WhatsApp e la condivisione di dati con Facebook: è davvero possibile evitarla? E cosa comporta?

Nicola Ligas -

WhatsApp condivide dati con Facebook, con il vostro permesso. La notizia non è ormai più una novità, ma nonostante siano passati quasi due mesi dall’annuncio, ci sono ancora diversi particolari non del tutto chiari.

Come non condividere le informazioni di WhatsApp con Facebook

Abbiamo già visto come non condividere le informazioni di WhatsApp con Facebook, ovvero deselezionando l’apposita casellina di spunta nei termini di servizio dell’app. Peccato che, anche così facendo, non abbiamo conferma visiva alcuna di non aver aderito alla condivisione di dati con Facebook. Nel caso avessimo accettato, in Impostazioni > Account comparirà per 30 giorni una casellina di spunta che potremo disattivare, dandoci così un feedback tangibile se stiamo o meno condividendo i dati di WhatsApp con Facebook; ma nel caso in cui avessimo rinunciato a prescindere, non avremmo nemmeno questa opzione.

Fingiamo però per un attimo che sia tutto a posto e che non abbiamo condiviso alcuna informazione, anche se non ne abbiamo le prova. Nelle FAQ di WhatsApp si legge però qualcosa di strano:

Se sei un utente già esistente, puoi scegliere di non condividere le informazioni del tuo account con Facebook per migliorare le tue esperienze con le inserzioni e i prodotti di Facebook.

Perché “utente già esistente”? Quindi i nuovi utenti non avranno questa possibilità? In effetti non è chiaro, ed anzi, sembra proprio che l’opzione non ci sia per i nuovi utenti. Se andate infatti ad installare l’app su un nuovo dispositivo con una nuova SIM, l’unico pulsante che troverete è quello per accettare i termini di servizio, senza alcuna opzione per rifiutare la condivisione dei dati con Facebook.

È in pratica la stessa identica cosa che succede reinstallando l’app anche sul vostro smartphone: prima ancora di aver inserito il numero di telefono, quindi quando WhatsApp ancora non sa chi siete, vi viene proposto di accettare i termini di servizio, punto e basta, senza opzioni per rifiutare alcunché. Possiamo sperare che, una volta inserito il numero di telefono, WhatsApp ricordi l’eventuale rinuncia pregressa, ma come già osservato, non c’è alcun feedback visivo che ci confermi o meno la condivisione dei dati, pertanto non possiamo averne la certezza.

Quali informazioni raccoglie WhatsApp

Ok, ma a questo punto viene naturale chiedersi: quali sono questi dati che WhatsApp raccoglie su di noi? Perché sia chiara una cosa: con la crittografia end-to-end, nessuno può leggere il contenuto dei nostri messaggi, tranne il/i destinatario/i, ed anche nel tempo in cui questi transitano o sono memorizzati sui server di WhatsApp, rimangono comunque indecifrabili, sia all’occhio umano che a quello “digitale”. Ci sono anche delle informazioni che non vengono crittografate, ma di quelle abbiamo già parlato in passato.

Informazioni fornite dall’utente

  • Numero di cellulare e numeri di telefono dei contatti presenti nella rubrica. L’utente può aggiungere altre informazioni al suo account, ad esempio nome e immagine e messaggio di stato.
  • Connessioni dell’utente, ovvero contatti preferiti dell’utente, gruppi e liste broadcast.
  • In caso l’utente richieda assistenza, egli accetta di fornire informazioni relative all’utilizzo dei servizi di WhatsApp, incluse copie dei messaggi (quest’ultimo punto, come capirete, è molto contestualizzato.)

Informazioni raccolte automaticamente

  • Informazioni di uso e di accesso, ad esempio file di registro, report relativi alla diagnostica, arresti anomali, sito web e prestazioni.
  • Informazioni su dispositivo e connessioni, ad esempio il modello di smartphone, il sistema operativo, browser, indirizzo IP, rete mobile, posizione del dispositivo (se l’utente usa le funzioni sulla posizione).
  • Cookie. “Ad esempio, WhatsApp utilizza i cookie per fornire WhatsApp per il web e per il computer e altri servizi basati sul web”. WhatsApp utilizza i cookie anche per ricordare certe impostazioni, come le preferenze sulla lingua. (Ulteriori informazioni le trovate qui.)
  •  Informazioni sullo stato, ad esempio la presenza online dell’utente (“stato online”), l’ultima volta che ha utilizzato i servizi (“ultimo accesso”) e l’ultimo aggiornamento del suo stato.

