EA non vuole spennare gli utenti con le microtransazioni (sì certo, come no!)

Lorenzo Delli

Non è la prima volta che Blake Jorgensen, CFO (Chief Financial Officer, direttore finanziario) di EA parla rivolgendosi alla community dei videogiocatori e questa volta ha toccato un tasto davvero dolente: quello delle microtransazioni.

Secondo Jorgensen i team di sviluppo di Electronic Arts considerano l’aspetto economico dei giochi solo in un secondo momento. L’obiettivo primario è quello di intrattenere e mantenere alto l’interesse dei consumatori anche sul lungo periodo.

I nostri team si chiedono costantemente, “qual è il modo migliore per mantenere alto l’interesse dei consumatori, per divertire sul lungo periodo?“. Quando pensiamo a questo non riguarda davvero l’aspetto economico, quello viene dopo.

Ci possono essere vari modi per intrattenere le persone. Il modo principale in cui noi, come organizzazione, guardiamo alle microtransazioni e agli abbonamenti è legato semplicemente al coinvolgimento.

Come coinvolgiamo le persone per il maggior tempo possibile? Anni fa le persone giocavano a Madden per qualche mese e poi smettevano. Quando il Super Bowl finiva avevano completamente abbandonato il gioco. Oggi, con Ultimate Team, sono coinvolti per dodici mesi, fino all’inizio di una nuova stagione.

Blake Jorgensen, CFO di Electronic Arts

Da un certo punto di vista il discorso può anche avere senso: le nuove versioni mobili di Madden e FIFA vengono costantemente aggiornate, ed ogni settimana sono ricche di nuovi contenuti tratti da quanto è effettivamente successo nei giorni passati a livello sportivo.

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Il problema delle microtransazioni, ovvero degli acquisti in-app per quanto riguarda il panorama mobile, è comunque fin troppo evidente, e lo stesso Jorgensen in parte lo ammette:

Penso che ci sia un po’ di “stress” da parte dei giocatori perché si sentono spennati tutto il tempo. Molti giochi mobile non permettono di divertirsi senza spendere del denaro quindi stiamo guardando a nuovi modelli che siano in grado di alleviare questa sensazioni. Una soluzione potrebbero essere gli abbonamenti o nuovi modi di giocare ai titoli nel corso del tempo.

Suona quasi come un’ammissione: il CFO di EA non cita esplicitamente i giochi prodotti dall’azienda ma è chiaro, giocando ad uno qualsiasi dei titoli più recenti (Need for Speed: No Limits dove si paga per far benzina, o FIFA 16 dove è rimasta solo la modalità Ultimate Team con tanti in-app), che il “guardare a nuovi modelli” si riferisca anche ai problemi relativi ai propri giochi.

Jorgensen è sicuramente in buona fede, ma anche videogiochi come il recente Star Wars Battlefront sono la prova concreta di come l’industria, o almeno parte di essa, si stia votando sempre di più a spennare letteralmente il videogiocatore quasi senza ritegno. Ci attende quindi un futuro tutt’altro che radioso?

Difficile dirlo: l’ultima parola spetta comunque agli acquirenti. Finché una larga fetta di utenza continuerà ad investire i propri risparmi in microtransazioni, società quali EA, il cui scopo, ricordiamocelo, è chiudere l’anno fiscale in positivo, non fanno altro che tirare l’acqua al loro mulino.

Fonte: Eurogamer.it