7.5

Octodad

Octodad Dadliest Catch: la dura vita di un polpo (recensione)

Giorgio Palmieri - PC, PlayStation, e ora piattaforma mobile: insomma, Octodad: Dadliest Catch ne ha fatta di strada. Ecco la nostra recensione dedicata all'edizione per Android e iOS.

Passiamo parte della nostra vita a distinguerci dalla massa, spesso non curanti del fatto che, dall’altro lato del mondo fino ad arrivare al vicinato, c’è chi combatte per essere uguale agli altri. Non parliamo di assurde mode del momento, di omologazioni slegate dalla propria volontà, ma solo ed esclusivamente di integrazione sociale.

Ad esempio: quanto potrebbe essere difficile per un polpo svolgere il mestiere di padre proprio come una persona normale? Tanto, troppo, e Octodad: Dadliest Catch di Young Horses ne è la dimostrazione vivente.

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Agente 00-Octo

Octodad è un simpatico polpo il cui vestiario lo fa sembrare, di fatto, un umano. Nessuno pare notare la sua assurda camminata, e l’indecifrabile parlantina che serpenteggia tra i suoi baffi è ormai linguaggio comune all’interno della sua famiglia. Sì, perché Octodad ha una moglie e due figli, umani per giunta, e tutti all’unisono appioppano al povero, goffo polpo tutte le commissioni quotidiane, tanto semplici per una persona normodotata quanto difficili per un mollusco cefalopode.

Octodad Dadliest Catch - 6

Pur di camuffare la sua reale identità di animale marino, Octodad, schiavo delle lecite paure ed insicurezze, cerca di accontentare qualsiasi desiderio familiare senza battere ciglio (o quel che ha). La piccola storia (raccontata con dialoghi tutti in inglese) che fa da sfondo al gioco è farcita con gag spassose dove, francamente, avremmo voluto vedere maggiore azzardo.

Simpatica la presenza di un antagonista, uno spietato chef conscio della vera identità del protagonista, pronto a trasformare il polpo in una deliziosa pietanza. Purtroppo le sezioni le quali vedono il cuoco al centro dell’attenzione tendono a scemare in termini di qualità durante il prosieguo dell’avventura.

Octodad Dadliest Catch - 1

Se da un lato abbiamo una base narrativa dall’incipit lacrimevole, dall’altro c’è un gameplay che è semplicemente l’opposto. Il gioco è infatti una sorta di avventura basata sulla fisica e permeata dal nonsense.

L’azione si svolge in piccole ambientazioni tridimensionali completamente esplorabili le quali ricordano scene di vita ordinaria. Gli obiettivi, invece, sono spesso molto simili tra loro, e richiedono quasi sempre lo svolgimento di un compito alla base molto semplice, come l’acquisto di una scatola di cereali o la pulizia delle erbacce nel giardino, cercando però di non dare nell’occhio (e di non fare troppo caos).

It’s not a bug, it’s a feature

Il giocatore dovrà dunque destreggiarsi nelle più disparate attività quotidiane facendo uso di un sistema di controllo a dir poco innovativo, e volutamente pasticcione, che vede le gesture a schermo come principali vettori di interazione.

Nello specifico, con un semplice doppio tocco si passa dalla modalità movimento a quella di raccolta: la prima consente di spostarsi lungo gli scenari, tramite un uso distinto delle gambe, controllabili disgiuntamente facendo scorrere il dito sulla parte sinistra o destra dello schermo. Per mezzo della modalità di raccolta, invece, il polpo si incollerà al terreno, e il giocatore potrà muovere in libertà il tentacolo per sollevare, trasportare o lanciare gli oggetti.

Non aspettatevi di padroneggiare i controlli in quattro e quattr’otto. Sebbene all’inizio diano l’impressione di essere tutto sommato ben studiati (ricordiamo che il titolo è un porting), le situazioni che si vengono a creare fanno di tutto per mettere il bastone tra le ruote all’utente, richiedendo anche fin troppo in termini di precisione. La frustrazione quindi è dietro l’angolo, un po’ per scelta vista la principale prerogativa dell’avventura, la quale vuole farvi provare su pelle i disagi di un (a suo modo) disabile.

Peccato che alla struttura si vanno ad aggiungere episodi frequenti di compenetrazioni poligonali e di gestione delle telecamera farraginosa, alcuni dei quali piuttosto gravi, tali da compromettere lo scorrimento del gioco.

Eppure il lavoro di Young Horses ci ha rapiti fin dall’inizio. Sarà il suo adorabile stile coloratissimo, o il gameplay che sa di fresco, insomma, l’avventura riesce a intrattenere e a dire anche la sua in questa industria che ha quasi lasciato i guizzi innovativi solo, o quasi, al mercato indipendente. Peccato per la durata davvero esigua, che si attesta sull’ora e mezza circa, cosa che potrebbe scoraggiare anche i giocatori meno esigenti, considerando che il titolo ha un prezzo impopolare di circa 4,99€ (per la cronaca, su PC il prezzo è quasi il triplo).

7.5

Giudizio Finale

La dicotomia ossimorica a la Mrs. Doubtfire, che vede uno svolgimento spiritoso edificarsi su una vicenda dai connotati malinconici, ha fatto di Octodad: Dadliest Catch un’esperienza unica che ricorderemo, al netto dei difetti tecnici e ludici segnalati.

PRO CONTRO
  • Squisitamente innovativo
  • Controlli originali e pieni di possibilità…
  • Un paio di sezioni davvero geniali
  • Colorato e spassoso
  • Telecamera ingovernabile
  • …ma talvolta non sempre affidabili
  • Occasionalmente frustrante
  • Breve

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  • Enrico Furnari

    Lo vorrei provare da un po’, aspetto solo che segnaliate uno sconto, prima o poi… 😉