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Angry Birds 2: Rovio non ha rotto l’uccello (recensione)

Giorgio Palmieri - 20 milioni in una settimana, 30 milioni in due settimane: cifre da capogiro per il sequel di uno dei giochi mobile più famosi del mondo. Se li merita? Ecco la nostra recensione di Angry Birds 2.

Dopo aver intrapreso le più disparate carriere, da scanzonati piloti di kart a valorosi guerrieri, i volatili arrabbiati di Rovio tornano a fare quello che sanno fare meglio. Se non si considerano le tonnellate di spin-off, ce ne sono voluti sei di anni per far ritornare il franchise di Angry Birds ai suoi piani originari: ne sarà valsa l’attesa?

Pennuti spennati

Angry Birds 2 è esattamente ciò che doveva essere, ovvero l’evoluzione naturale della formula originale che non snatura le meccaniche natie pensate dagli sviluppatori finlandesi, ma le arricchisce con alcune trovate intelligenti, e altre decisamente discutibili. Lo scopo rimane sempre quello di recuperare le uova rubate dai soliti maiali. L’operazione di salvataggio assume ancora una volta i connotati di una guerra kamikaze, dove gli uccelli vengono letteralmente lanciati tramite una fionda dal giocatore per distruggere i porcellini: ma cosa c’è di diverso rispetto al passato?

Angry Birds 2 screenshot_choose your bird

In questo sequel, i (tantissimi, oltre duecento) livelli sono divisi, a loro volta, in piccole sezioni, che offrono ciascuna un rompicapo differente. L’idea è riuscita, e contribuisce a donare un senso di maggiore robustezza ad ogni singolo stage. Sono poi stati introdotti numerosi elementi ambientali che andranno sollecitati scagliando un volatile in un certo punto per poterli sfruttare a proprio vantaggio.

È stato anche svolto un discreto lavoro nella ulteriore caratterizzazione degli uccelli: ora, infatti, ogni pennuto è rappresentato da una carta che, a sua volta, è dotato di uno speciale potere attivabile con un tocco sullo schermo solo dopo averlo lanciato in aria. Per fare un paio di esempi, Red possiede la capacità di spingere le costruzioni con uno spostamento di aria, mentre Chuck può distruggere intere pareti di legno con il suo scatto fulmineo.

La strategia quindi è quella di utilizzare il volatile adatto in base alla situazione, e conservare quello che potrebbe servirvi nella prossima porzione di livello, in virtù del fatto che, come detto poc’anzi, ogni stage è diviso in fasi. Abbiamo anche notato un buon bilanciamento della difficoltà, che forse scoraggerà i più giovani, ma riesce a garantire la sua buona dose di soddisfazioni. Tuttavia, l’esperienza non si basa interamente sulla bravura del giocatore come in passato. Il gioco infatti sposa un sistema di randomizzazione, sia nelle carte che nel livello stesso, i cui obiettivi ci hanno fatto storcere il naso.

Uno specchietto per le allodole

Una delle più grandi peculiarità di Angry Birds 2 è proprio l’aspetto casuale degli stage: questi infatti, seppur condividendo una struttura simile, cambieranno la disposizione dei materiali ad ogni prova effettuata.

Aggiungiamoci pure il fatto che anche il roster delle carte viene definito casualmente ad inizio partita, e capirete che l’aspetto randomico, pur non essendo eccessivamente incisivo, è parte integrante del gioco. È un aspetto che si presenta in maniera più evidente in determinati livelli, in particolar modo in quelli dove non è possibile sfruttare l’ambiente circostante a proprio favore. Viene da sé il fatto che l’impalcatura imprevedibile può essere meno stimolante per le classifiche, in quanto il punteggio è influenzato da elementi randomici. Nonostante ciò, gli sviluppatori sono riusciti a tarare al meglio il livello di sfida, assicurando sempre piccole gratificazioni ad ogni livello superato.

Il problema pesante dell’ultima produzione di casa Rovio è però il suo modello di monetizzazione. Angry Birds 2 è disponibile gratuitamente, ma sono presenti i consueti acquisti in-app a sorreggere l’offerta. Non sono tanto questi ultimi ad essere il vero grattacapo, quanto l’odioso sistema a vite: il gioco ne assegna cinque ad ogni sessione, e se ne perde una ogni qualvolta si finiranno le carte in partita. Per ricaricarne solo una, bisognerà aspettare la bellezza di mezz’ora, oppure pagare una certa somma di gemme, che servono anche ad acquistare speciali (e costose) carte potenziamento.

Una scelta che fa a botte con il concetto trial and error di Angry Birds quello del free-to-play a vite, ora sostituito da un’impalcatura randomica nella speranza che, qualora non riusciste a passare quello o quell’altro livello, l’algoritmo di generazione cercherà di rendervi le cose più facili: sappiate però che si è del tutto nelle mani del fato.

Angry Birds 2 screenshot_defeat boss piggies

Dal lato audiovisivo, invece, il lavoro svolto è a dir poco encomiabile. Al di là del superbo impatto generale, frutto di un’ottima pulizia a schermo, ciò che davvero sorprende sono le animazioni. Pensate un po’: grazie ad una elegante soluzione di zoom, è possibile vedere le facce arrabbiate dei propri volatili quando si sta prendendo la mira, e persino gli occhi terrorizzati dei maiali. Tutte queste piccole chicche, che vi lasciamo scoprire giocando, denotano una grande cura tecnica da parte dello studio finlandese, fattore che, ad onor del vero, non è mai mancato nelle loro produzioni, ma che qui in Angry Birds 2 brilla come mai prima d’ora.

7.5

Giudizio Finale

Angry Birds 2 è esattamente il seguito che ci si aspetta, ma non è abbastanza. L’esperienza è solida, sia ludicamente che visivamente, e molti dei cambiamenti apportati alla formula convincono ma non tutti. Alcune scelte rivolte alla monetizzazione rovinano un lavoro che avrebbe potuto offrire di più, molto di più in termini di divertimento. Speriamo solo che Rovio se ne renda conto con un prossimo aggiornamento.

PRO CONTRO
  • Graficamente superbo
  • Evoluzione naturale e coerente
  • Tanti, tantissimi livelli
  • Buon bilanciamento della difficoltà
  • La struttura di randomizzazione non ci ha convinti del tutto
  • Limitazioni dettate dal modello freemium

App Store badge

Play Store badge

  • a’ndre ‘ci

    Sistema a vite…..perchéeeee…
    Ah no, mi rispondo da solo…

  • francone

    Bastaaa