Informazioni di terzi

  • Informazioni sull’utente fornite da altri utenti, ad esempio quando un altro utente condivide il vostro numero dalla sua rubrica.
  • Fornitori terzi. WhatsApp collabora con fornitori terzi, ad esempio, con aziende che distribuiscono l’app stessa, ed in alcuni casi, questi fornitori possono dare a WhatsApp informazioni sull’utente; ad esempio, gli app store possono fornire report per la diagnostica e la risoluzione di problemi tecnici.
  • Servizi di terzi. Se i servizi di WhatsApp vengono utilizzati assieme a quelli di terzi, WhatsApp potrebbe ricevere informazioni sull’utente da tali servizi, ad esempio, in caso di utilizzo del pulsante di condivisione di WhatsApp in un servizio di notizie o altro, oppure accedendo tramite promozioni di un operatore di telefonia mobile o del fornitore del dispositivo.

Come vedete si tratta di tante informazioni diverse, molte delle quali condite da dei “se” in base al nostro utilizzo sia di WhatsApp che di servizi di terze parti. Quanto siano “sensibili” queste informazioni dipende anche della “sensibilità” personale, appunto. Certo è ironico che WhatsApp abbia informazioni, per quanto parziali, anche su chi non la usa, grazie ad esempio alla condivisione della rubrica da parte di un amico; ma questo del resto vale per tantissimi altri servizi (Facebook sa tantissime cose di voi, anche se non lo utilizzate, e lo stesso discorso vale per Google, Microsoft, Apple, ecc.).

Cosa viene condiviso a prescindere

Se desideri che le informazioni dell’account non vengano condivise con Facebook per le esperienze con le inserzioni e i prodotti di Facebook, puoi deselezionare la casella o alternare il controllo“, dice WhatsApp; ma subito dopo aggiunge: “il gruppo di aziende di Facebook continuerà a ricevere e utilizzare queste informazioni per altri scopi, come il miglioramento dei sistemi infrastrutturali e di consegna, comprendere come i nostri o i loro servizi vengono utilizzati, assicurare i sistemi, la lotta contro le attività di spam, abusi, o violazioni.

Non illudetevi: Facebook riceve comunque i dati raccolti da WhatsApp

Facebook insomma (anzi, il gruppo di aziende di Facebook, ovvero, anche Instagram, Oculus, Masquerade ed altre) riceverà comunque i dati raccolti da WhatsApp, anche se avrete negato il consenso, semplicemente non li userà per “migliorare la vostra esperienza con le inserzioni ed i prodotti di Facebook”, ma per gli scopi (un po’ vaghi) elencati qui sopra.

Come chiarito infatti nelle informazioni legali, “in qualità di membro del gruppo di società di Facebook, WhatsApp riceve informazioni da tale gruppo di società e le condivide con esse. WhatsApp può utilizzare le informazioni che riceve e il gruppo di società può utilizzare le informazioni che WhatsApp condivide con esse per rendere disponibili, fornire, migliorare, comprendere, personalizzare, commercializzare i suoi Servizi e quelli del gruppo di società e fornire assistenza in relazione ad essi.”

Ad onor del vero, va evidenziata una cosa: la maggior parte dei software al mondo raccolgono dati degli utenti, anche solo al fine di mantenere/migliorare i propri servizi, e fornire assistenza; WhatsApp e Facebook sono solo due esempi in un mare sterminato di data mining che è ormai inarrestabile. Tramite la condivisione di questi dati inoltre, in molti vi offrono servizi aggiuntivi: ad esempio, condividendo la vostra posizione potreste ricevere segnalazioni in base ai luoghi vicini a voi, ma gli esempi da fare sarebbero tantissimi.

Sta quindi a voi decidere se i dati raccolti da WhatsApp, che abbiamo elencato nella sezione precedente, siano “preziosi” o meno: in caso affermativo, smettete di usare l’app, perché in un modo o nell’altro questi dati vengono comunque condivisi con Facebook. Vi sarete salvati dalle grinfie di WhatsApp, ma la vostra “impronta digitale” sarà tutt’altro che estinta.