selfie final istockphoto

Un selfie può davvero diventare un problema di sicurezza?

Emanuele Cisotti La risposta rapida è: no, ma comunque state attenti a cosa pubblicate.

In queste ora sta girando molto su internet la notizia che i selfie possono esporci al furto di identità. Genericamente si fa leva su una delle parole più in voga del momento (giustamente) e sui termini “sicurezza” e “furto di identità” per instillare un dubbio nei lettori. Ma è davvero così?

La notizia parte da un ricercatore giapponese, per la precisione Isao Echizen del Japan’s National Institute of Informatics che in un’intervista (e quindi non in un paper riconosciuto) fa sapere che la risoluzione molto alta delle fotocamere di oggi giorno fa si che anche a distanze di circa 3 metri sia possibile ricostruire l’impronta digitale di un soggetto in posa mentre fa il segno di vittoria (cosa molto comune in Giappone). Se ci si ferma a riflettere su questo dettaglio, si rimarrà quantomeno colpiti dal fatto che un’affermazione del genere possa far vacillare le nostre certezze e venir voglia di cancellare tutti i selfie pubblicati mentre facciamo il simbolo della vittoria.

D’altro canto però riuscire ad ottenere una buona foto, con la perfetta distanza ed illuminazione, è totalmente un’altra cosa, oltre al fatto che i più moderni lettori di impronte digitali sfruttano anche la tridimensionalità dell’impronta e/o la presenza di sangue sotto la pelle, il che rende spesso difficile utilizzare davvero questi dati “rubati” (anche se non impossibile, sia chiaro!). La conclusione è che no, i selfie non sono un pericolo per la sicurezza, non più di quanto lo siano delle generiche foto, oppure l’utilizzo di carte di credito o di tenere il portafoglio nella tasca esterna della giacca. Allo stesso tempo però è importante ricordare come il pubblicare online troppe nostre informazioni (che siano foto o meno), così come mettersi in tasca dispositivi complessi come uno smartphone senza un’adeguata educazione a riguardo, potrebbe sicuramente farvi passare dei brutti momenti in futuro.

  • L0RE15

    “no, ma state attenti a cosa pubblicate”…sembra che la platea di ascolto sia composta da bambini di 10 anni: un articolo davvero di poco spessore…

    • Vallo a dire a chi di questa cosa ha fatto inutile allarmismo, non a noi che abbiamo spiegato come stanno le cose

    • dataghoul

      Sei in errore, perchè l’età mentale dell’italiota fessobucchiano wazzappone medio generico è di sei anni, non di dieci.
      😉 8-D