Apple WWDC 2015

Editoriale: cosa pensiamo di iOS 9, Apple Music e OS X El Capitan

Emanuele Cisotti -

Come sicuramente saprete ieri si è tenuto il keynote di apertura del WWDC, conferenza Apple per sviluppatori, e, come consuetudine, questa prima serata (anche se in realtà a San Francisco era mattina) è stata principalmente dedicata alle novità più tangibili, a cui moltissimi di voi si sono sicuramente avvicinati con curiosità. Parliamo di iOS 9, Apple Music, WatchOS 2 e OS X El Capitan.

Ogni autore dei nostri portali ha qualcosa da dire a riguardo e, come sempre, troverete tutti i nostri “pensierini” raccolti in questo editoriale. Senza filtri, ovviamente.

My name is Drake (cit. Drake)

Voglio iniziare dicendo che sono rimasto abbastanza sconvolto, in negativo, dell’incredibile tentativo di Apple di voler far ridere il suo pubblico. Non che ci sia niente di male, ma il repentino cambiamento, da azienda seria e principalmente impostata a l’azienda “burlona” che vuol far ridere con autoironia il suo pubblico, la trovo una scelta forzata e incomprensibile. Per non parlare dei 25 minuti in cui si è parlato di Apple Music. Dopo 2 ore di conferenza Apple ha deciso di farci sentire le sue canzoni preferite, spezzate da un intevento del rapper Drake, di nessuna utilità.

Nonostante non siano stati lanciati nuovi prodotti qualcosa di buono comunque c’è. Sicuramente, in un modo o nell’altro, Apple sta diventando una azienda più aperta. Swift 2 è open source, Apple ha realizzato ben 2 applicazioni per Android e in generale l’interazione fra le app in iOS si è ampliato. Silenziosamente, l’aggiornamento di Watch a WatchOS 2 sarà forse la più grande novità, introducendo molte funzioni che forse avrebbero reso i giudizi su Watch sin da subito meno severi.

Emanuele Cisotti

Tra vittorie e sconfitte la battaglia è forse finita per Apple e Google

Dopo aver visto il Google I/O e il WWDC a distanza di pochi giorni non riesco a pensare che uno dei due sia davvero riuscito a stupire più dell’altro. Android M e iOS 9 sono più evoluzioni che rivoluzioni e forse è ora che i paragoni tra i due finiscano. Nessuno di loro prevarrà, perché sugli smartphone Android continuerà ad essere l’OS dominante e c’è ben poco che Apple possa fare al riguardo. Anzi, l’azienda di Cupertino ne è consapevole al punto da lanciare Apple Music anche su Android: una prima volta storica che parla più di mille parole.

Allo stesso tempo i tablet sono la sconfitta di Google, che non ha innovato con Android M, mentre Apple ha proposto il suo multi-tasking: ottimo passo in avanti per un iPad che rimane leader incontrastato del settore. Apple intanto attraversa l’Atlantico e arriva in Europa con Apple Pay: tanta invidia, perché se questo servizio sarà portato anche in Italia nel giro di qualche anno, difficilmente lo stesso avverrà con Android Pay. Male invece Music: mi sarei aspettato di più, quantomeno un maggior fattore di differenziazione, mentre invece non esiste alcuna ragione per la quale io possa anche solo pensare di abbandonare Spotify.

Forse l’unica sfida rimasta è quella tra Android Wear e Apple Watch. Vedo miglioramenti da entrambe le parti, ma nulla che possa davvero far pendere l’ago della bilancia dalla propria parte.

PS: riprodurre un filmato su Apple Watch è come scrivere una tesi di laurea su uno smartphone: contenti voi.

Lorenzo Quiroli

Apple fa i compiti a casa (di nuovo)

Il 10 settembre dello scorso anno titolavo in modo praticamente identico il mio commento sul keynote di Apple e, anche questa volta, riconosco le novità utili introdotte da Apple, ma non mi straccio le vesti.

Senza se e senza ma, coloro che avranno certamente esultato ieri sono i possessori di iPad Air 2: è così che si fa un buon multi-window (capito Google?) e anche la novità per la tastiera sono davvero niente male. A proposito di split-screen, era ora lo inserissero anche su OS X, pazzesco pensare che si dovessero ancora utilizzare tool di terze parti. Interessante Proactive, ma oggettivamente niente che non sia stato già visto.

Infine, una presentazione incredibilmente, assurdamente, inutilmente lunga ha stroncato il mio entusiasmo per l’annuncio che attendevo di più, Apple Music. Che però sono ancora convinto abbia tutte le carte in regola per rivoluzionare il settore della musica in streaming.

