoghi dove pranzare e così via.

Ma proprio questa possibilità include potenziali rischi per le proprie informazioni personali, come testimoniano i colleghi di Re/Code a cui è capitato uno spiacevole inconveniente. Come racconta Tess Townsend, infatti, in una conversazione con un amico in cui aveva aggiunto Google Assistant, l’assistente virtuale ha tirato fuori (decisamente a sproposito) un link che era stato visitato in passato dall’amico incluso nella chat. In questo caso si trattava di un innocuo link da Pottermore, un portale amatoriale legato ad Harry Potter, ma sappiamo tutti quali orribili contenuti possono nascondersi nella propria cronologia.

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Ma la questione non è finita qui: continuando la conversazione, Tess ha chiesto quale fosse il proprio lavoro (Where is my job?): in casi come questi (legati ad informazioni personali), Google Assistant dovrebbe chiedere il permesso all’utente per condividere alcuni dati (cosa che ha fatto regolarmente quando Tess ha chiesto What is my name?).

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Tuttavia, per rispondere alla domanda sul lavoro, Assistant ha pensato bene di condividere la posizione dello spazio di co-working in cui Tess lavorava in passato. Precisiamo non solo che si tratta di un’informazione legata alla precedente posizione lavorativa della web editor, ma anche che la posizione trovata da Assistant non è pubblicamente reperibile (ossia non è l’indirizzo pubblico di una società), ma semplicemente un edificio che Google aveva identificato come lo spazio in cui Tess si recava al lavoro.

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In casi come questi, è evidente che stiamo parlando di comportamenti non previsti, causati da bug o sviste di programmazione dettate dalla gioventù del servizio. In ogni caso, la questione può sollevare legittimi dubbi, anche considerato che le chat normali non godono di criptazione end-to-end.

Non ci rimane che augurarci che Google risolva questo genere di problemi prima di portare Assistant anche da noi: in alternativa, ci toccherà pensarci due volte prima di includere l’assistente virtuale in una conversazione con altre persone.

Via: Re/code
  • Bellissimo. E ancora non è disponibile in italiano, francese, spagnolo o altre lingue “minori”.