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Lost in Harmony

Lost in Harmony: il cancro. Il maledetto cancro (recensione)

Giorgio Palmieri Un viaggio tra le profondità dei sogni, attraverso gli occhi di un adolescente, in balia delle emozioni. Ecco la nostra recensione di Lost in Harmony.

Elaborare un lutto è tanto difficile quanto guardare il proprio caro soffrire. Quando quella persona che abbiamo tanto amato, con cui abbiamo condiviso gioie, dolori e momenti indimenticabili ci lascia, il mondo sembra crollare. Di lei, però, rimarranno i ricordi, le rimembranze di quei sentimenti così dolci, così intensi che ci hanno reso quello che siamo adesso, e ci danno la forza di continuare. Digixart ha costruito un videogioco su questa particolare fase della vita: scopriamo insieme Lost in Harmony.

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Feelings

Yoan Fanise non è proprio il primo degli sprovveduti. Dopo aver lavorato con Ubisoft per la realizzazione di Beyond Good & Evil, Assassin’s Creed e Valiant Hearts, lo sviluppatore francese ha deciso di lasciare la software house per fondarne una, Digixart appunto, in cui ricopre il ruolo di amministratore delegato e direttore creativo.

LostinHarmony_GIF2Il successo di Valiant Hearts, progetto al quale Fanise ha dedicato anima e corpo, è la forza motrice dell’azienda, la quale si fonda sullo sviluppo di videogiochi mirati alla sensibilizzazione (non a caso la società sta collaborando con la campagna #NoHairSelfie).

Lost in Harmony, primo prodotto di Digixart, incarna alla perfezione quello spirito.

La storia racconta le vicende di una ragazza, Aya, affetta da una grave malattia, e di Kaito, un adolescente che cerca di stare vicino a lei in ogni momento della giornata, soprattutto prima di addormentarsi, attimi in cui i due giovani si mandando messaggi: questi rappresentano gli unici veicoli narrativi che, seppur estremamente brevi e minimalisti, rendono alla perfezione il rapporto tra Aya e Kaito tanto da coinvolgere il giocatore, il quale dovrà premere il tasto “Invia” per mandare l’SMS, simulando l’azione della realtà.

Le drammatiche vicende non rappresentano però un pretesto per incollare tra loro i vari livelli. Lo stato d’animo di Kaito prima di cadere tra le braccia di Morfeo, infatti, plasma il level design, la colonna sonora e i pattern dei nemici, affinché il livello sia quanto più simile alle emozioni provate dal protagonista in quel preciso istante.

Due facce, una medaglia. E mezza

Parlando invece di gameplay, il genere è quello del gioco musicale, sebbene cerchi di camuffare l’esperienza con un’impostazione tipicamente runner. Da quest’ultimo eredita l’azione, dove la visuale, a differenza della stragrande maggioranza dei prodotti di questa tipologia, è posta di fronte al protagonista, e non alla spalle.

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Tuttavia, il cuore di Lost in Harmony è proprio l’aspetto musicale, al quale dedica una larga fetta dell’intrattenimento offerto vista la sublime colonna sonora che lo compone. Le tracce sono molto varie, e spaziano da brani iconici remixati a pezzi originali, tra i quali spicca Lost in Time, una canzone meravigliosa scritta da Wyclef Jean, e il livello costruito su quest’ultima è semplicemente uno dei momenti artisticamente più belli e ispirati del mobile gaming (qui trovate l’intera colonna sonora).

A proposito di livelli: ogni stage è caratterizzato da momenti in cui bisogna schivare ostacoli ad altri dove è necessario toccare delle note a suon di musica come nel più classico dei rhythm game.

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Entrambe le sezioni funzionano molto bene se prese singolarmente, ma i problemi iniziano a proliferare quando la velocità di gioco si fa più aggressiva, soprattutto nella seconda parte della storia, dove le due diverse meccaniche si fondono in un miscuglio che certamente aiuta l’immedesimazione, ma non la chiarezza dell’azione, la quale tende ad ingarbugliarsi su se stessa, richiedendo un’attenzione meticolosa anche alla più bassa difficoltà.

