iPhone 6 Tim Cook presentazione Apple Watch

Anche Facebook, Twitter e Mozilla supportano Tim Cook contro le richieste dell’FBI

Giuseppe Tripodi

Si torna a parlare ancora una volta della disputa tra l’FBI e Tim Cook, che si è rifiutato di fornire al Federal Bureau of Investigation un tool che permettesse di aggirare i sistemi di protezione degli iPhone.

Ieri il CEO della mela ha ricevuto il supporto dei CEO di Google e WhatsApp, rispettivamente Sundar Pichai e Jan Koum; oggi si schierano dalla parte della crittografia anche Facebook, Twitter e Mozilla.

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Anche questi tre grandi nomi dell’informatica si sono schierati con Tim Cook: Facebook ha rilasciato un comunicato a USA Today, in cui sostiene che assecondare la richiesta dell’FBI “creerebbe un precedente agghiacciante”.

“We condemn terrorism and have total solidarity with victims of terror. Those who seek to praise, promote, or plan terrorist acts have no place on our services. We also appreciate the difficult and essential work of law enforcement to keep people safe,” the statement reads. “When we receive lawful requests from these authorities we comply. However, we will continue to fight aggressively against requirements for companies to weaken the security of their systems. These demands would create a chilling precedent and obstruct companies’ efforts to secure their products.

Anche il CEO di ti Twitter, Jack Dorsey, prende le difese di Cook, ringraziandolo anche per la sua leadership.

Infine, il Direttore Esecutivo di Mozilla Mark Surman ha dichiarato a Wired che assecondare l’FBI creerebbe un precedente che potrebbe minacciare la sicurezza degli utenti, e che le compagnie non dovrebbero essere incoraggiate ad indebolire la propria sicurezza.

Capitolo a parte per John McAfee, eclettico personaggio fondatore dell’omonima azienda di sicurezza informatica, che ha offerto all’FBI il suo contributo per crackare solo l’iPhone in questione, in modo che la federazione non abbia bisogno di alcun tool da parte di Apple. Secondo l’esperto di sicurezza, lui e il suo team ci metteranno circa 3 settimane a bucare l’iPhone 5c dell’attentatore di San Bernardino, grazie soprattutto all’ingegneria sociale.

Nel frattempo, il giudice che aveva originariamente dato ad Apple 5 giorni rispondere all’ordine, ha adesso posticipato la scadenza al 26 febbraio. Apple non sembra intenzionata a cedere e buona parte del mondo informatico (e non) si sta schierando con la società di Cupertino: non ci rimane che attendere i prossimi giorni per scoprire come si evolverà la vicenda.

Via: MacRumors