Perché le app arrivano prima su iOS che su Android?

Lorenzo Quiroli - Lo avrete sentito dire mille volte: le app arrivano prima e hanno una qualità maggiore su iPhone e iPad rispetto che su Android. Come mai?

Quante volte avreste voluto provare un’app sul vostro smartphone Android ma avete letto Disponibile oggi su iPhone e iPad, nei prossimi mesi su Android? Quello delle app che arrivano prima su iOS che su Android è un argomento storico del mondo mobile, strettamente connesso a quello della quantità / qualità delle stesse.

È inutile negare che le app siano un fattore di inimmaginabile importanza nel mondo degli smartphone: chiedete a Microsoft per averne conferma. Android può vantare numerosi primati come il maggiore numero di download oltre al numero degli utenti eppure il vero primato appartiene ancora ad iOS.

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Il sorpasso è solo questione di tempo?

Per anni l’opinione diffusa è stata che il sorpasso sarebbe avvenuto, come se fosse una mera questione di tempo. Eppure oggi sembra ancora più improbabile di ieri. L’App Store mantiene la leadership, non più per il numero ma per la qualità, e le nuove app approdano prima sulla piattaforma di Apple (Periscope è solo l’ultimo esempio). Il motivo di tutto ciò va ricercato in più cause che tenteremo ora di analizzare.

Quanto conta la frammentazione?

La frammentazione non gioca a favore del robottino verde anche se Google ha saputo limitarla con Play Services, elemento fondamentale dell’ecosistema di BigG. L’uniformità e la velocità nella distribuzione degli aggiornamenti di iOS rimane comunque un vantaggio forse ineguagliabile, sul quale non a caso in passato Apple ha fatto marketing.

Possibile che sia solo questo il motivo? D’altra parte la superiorità di termini di vendite di Android è così netta che il discorso frammentazione passa quasi in secondo piano.

La ricercaricerca play store

Avreste mai pensato che la ricerca potesse essere un punto debole di Google? I risultati sono fondamentali nell’ottica di uno store di applicazioni. Lo screenshot qui presente parla da solo: cercando “musica” il primo risultato è un’app dell’era Gingerbread, che sicuramente non mette in mostra le potenzialità della piattaforma di BigG.

Questo fattore evidenzia un enorme problema per il Play Store: le app di qualità ci sono, ma rischiano di non essere scoperte dall’utente comune.

Non sarebbe meglio fare pulizia rimuovendo (o almeno mettendo in secondo piano) app obsolete? Un giorno Google dovrà farsi carico di questo lavoro dal momento che sarà un problema sempre più grande.

I paesi chiave

Chi compra uno smartphone da più di 600€ è più portato a spendere ulteriormente per pagare le applicazioni. Sarebbe facile ridurre questa affermazione nel classico “Chi compra iPhone spende più di chi compra Android”; la verità è, come spesso accade, più semplice. Il sistema operativo di Google copre tutti gli smartphone, quello di Apple solo la fascia medio-alta / alta.

In questi termini la maggiore distribuzione di iPhone e iOS in paesi come gli USA, il Giappone, il Regno Unito (e altri paesi “benestanti”) è essenziale al guadagno che gli sviluppatori ricavano dalla vendita delle loro applicazioni, mentre Android conquista ampie porzioni di mercato in nazioni in via di sviluppo. A proposito di paesi chiave…

La Cina

1,351 miliardi (nel 2013) contro 7 miliardi (stimati nel 2011). Potete capire che la Cina rappresenta una bella fetta della popolazione mondiale e il fatto che Google non venda in quel territorio (forse qualcosa potrebbe cambiare) è un limite anche più pesante di quanto avremmo pensato secondo una recente ricerca. I cinesi in realtà pagano per le app, quando possono; è Google a dover fornire questa possibilità però.

Swift, ovvero quello di cui nessuno parla

swift

Presentato al WWDC 2014, Swift potrà non avere emozionato gli utenti, ma la risposta degli sviluppatori è stata entusiasta. Secondo Bloomberg Swift è diventato il 22esimo linguaggio di programmazione più usato al mondo e offre strumenti moderni che invece Java, Objective o C++ non hanno. Però Swift esiste solo da un anno e per quanto possa essere il futuro dell’ecosistema di Apple non rappresenta la vera risposta alla domanda iniziale, ma solo un ulteriore vantaggio per gli anni a venire.

La pirateria

Ne abbiamo parlato tante volte. Forse più di quanto possiate ricordare. C’è chi si fa scoraggiare dalla pirateria su Android, chi tenta di affrontarla con un pizzico di ironia. Possiamo collegarci al problema della Cina visto che la popolazione locale non può acquistare le app del Play Store e non avendo modo di comprare decidono tra rinunciarci (difficile) o piratarle. La facilità con cui si può installare un apk sul robottino verde rispetto a quanto succede su iOS poi è nota e anche per questo Google dovrebbe prendere qualche seria misura in merito. Libertà sì, pirateria no.

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Gli Stati Uniti

iPhone rimane un’icona negli USA. Android? Rimane Android

Gli iPhone sono molto diffusi negli Stati Uniti, nazione patriottica per antonomasia, dove il market-share di iPhone è ben al di sopra della media mondiale.

Gli USA sono anche la patria della startup, della Silicon Valley, dove molti giovani provano a sfondare nel campo della tecnologia creando un’applicazione.

Visto il budget limitato che queste neonate aziende hanno, possono investire solo su una piattaforma e scelgono iOS perché… è lo smartphone più comune negli Stati Uniti. Sì, ci sono più Android, ma negli USA in realtà c’è iPhone e poi ci sono le alternative.

Potrete pensare che questa sia una spiegazione forzata, ma qualche anno fa Zuckerberg costrinse i suoi sviluppatori ad usare Android, perché tutti avevano un iPhone e non si rendevano conto della (bassa) qualità della loro app all’epoca.

I tablet

Purtroppo la situazione dei tablet Android non è così buona come quella degli smartphone. La maggioranza è costituita da modelli economici e spesso gli sviluppatori preferiscono di gran lunga sviluppare su iPad. Da questo punto di vista dobbiamo anche aggiungere che Google ha fatto ben poco per rendere la situazione migliore nello sviluppo di Android, che sembra aver dimenticato un poco le tavolette (multi window dove sei?).

Conclusioni

Tutti questi punti costituiscono un insieme, un muro che ha saputo resistere alla forza bruta dei numeri di Android. Il robottino verde ha preso la strada giusta negli ultimi anni e ha accorciato il divario, tanto che molte app arrivano contemporaneamente sulle due piattaforme.

Non possiamo però esimerci dalle critiche: c’è molto lavoro da svolgere ancora e Google opta troppo per mezze misure, efficaci ma insufficienti. La sfida del futuro di Android è proprio questa: conquistare gli sviluppatori.