Giuseppe Tripodi

Mi pesa l’attesa

L’estate sta arrivando. Le gocce di sudore cadono sulle maniglie dell’amore: una sensazione di libido che nemmeno Jerry Calà saprebbe definire con stile, sarcasticamente parlando s’intende.

Qui a casa apriamo quindi tutte le finestre, ma purtroppo poi le porte si chiudono automaticamente a causa della corrente altalenante che si genera per gli spifferi d’aria. Sbatte quella della stanza, poi quella del bagno, segue ancora quella della camera da letto, sembra una coreografia degna di un film horror de The Asylum, ma attenzione: da questo autunno, forse questo tipo di problema verrà del tutto risolto con l’introduzione di iOS 9, che trasformerà il tuo dispositivo dotato di processore A5 in un eccezionale fermaporta.

Comunque, dai, parliamoci seriamente: qualcosa di buono questo WWDC, almeno per quanto riguarda le mie esigenze, l’ha portata per davvero, come l’overlay per iPad ad esempio (novità più telefonata di una competizione tra una Ferrari F430 e una Panda targata 1980).

Sapete, della battaglia di chi copia chi, a me, francamente, frega meno di sapere l’esatta quantità di sabbia che ancora hai incastrata nell’unghia del tuo dito medio da domenica mattina (era bella l’acqua almeno?). Quindi sì, sono felice che Apple abbia rinfrescato l’esperienza multitasking, dato che ne faccio ampio uso su Galaxy S5, e mi sembrava paradossale la mancanza su iPad. Il resto? Non mi interessa.

 Giorgio Palmieri

“Apple Music? Oh, ok”

Per chi non lo sapesse la citazione a cui faccio riferimento proviene da un tweet di Daniel Ek, fondatore e CEO di Spotify, prontamente rimosso dallo stesso. La sua traccia rimane comunque indelebile sul web, ma a prescindere da cosa possa pensarne o meno Daniel Ek, l’ “Oh, ok” pare essere stata la reazione di una buona parte dei nostri utenti.

Eppure Spotify, Play Music e compagnia bella dovrebbero forse iniziare a temere Apple Music e quel golosissimo account multiplo (14,99$ fino a 6 persone) che potrebbe convincere centinaia di migliaia di utenti a mettere da parte un servizio gratuito come appunto Spotify per favorirne uno caratterizzato da un marchio così famoso (che per quanto possa starvi antipatico, conta davvero molto), dalla possibilità di condividere l’account con più persone con facilità e con una spesa mensile irrisoria. Anche l’idea di una radio che trasmetterà 24 ore 24 sette giorni a settimana, accessibile da tutti anche senza pagare, non è male.

Tutto il resto è noia”, ad eccezione di Swift 2.0, il linguaggio di programmazione per OS X e iOS che si evolve e, rullo di tamburi, diventerà open source! Sì, avete letto bene, open source: Apple non solo apre le porte all’open source (termine la cui definizione andrebbe riletta di tanto in tanto per evitare misunderstanding specialmente quando si parla di pirateria su Android), ma facilità ancora di più la vita agli sviluppatori con video, tantissime risorse e la nuova versione del libro digitale per apprendere il linguaggio. Perché in definitiva non scordiamoci che WWDC, come il Google I/O, è prima di tutto una conferenza per sviluppatori.

Lorenzo Delli

Interessanti aggiornamenti per alcuni, Apple Music per tutti

Stravolgere ed innovare come accadeva (pochi) anni fa è sempre più difficile, tuttavia Apple ha sempre qualcosa da mostrare durante i suoi eventi e questa volta sul palco del WWDC i diretti interessati non sono solo i possessori di un dispositivo iOS od OS X.

Per loro le novità certamente non mancheranno con poche ma davvero interessanti migliorie per i dispositivi Mac, sopratutto per quanto riguarda le performance grafiche, e nuove funzioni che rendono iPhone, iPad e gli Apple Watch, un passo alla volta sempre più completi (e forse complicati per il target di questi dispositivi), senza però stravolgere i concetti di base tanto cari agli utenti della Mela.

Di fianco agli aggiornamenti c’è però stato il lancio di alcuni servizi, ed uno in particolare, pronti ad entrare in stretto contatto con i sistemi della concorrenza. Apple Music ha infatti avuto un ruolo enormemente centrale (a tratti esagerato) sul palco del keynote del WWDC 2015.