Il preavviso per ogni trappola poi è troppo breve, e bisogna essere precisissimi nell’esecuzione dei comandi, cosa che, per come è strutturato il sistema di controllo e la piattaforma, non sempre è possibile. Questa sfaccettatura di gameplay, tuttavia, è domabile con un bel po’ di pratica, sebbene rimanga alla base un po’ macchinosa, fermo restando che si perde solo del punteggio quando non si riesce ad effettuare correttamente un’azione, e nulla più.

Sindrome di Firenze

D’altro canto, se c’è una cosa dove il titolo è praticamente inattaccabile è proprio nella realizzazione stilistica e sonora dei livelli. A parte qualche sezione opinabile, l’intero viaggio, composto da tredici stage, è semplicemente meraviglioso: si va da semplici paesaggi collinari a scenari astratti farciti con dei rimandi ai social più popolari, fino ad arrivare ad un’esplosione vulcanica che rimarca la rabbia di Kaito nel vedere l’amica sofferente.

L’idea di per sé è geniale, così come lo svolgimento, davvero d’impatto e riesce a trasmettere emozioni fortissime. Peccato che il tutto termini in un’ora di gioco circa, cosa che aiuta il ritmo della narrazione ad essere sempre sostenuto, ma non la longevità, piuttosto bassa se si considera la sola modalità storia.

Digixart ha ben pensato di espandere l’offerta contenutistica con un editor di livelli non particolarmente difficile da usare, in cui potrete inserire una canzone a vostra scelta dal dispositivo per creare uno stage personalizzato.

Le opzioni non sono moltissime, pertanto il risultato, se paragonato ai livelli della storia, lascia un tantino a desiderare. Tuttavia abbiamo provato un paio di percorsi realizzati dagli utenti, come la sigla di One Punch Man o This Is How We Do di Katy Perry, divertendoci più di quanto ci aspettassimo. La community è attiva, anche perché gli sviluppatori stanno aggiornando questa modalità con una certa costanza.

Insomma, malgrado i problemi nella formula, Lost in Harmony è un’esperienza che consigliamo a tutti, a maggior ragione visto il modello di vendita relativamente accomodante: potete provare i primi quattro livelli senza impegno, poi saranno necessari 3,99€ per sbloccare la versione Gold che contiene la modalità storia completa e l’editor (su iOS è disponibile solo l’edizione a pagamento).

Piccole note finali: il titolo contiene acquisti in-app per sbloccare oggetti estetici, comunque ottenibili giocando. Inoltre, è presente la traduzione in italiano. Non che ce ne fosse bisogno visto il genere, ma è sempre un’aggiunta gradita.

8.0

Giudizio Finale

Al di là del suo artificioso gameplay e del trionfo audiovisivo che lo fortifica, Lost in Harmony è speciale per il modo col quale ci ha fatto battere il cuore. Fatevi un favore: mettete le cuffie e immergetevi in un viaggio che, seppur molto breve, esalta i sensi. Non lasciatevelo sfuggire.

PRO CONTRO
  • Momenti memorabili
  • Un crescendo di spettacolarità visiva
  • Bella colonna sonora, molto varia
  • Storia, sebbene intensa, troppo breve
  • Confusionario, specie nella seconda parte

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  • Il blu

    Bel titolo (y)

  • David

    Non ho capito il perché de “La sindrome di Firenze”!

    • La Sindrome di Firenze è chiamata anche Sindrome di Stendhal. Cito testualmente wikipedia: “è una affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza”.

      Chiaramente è una esagerazione per sottolineare quanto ispirato sia il comparto estetico di questo titolo.

      • David

        Beh, la sindrome di Stendhal la conosco. Conosco anche la storia, di come davanti a santa croce il signor Stendhal svenne. Ma non sapevo si chiamasse sindrome di Firenze!

  • Filippo Dardi

    Dottor Giorgio, a noi videogiocatori di roba sentimentale il sig. Fanise darà ancora tanto 🙂 E non vedo l’ora