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Spotify si scaglia contro Apple Music e App Store per concorrenza sleale

Giuseppe Tripodi "Non possiamo tollerare che Apple utilizzi i processi di approvazione di App Store come un'arma"

Nelle ultime ore Spotify ha sollevato pesanti accuse nei confronti di Apple: sembra che la società della mela stia mettendo deliberatamente i bastoni tra le ruote a Spotify, bloccando l’approvazione della nuova versione dell’app per iPhone.

Le due società sono ai ferri corti da parecchio tempo: normalmente Apple non permette che gli utenti possano acquistare contenuti aggiuntivi dalle applicazioni per vie traverse, spingendo gli sviluppatori verso il proprio sistema di acquisti in-app, sul quale l’azienda percepisce ricavi fino al 30%. Tuttavia, Apple non può impedire a Spotify di vendere i suoi abbonamenti Premium tramite altri canali (l’app è disponibile per qualsiasi piattaforma e l’account è unico) e, considerando le alte percentuali trattenute dalla mela, Spotify ha aumentato il costo degli abbonamenti venduti tramite App Store: 12,99€ invece dei canonici 9,99€.

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La situazione si è ulteriormente inasprita dopo il lancio di Apple Music, la piattaforma che in brevissimo tempo è diventata il più grande rivale per Spotify e la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il recente rifiuto dell’ultima versione dell’app iOS su App Store. Nel rigettare la nuova release, Apple ha citato alcune business model rules, richiedendo che Spotify utilizzasse gli acquisti in-app di iOS per vendere gli abbonamenti.

La società di streaming musicale svedese ha quindi denunciato l’accaduto ai media: il 26 giugno il responsabile legale di Spotify, Horacio Gutierrez, ha inviato una lettera al responsabile legale di Apple, Bruce Sewell, accusando la società di concorrenza sleale, utilizzando l’approvazione su App Store per danneggiare i concorrenti. Inoltre, la lettera è stata distribuita ad alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti.

Le due aziende coinvolte non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alla vicenda, che è effettivamente piuttosto contorta: non ci stupiremmo se nei prossimi giorni Spotify formalizzasse le accuse denunciando Apple.

Via: Re/Code