Questo servizio/app punta a soppiantare tutti i vari Spotify, Google Play Music, Tidal ed affini offrendo più o meno le stesse funzioni e con prezzi comparabili (piano famiglia a parte) ma facendo forte leva su Connect, l’aspetto social che permette l’accesso a contenuti esclusivi in arrivo dagli artisti più famosi.

La relativa app sarà disponibile per tutte le principali piattaforme e potrebbe essere un modo efficace non solo di fare concorrenza agli altri servizi di streaming musicale, ma anche di avvicinare al mondo Apple coloro che mai si sarebbero sognati di toccare qualcosa rappresentato dalla mela più famosa del mondo; io da affezionato utente Android, fuggito da un iPad ed abbonato di Google Play Music Unlimited credo proprio che proverò l’offerta di Apple Music.

Cosimo Alfredo Pina

Tre piattaforme, due parole: stabilità e velocità

Sono circa 12 anni che seguo il WWDC, e se anche dalla morte di Jobs me ne sono perso qualcuno, negli ultimi due anni la figura di Craig Federighi è stata capace di rendere questa conferenza di nuovo godibile. Un vero e proprio spettacolo, apprezzabile anche dall’utente medio piuttosto che dallo sviluppatore, in cui si riescono a far passare dei miglioramenti marginali per delle grandi prove di capacità tecnica, ed in cui chi copia diventa l’innovatore.

Non voglio fare polemica, ma è innegabile che Apple si mostri sempre più cauta nel settore dell’innovazione: non batte alcun mercato se non prima qualcun altro lo abbia saggiato. Dov’è l’innovazione? Paradossalmente, sta nell’essersi fermata a rifinire tutti i suoi strumenti. Maggiore velocità e stabilità, piccole nuove funzioni che potrebbero aiutarci nella vita di tutti i giorni, e tanta “scena” nel presentarle: iOS e OS X non sono mai stati così stabili e veloci.

Come utente, sono felice che (almeno sulla carta) Apple si sia rimessa in pari con i suoi competitor: se decidessi di tornare a iOS, grazie al nuovo Siri “proattivo” o al supporto delle indicazioni con i mezzi pubblici su Mappe (anche se per me la cosa più interessante sono le indicazioni dentro le stazioni), so che non mi mancherebbero Google Now o Maps (che comunque sono disponibili anche su App Store, che si rivela ancora essere la prima scelta degli sviluppatori, e a ragione), giusto per citarne un paio.

La vera “bomba” della giornata di ieri, per quanto mi riguarda (e forse non solo a me: se ci fosse stato un applausometro in sala, avrebbe registrato il valore più alto proprio durante questo annuncio), è stata l’apertura di Swift 2: ad una conferenza mondiale di sviluppatori, l’aver reso open source un intero linguaggio di programmazione non può che causare scalpore nell’intero settore; vedremo come verrà accolto dalla comunità Linux, ma per quest’anno, posso ritenermi soddisfatto di quello che ho visto. Ora datemi El Capitan, por favor.

Andrea Centorrino

Non ho l’iPhone, ho l’S4 / morto Steve, passo a Samsung

Questa frase, tratta da un pezzo rap chiamato “Steve Jobs RMX”, mi ha sempre fatto riflettere, fin dal primo ascolto, ma perché? Procediamo con ordine. Muore Jobs, passa ai vertici Tim Cook, chiunque non ci avrebbe scommesso un dollaro sul nuovo frontman di Apple, invece personalmente devo affermare che finora ha degnamente traghettato quella imponente barca che è Apple, almeno senza fare danni.

Ma, cosa è successo al pensiero Apple? È vero, innovare è sempre più difficile, soprattutto se non hai una mente come quella di Jobs, diciamo visionaria. Tuttavia non puoi presentarti al WWDC portando quello che fondamentalmente è definibile come tentativo di rincorrere gli avversari, ad eccezione di quelle poche novità non del tutto uguali e presenti su altre piattaforme.

Sarò schietto: nel mondo dei computer vince Apple senza ombra di dubbio ma ritengo che smartphone e tablet della mela, ahimè, sopravvivano perché i clienti sono oramai fidelizzati, il che non è un male, sia chiaro. E a me, sinceramente, dispiace perché pur definendomi un Android-fanboy, sono stato sempre attratto dai prodotti Apple, amavo l’osare tipico di quella azienda (caratteristica che secondo me ha ora Samsung, vedi versione Edge del Galaxy S6, che è a tutti gli effetti una novità nel settore e una sfida per l’azienda), un osare oramai estintosi. E ricordiamoci che quando uscì iPhone, anno 2007, uscirono anche questi telefoni. Questo significa osare. Apple, oramai, non osa più. Putroppo.

Massimo Maiorano