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Square Enix si focalizzerà sui giochi mobile a discapito di quelli per console

Lorenzo Delli -

In queste ultime ore Square Enix ha annunciato un incremento dei profitti del 49% per quanto riguarda l’anno fiscale passato (ovvero quello terminato il 31 marzo 2015).

Tale incremento, da quanto riportato dalla software house nipponica, non sarebbe però da ricercarsi nel mercato dei giochi per console quanto invece nei prodotti dedicati a smartphone e tablet.

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A quanto pare tali profitti arriverebbero da giochi free-to-play (e quindi dai loro acquisti in-app) per Android e iOS quali Dragon Quest Monsters Super Light, Schoolgirl Strikers, Final Fantasy Record Keeper, Kai-ri-Sei Million Arthur, dei quali solo uno è arrivato anche in Italia, e dagli MMO Final Fantasy XIV e Dragon Quest X.

Dal rapporto redatto da Square Enix si può inoltre leggere alcune considerazioni piuttosto importanti che fanno intendere come il panorama del mobile gaming costituisca un mercato sempre più invitante per il colosso nipponico:

Smart devices such as smartphones and tablet PCs are spreading rapidly, while the console game markets in North America and Europe are increasingly competitive and oligopolistic. In light of such environmental changes the Group is focusing all efforts on a substantial earnings improvement through driving reforms of business structure in order to establish new revenue base.

Dispositivi smart quali smartphone e tablet si stanno diffondendo rapidamente, mentre il mercato dei giochi per console in Europa e Nord America sta diventando sempre più competitivo e oligopolista. È proprio per questi motivi che la società sta concentrando i propri sforzi per migliorare i profitti attraverso una riforma dell’attuale struttura di business.

In sostanza le parole utilizzate dal portavoce di Square Enix servivano proprio a confermare non solo il rinnovato interesse di Square Enix nei confronti del mobile gaming, ma anche un tentativo della società di adattarsi ai tempi e concentrarsi maggiormente nei settori con maggior profitto.

Fonte: Square Enix
  • Daniele

    Non mi stupisco di questa affermazione visto che conosco una persona che ha speso 900~ euro su kai ri sei million arthur XD
    P.s. quello linkato nell’articolo non è kai ri sei 😀

    • No, ho linkato la versione USA…non è lo stesso? O.o

      • Daniele

        Quello da te linkato è la versione SEA kaku-san-sei million arthur (si lo so i nomi sono simili XD), un gioco uscito 2-3 anni fa e che adesso ha chiuso i server giapponesi per lasciare posto a kai ri sei million arthur (che è disponibile solo in giapponese)
        https://play.google.com/store/apps/details?id=com.square_enix.kairisei_MA

        Poi mi pare che adesso la gamevil stia portanto in NA ed EU sempre kaku san sei

  • Martino Fontana

    Non è grazie ad Final fantasy all the bravest se hanno preso tanti soldi, VERO?

  • Io ho una vaga idea del perché su console non guadagnino, uhuhuhuhuhu

  • Anche questo è un segno del cambiamento in atto. Le proiezioni del mercato console sono in ribasso, e le stesse nuove console, PS4 e Xbox One, stanno facendo fatica a ricevere giochi tagliati veramente per questa nuova generazione. Colpa dell’avanzata prepotente del mercato PC e soprattutto mobile. I fasti di PS2, e in tempi più recenti di Wii, sono sicuramente una chimera. Le console non spariranno, ma il futuro del gaming è in mobilità. Come lo è stato nel corso dei tempi per la telefonia, per Internet, per tutto. Il ridimensionamento è in atto, e l’unico “ostacolo” non è di natura tecnica (a livello di prestazioni le specifiche hardware sono ormai meri specchietti per le allodole), ma nei controlli. Per questo, attenzione a Nintendo, che ha sempre l’occhio lungo in queste cose: ha deciso di inserirsi in questo mercato probabilmente nel momento e nella maniera strategicamente migliore. E poi, il progetto “NX”: se dovesse essere anche minimamente simile a una forma di integrazione tra gaming mobile e gaming “tradizionale” da salotto, ne vedremo veramente delle belle… Che piaccia o non piaccia ai dinosauri, e ai siti cosiddetti “imparziali” del settore, che sappiamo tutti come ragionano, che di queste cose non parleranno mai nemmeno morti.