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Brothers

Brothers: A Tale of Two Sons – Ti racconto una storia (recensione)

Giorgio Palmieri - C'era una volta...

Il legame eterno e inscindibile tra fratelli e sorelle supera il sangue, e trova espressione in un rapporto dalle innumerevoli sfaccettature. La svedese Starbreeze Studios ha provato a riassumere questa speciale relazione in un videogioco, intitolato Brothers: A Tale of Two Sons, divenuto celebre nel 2013 grazie al VGX Award Show, nel quale vinse il premio come miglior gioco per Xbox 360 contro mostri del calibro di GTA V o BioShock Infinite. Il clamoroso successo conseguito ha permesso a 505 Games, produttore del titolo, di portarlo anche sulle console attuali, su PC e persino sui dispositivi mobili. Volete sapere come si è comportato sotto il torchio del robottino verde? Rimanete con noi.

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Sindrome di Peter Pan

Due fratelli, una madre strappata da una fatalità, e un padre malato la cui vita è sul filo del rasoio: tre elementi su cui Brothers: A Tale of Two Sons innalza la sua magica fiaba. Non ci sono dialoghi né voci, ma solo ed esclusivamente la volontà di salvare una persona cara, ramificata in un viaggio che porterà i due ragazzi a vivere eventi incredibili.

Brothers 1

Le stesse meccaniche di gioco fungono anche da espediente narrativo durante tutta la durata dell’avventura. Nello specifico, il giocatore comanda entrambi i fratelli contemporaneamente: lo stick virtuale sinistro controlla il fratello più grande, il quale può svolgere i compiti più ardui e che, in particolare, richiedono la forza bruta, mentre il più piccolo, il cui movimento è legato allo stick virtuale destro, è capace di assistere il primogenito in svariati modi, o di intrufolarsi nei cunicoli più stretti.

un continuo esaltare dell’evidente bisogno di aiuto del fratello più piccolo nei confronti del più grande

Il suddetto sistema cerca continuamente di esaltare l’evidente bisogno di aiuto del più piccolo nei confronti del più grande attraverso enigmi dalle risoluzioni piuttosto basilari (talvolta anche fin troppo), dove l’interazione è limitata alla pressione del rispettivo stick virtuale, in base al personaggio, per eseguire un’azione sensibile al contesto.

Brothers 3

Lo sviluppo della trama, così come il suo incipit, è a dir poco semplice, sebbene non priva di colpi di scena, alcuni dei quali, però, abbastanza telefonati. Non che questa presunta semplicità sia un grande difetto, anzi, tutt’altro. È chiaro che Starbreeze Studios abbia voluto confezionare, come detto in precedenza, una storia dai toni fanciulleschi in grado di lasciare un messaggio morale e in un certo senso formativo, che su Android e iOS è davvero difficile trovare.

Amici di natura

Proprio nella piattaforma mobile, il gioco, purtroppo, scova i suoi principali difetti: i controlli non sono né sempre affidabili, né molto comodi, e l’assenza del supporto ai gamepad è ingiustificabile per un titolo del genere. Con un po’ di pazienza si riesce comunque a prendere la mano, ma si nota come il sistema di controllo sia stato realizzato tenendo in mente un gamepad dotato di due stick analogici, cosa che su touchscreen viene tramutata in un’esperienza talvolta artificiosa. Nonostante ciò, apprezziamo gli sforzi compiuti dagli sviluppatori nell’adattamento dell’interfaccia.

Per quanto riguarda invece il comparto tecnico, e soprattutto grafico, la software house svedese è riuscita nell’impresa di proporre quanto di buono il titolo ci aveva regalato originariamente su Xbox 360. La mole poligonale a schermo è impressionante, e il frame-rate è tutto sommato accettabile su Nvidia Shield Tablet K1, anche se qualche perdita di fluidità c’è. Le ambientazioni sono magnifiche, specie nei dettagli, i quali potranno essere elementi di interazione, o semplicemente di ammirazione, per godersi l’amore che Starbreeze Studios ha riversato nella sua piccola creatura.

Le ambientazioni sono magnifiche, specie nei dettagli, i quali potranno essere elementi di interazione o ammirazione

Ogni singolo luogo sembra un quadro a se stante grazie alla splendida direzione artistica su cui l’aspetto estetico si posa, e il lavoro di porting, almeno in questo lato, è senza dubbio buono. Vi informiamo però che questo discorso vale solo per dispositivi come Nvidia Shield Tablet K1, proprio perché i nostri test sono avvenuti su quel dispositivo, pertanto la fruizione potrebbe cambiare a seconda del device. In linea di massima potrete giocarci in maniera perlomeno decente solo con terminali di fascia alta.

Concludiamo con una nota rivolta al prezzo, che si attesta sui 5,49€ su Android, una cifra impopolare tra i prodotti disponibili su questa piattaforma, e che potrebbe risultare alta data la qualità del porting certamente buona ma non perfetta. In tal caso fareste bene ad aspettare uno sconto, altrimenti procedete senza indugio, e preparatevi a vivere tre magnifiche ore in compagnia di Brothers: A Tale of Two Sons (se solo fosse durato un po’ di più!).

8.0

Giudizio Finale

Brothers: A Tale of Two Sons è una sequela di situazioni fiabesche che compongono un’interessante storia videoludica, soprattutto nelle modalità di narrazione. Potreste odiarle, potreste amarle, ma di sicuro non vi lasceranno indifferenti. La piattaforma mobile non è proprio la migliore sulla quale affrontarle, eppure rimane una valida alternativa in assenza di una console o di un PC.

PRO CONTRO
  • Sistema di controllo innovativo…
  • Narrativa semplice ma delicata
  • Graficamente a tratti impressionante
  • Emozioni senza parole
  • … ma non sempre affidabile su mobile
  • Assenza del supporto ai gamepad
  • Alcuni enigmi un po’ banali

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  • Filippo Dardi

    Su PC, magari col buon vecchio controller della XBox 360, è un gioco da 11/10 😀

  • Su z3 con dualshock3 il supporto c’era..

    • Ho provato il Nvidia Shield Controller e un iPega, il dualshock 3 no. Se capita l’occasione provo.

  • Su PC ha un unico difetto: vuole il pad (io sono un talebano del mouse+tastiera) 🙁