Pokémon GO Cental Park

Editoriale: Pokémon GO è un rivoluzionario fallimento, per questo è odiato e geniale

Nicola Ligas -

Pokémon GO. Pokémon GO. Pokémon GO. In questi giorni non si sente parlare di altro. Alla TV, su internet, e anche andando a giro per strada, dove sempre più funamboli cercano di destreggiarsi tra le cacche sul marciapiede e la cattura dell’ennesimo Zubat o dell’agognato Pikachu. Chiariamo subito una cosa però: io non sono un fan dei Pokémon; non mi ha mai entusiasmato la serie animata, non ho praticamente giocato a nessun titolo ad essi dedicato, e se cercate un’elegia del genere non è quei che la troverete. Ciò che vi offro è invece il mio punto di vista sulla vicenda, libero da pregiudizi e preconcetti, se vi fidate; e sinceramente sono anche curioso di conoscere il vostro, se vorrete dirmelo nei commenti.

Anche io, come voi, non sopporto questa esplosione di Pokémon GO. Alcuni di voi potrebbero obiettare che è anche colpa nostra, che gli abbiamo dedicato ampia copertura. Avete ragione, ma è il nostro mestiere parlare del mondo mobile (e non solo), ed ignorare un fenomeno come Pokémon GO sarebbe stato impossibile. Abbiamo comunque limitato la nostra trattazione agli articoli che ritenevamo più importanti per comprendere questo fenomeno e solo limitandoci alla nostra sfera d’interesse. Bollare però un cosa simile come “stupida” solo perché ci infastidisce sarebbe… stupido.

Probabilmente Nemmeno Niantic (la software house che ha realizzato il gioco, basato sul suo precedente titolo Ingress) e The Pokémon Company (la società di Nintendo che si occupa di tutti i prodotti collegati ai pocket monster) si immaginavano un simile successo; anche perché, dal punto di vista tecnico, Pokémon GO non è nulla di eccezionale. Eredita praticamente tutto da Ingress (compresi i punti con cui interagire sulla mappa, che sono i medesimi che si trovavano nel precedente gioco), senza praticamente aggiungere niente di nuovo; anzi, lasciando fuori delle funzionalità, prima fra tutte l’interazione tra allenatori (sia nel senso di scontri diretti che di scambi), che avremmo dato per scontate in un titolo del genere.

L’immagine qui sotto sintetizza bene quanto appena detto, e per approfondire il dettaglio tecnico e non solo del gioco in sé, vi rimandiamo alla nostra recensione.

Ingress vs. Pokémon GO

Ok, ma se allora Pokémon GO non è nulla di eccezionale, perché tanto successo? La risposta è semplice: ci sono i Pokémon. Può sembrare una banalità, ma la portata di questa affermazione è enorme, e a dirlo non sono io ma i fatti. Pokémon GO nel giro di pochi giorni è diventato il gioco più popolare di sempre negli USA, è utilizzato più di tante app di messaggistica / social network, che finora hanno detenuto il record di attenzione degli utenti; ma soprattutto, poter catturare Pokémon, per molte persone, è un sogno che si avvera. Non ci credete? Date un’occhiata al video sottostante, girato a New York dal noto youtuber Casey Neistat!

Al di là del fatto che il filmato sia stato montato ad arte, ciò che colpisce è la quantità di persone che, prese a caso per strada, giocano o comunque conoscono il gioco. C’è anche un simpatico gruppetto di estranei, sconosciuti l’uno all’altro fino a pochi giorni fa, che ora sono “migliori amici”. “Ho aspettato 15 anni questo gioco“, dice uno dei passanti, e questo sintetizza bene il sentimento collettivo che ha accompagnato il rilascio di Pokémon GO, come se il mondo non avesse desiderato altro. Ma quindi Pokémon GO sarà solo una moda passeggera? Non è detto.

La calura e le lunghe giornate estive hanno accompagnato volentieri il suo lancio, e l’entusiasmo dei giocatori ha smussato le deficienze di un titolo tutt’altro che perfetto, ma questo alla lunga potrebbe rivelarsi un punto di forza, e non una debolezza. Gli utenti sono già caduti nella rete di Niantic, e se l’azienda saprà aggiungere funzionalità nel corso del tempo, sarà più facile tenerli all’amo. Già si parla di scambi tra giocatori, e di richieste per aggiungere / togliere pokéstop e palestre, ma non mancano anche le attrattive per esercizi commerciali e non solo. Sembra infatti che potranno esserci dei pokéstop sponsorizzati, e voi pensate a cosa potrebbe significare per un ristorante o un negozio qualsiasi avere un punto di aggregazione corrispondente alla sua posizione, dove magari tenere spesso attivo un “modulo esca” (un power up che attira i Pokémon selvaggi) per invogliare i giocatori a rimanervi a lungo.

Ieri, quando ancora il gioco non era ufficialmente uscito in Italia, ero fuori a pranzo in un ristorante che aveva la fortuna di trovarsi già in una simile situazione, e nei tavoli vicini al nostro tutti giocavano a Pokémon GO (ok, anche qualcuno al nostro tavolo lo stava facendo, ma non farò nomi). Pensate ad una situazione simile nei più freddi mesi invernali, ed applicatela a librerie, caffè ed altri locali, e capirete come mai in molti guarderanno con grande interesse a questa opportunità.

Pokémon GO come Facebook? Magari no, ma forse forse… 

Che sia stato tutto calcolato o meno (e non sono del tutto convinto che lo fosse), Niantic e The Pokémon Company hanno tra le mani una gallina dalle uova d’oro, una di quelle “scoperte” che potenzialmente potrebbero rinnovarsi da sole grazie al “lavoro” degli utenti stessi. Facendo una paragone molto ampio, è la stessa cosa che è riuscito a fare Zuckerberg con Facebook, creando un qualcosa che si è in buona parte auto-alimentato da solo nel corso del tempo, proprio grazie ai suoi stessi utilizzatori. Pokémon GO ha la possibilità di fare qualcosa di simile, ma non sarà così facile come gli entusiasmi iniziali potrebbero far credere: anzitutto parliamo di un gioco e nulla più, per di più un gioco che incide pesantemente sull’autonomia dei già poco longevi smartphone, e secondariamente dovranno esserci appunto le “espansioni” di cui abbiamo parlato finora (ed altre), per riuscire a trasformare quella che ora è una mania, in un qualcosa di più duraturo.

E se magari, nel frattempo, qualcuno inventasse una super-batteria per giocare di più a Pokémon GO, almeno verrà fuori qualcosa di davvero buono da tutta questa storia. Nel frattempo saranno in molti ad essersi sentiti bambini una volta di più, e forse anche questo, in fondo in fondo, non è poi un gran male.

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