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Apple ed FBI: i retroscena sulla privacy degli utenti prima di San Bernardino

Giuseppe Tripodi Il 22 marzo Apple sarà in tribunale per difendere la criptazione su iOS: ma le vicende legate alla privacy degli utenti sono iniziate almeno nel 2010.

Oggi conosceremo i nuovi iPhone e iPad, ma per Apple domani 22 marzo sarà un giorno ancora più importante: la società di Cupertino si troverà in tribunale a difendere la propria decisione di non fornire una backdoor all’FBI, dopo che l’agenzia investigativa aveva richiesto un’apposita versione di iOS per riuscire a sbloccare l’iPhone di uno degli attentatori di San Bernardino.

Questa vicenda ha fatto parecchio parlare di sé negli ultimi tempi, dividendo l’opinione pubblica, ma in realtà la questione sulla criptazione dei dati e la privacy degli utenti ha origine parecchi anni addietro. Con un interessante reportage, Bloomberg ha cercato di spiegare i retroscena a proposito, che inizierebbero dal 2010, l’anno del lancio dell’app di videochiamata FaceTime, i cui dati erano criptati.

L’anno dopo, la società di Cupertino introdusse sul mercato iMessage e, anche in questo caso, le conversazioni erano criptate. Da allora, iniziando a comprendere il rischio, l’FBI iniziò a far pressione sul governo affinché emanasse una legge per consentire alle agenzie investigative di poter accedere sempre ai dati conservati nei dispositivi degli utenti.

Tuttavia, nel 2013 le rivelazioni di Edward Snowden sollevarono molti dubbi sulla legittimità di alcune pratiche condotte da CIA ed NSA e l’intera operazione venne rimandata.

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Apple continuò a puntare sulla criptazione e, prima del lancio di iOS 8 (che introduceva la criptazione dell’intero sistema operativo), informò l’FBI delle novità. Pare che alcuni agenti rimasero scioccati: da un giorno all’altro, non avrebbero più avuto accesso a foto, messaggi, note e decine di altre informazioni che per anni avevano utilizzato nel corso delle indagini.

D’altra parte, Apple era sicura di avere dalla sua parte il governo degli USA in questa operazione: la società aveva appena iniziato a vendere i suoi prodotti in Cina e il governo cinese richiedeva delle backdoor, cosa che l’amministrazione Obama e diversi lobbisti riuscirono ad evitare.

Tuttavia, nonostante il governo supportasse Apple in questo specifico caso, la questione sulla criptazione dei dati e le richieste delle agenzie investigative è rimasta a lungo un caso irrisolto, che è nuovamente esploso con le tragiche vicende di San Bernardino.

Domani inizieranno le discussioni in tribunale e staremo a vedere se in futuro Apple dovrà effettivamente fornire quella che è a tutti gli effetti una backdoor alle agenzie investigative statunitensi.

Via: 9to5MacFonte: Bloomberg