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Facebook avrebbe fornito informazioni false durante l’acquisto di WhatsApp

Vezio Ceniccola I rapporti tra Facebook e la Commissione Europea continuano ad essere tesi e, ancora una volta, il terreno di scontro è WhatsApp.

Ancora problemi per Facebook. Sembra, infatti, che la società dietro al social network di Mark Zuckerberg non abbia fornito tutte le informazioni necessarie al momento dell’acquisizione dell’app di messaggistica nel 2014. Margrethe Vestager, uno dei commissari europei che si sta occupando della faccenda, ha dichiarato:

Le compagnie sono obbligate a dare precise informazioni alla Commissione durante le indagini sulle acquisizioni. Nella fattispecie, Facebook ci ha fornito informazioni scorrette o fuorvianti durante le indagini riguardo all’acquisizione di WhatsApp. Facebook ha ora la possibilità di rispondere.

I due schieramenti si erano già affrontati qualche mese fa sulla questione della condivisione dei dati tra il social network e l’app di messaggistica. Molti paesi europei non avevano visto di buon occhio questa unione, preoccupati per la privacy degli utenti, e alla fine Facebook era stata costretta a sospendere la condivisione prima nel Regno Unito e poi nel resto d’Europa.

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Adesso la Commissione accusa la società di aver deliberatamente ingannato l’Unione Europea al momento dell’acquisizione, dando false garanzie sulla privacy e la possibilità di unire gli ID utente dei due servizi, quando invece questa condivisione era tecnicamente possibile anche nel 2014.

Facebook ha tempo fino al 31 gennaio 2017 per rispondere alle richieste della Commissione Europea. Se le accuse fossero confermate, il rischio è che potrebbe scattare una multa salatissima per la società, fino ad una cifra pari all’1% del fatturato – e stiamo quindi parlando di diversi milioni di dollari.

Per adesso, i responsabili della società si sono limitati a dichiarare che “sono state sempre fornite informazioni precise sulle capacità tecniche” e che la revisione confermerà che hanno agito in buona fede. Vedremo come si evolveranno le cose nelle prossime settimane, ma è certo che le attenzioni dell’Europa sui grandi colossi della tecnologia mondiale si fanno sempre più pressanti.

Via: Engadget
  • Psyco98

    Non esiste “in buona fede” a quei livelli. Quando contratti in miliardi ci sono solo cose che dici o meno.

    • Pol Pastrello

      Non c’entrerà una mazza ma ieri a casa sono arrivate 4 chiamate di call center! Sono iscritto al registro opposizioni da quando è stato creato.
      Sarebbe ora che queste compagnie inizino a pagare seriamente le intrusioni nella privacy delle persone, non con l’1% ma con 100%!
      Tutti in buona fede ma poi le intrusioni diventano sempre più frequenti … finiamola con sto buonismo!

  • ILCONDOTTIERO

    Tutti luminari della giusta causa in Apple,Google e Microsoft ( sicuramente chissà da chi é partita la lamentela …. ) ma non ci crede nessuno …. Dai io credo che nessuno si sarebbe comportato diversamente ( diciamo che gli affari sono affari e noi contiamo meno di zero ) , dato che tutti volevano acquistare WhatsApp . Il fatto é che faceva gola questa piattaforma di messaggistica a tutti , questa é la questione principale .

    • Pol Pastrello

      Se non te ne fossi accorto tra Europa e America è iniziata una guerra economica. Loro hanno attaccato con il dieselgate, noi abbiamo risposto con Apple ed il fisco in Irlanda, loro hanno attaccato nuovamente con Airbus, etc …
      Speriamo che si fermino al campo economico e non inizino manovre più serie …

  • Fra Lu

    Beh se scatta la multa speriamo che i soldi vengano usati per aiutare i cittadini, e non che vengano usati per riempire tasche già piene…!