Il confronto tra l’adozione di iOS 10 e quella di Nougat è imbarazzante per gli utenti Android

Giuseppe Tripodi -

Durante la conferenza di ieri sera, prima di presentare i nuovi Macbook Pro, Tim Cook si è soffermato come sempre sul confronto di adozione tra l’ultima versione del sistema operativo mobile della mela, iOS 10, e la più recente versione di Android, Nougat: la differenza è, come sempre, imbarazzante.

Come potete vedere dai grafici accanto al CEO di Apple, iOS 10 è installato sul 60% dei dispositivi; al contrario, Android 7.0 Nougat è presente su una quantità di smartphone inferiore all’1% di quelli disponibili sul mercato e, anche volendo “scendere”, l’adozione di Android 6.0 Marshmallow si ferma solo al 19%.

Perché questa enorme discrepanza? Chiunque segua da vicino il mondo della tecnologia si sarà costruito la propria risposta, ma la realtà è più complessa e sfaccettata: da un lato, è vero che Apple ha meno dispositivi da aggiornare, ma dall’altro iOS 10 è disponibile anche per iPhone 5, uno smartphone lanciato nel lontano settembre 2012, ben 4 anni fa. Google, invece, ha annunciato che i nuovi Pixel avranno aggiornamenti garantiti per solo 2 anni, proprio come avveniva sui Nexus.

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E questo è un aspetto che necessariamente fa storcere il naso, anche considerando che il maggior supporto non arriverà certo dai produttori di terze parti: le aziende più importanti aggiornano (più o meno) decentemente i loro top di gamma per una o due major release successive, ma lo stesso non si può dire di tutte le altre centinaia di smartphone immessi sul mercato, spesso fermi alla versione Android con cui sono stati lanciati. Inoltre, in ogni caso, anche quando l’aggiornamento arriva, sicuramente non è tempestivo quanto quelli di iOS (eufemismo).

Cosa fare, quindi? Non è facile dare una risposta e, probabilmente, per la natura stessa di Android è praticamente impossibile uscire da questa situazione. Ma in un’ottica in cui il sistema operativo adottato dalle aziende di terze parti somiglia sempre più ad un fork di Android (considerando le tantissime funzioni aggiuntive introdotte), forse si deve puntare il dito proprio contro Google.

BigG continua ad utilizzare Android per veicolare i propri servizi ma, pur continuando a sviluppare il sistema operativo, non se ne preoccupa più di tanto, cercando di aggirare il problema tramite Play Services. Il risultato è la situazione frammentata che tutti conosciamo, con un Play Store che sembra sempre più un mercato scadente piuttosto che un negozio, poiché per gli sviluppatori non è facile seguire migliaia di smartphone di dimensioni diverse con versioni di Android differenti.

E se i Pixel dovranno essere gli iPhone di Google, il punto di riferimento per chi vuole Android e non solo uno smartphone per usare Facebook e WhatsApp, sarebbe una gran bell’idea aggiornarli per più di 2 anni. Oh, e magari anche riuscire a venderli al di fuori di USA (e poco più).