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E se un’app potesse diagnosticare la depressione?

Giuseppe Tripodi -

Nonostante venga spesso sottovalutata, la depressione clinica è una vera e propria patologia che sarebbe bene trattare in modo adeguato. Negli USA, secondo uno studio del 2012, circa 16 milioni di adulti, il 6,9% dell’intera popolazione statunitense, ha affrontato casi di depressione.

Si tratta insomma, di un disturbo molto diffuso, che non deve essere ignorato: al fine di facilitarne la diagnostica, una ricerca pubblicata sul Journal of Medical Internet Research ha cercato di capire se fosse possibile intuire possibili casi di depressione con un’app per smartphone.

Nonostante possa sembrare bizzarro, si tratta di uno studio serio, che ha coinvolto 40 volontari tra i 19 e i 58 anni contattati tramite Craigslist, a cui è stata installata un’app per Android chiamata “Purple Robot”. I partecipanti hanno dovuto compilare un questionario per verificare gli eventuali sintomi della depressione, che sono stati poi confrontati con le statistiche offerte dopo due settimane dall’applicazione.

I risultati sono stati decisamente interessanti, poiché il software è stato in grado di indicare con un’accuratezza dell’87% se il candidato soffrisse o meno di depressione.

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Per stabilire l’eventuale disturbo, l’app tiene conto degli spostamenti e di quanto si utilizza lo smartphone: i soggetti più depressi, infatti, tendono a frequentare meno luoghi e hanno spostamenti più irregolari (escono poco di casa, o ci tornano ad orari regolari). Inoltre, la ricerca ha mostrato che i partecipanti che presentavano sintomi di depressione, tendevano ad utilizzare di più il proprio smartphone.

Ovviamente si tratta di una ricerca preliminare, che non può avere grandi pretese scientifiche e che tralascia troppi fattori come ad esempio chi usa lo smartphone per lavoro, il tipo di app utilizzate (giochi? Social Network? Chat?) e tanto altro. Nonostante tutto, però, la possibilità di diagnosticare i sintomi della depressione tramite un’app è un’idea interessante, che dopo tutto potrebbe avere interessanti riscontri in futuro.

Foto: Sony Mobile Phone Awards

Via: The VergeFonte: Journal of Medical Internet Research
  • Andrea Di Napoli

    Scientificamente non ha il minimo valore. È un ricorsivo stabilire i segnali /rilevarli. Non diamo credito a ste cose 🙂

    • peppeuz

      Sinceramente un po’ lo temevo.
      Non sono un’esperto in materia (anzi, ammetto di non avere alcuna competenza in ambito medico/psichiatrico), però mi sembrava una ricerca interessante. Sicuro che non ci sia proprio alcuna correlazione possibile tra le abitudini e eventuali sintomi depressivi?

      • Andrea Di Napoli

        Il punto è che le i disturbi mentali in genere (depressione compresa) sono definiti sulla base di una serie di “comportamenti” statisticamente correlati. Andare a poi a diagnosticare sua base di queste rilevazioni è ricorsivo e improprio.
        Sarebbe come diagnosticare il raffreddore sul numero dei fazzoletti usati, o un tumore sulla base della foltezza dei capelli. (scusate gli esempi orribili. D:)