Android Wear iPhone final - 1

Android Wear è pronto per iOS. Ma è vero il contrario?

Emanuele Cisotti

Google non ha mai fatto segreto dell’interesse a portare Android Wear a più persone possibile (e quindi su più piattaforme possibili) e si erano già visti hack di vario tipo per rendere questi smartwatch parzialmente compatibili con iOS.

The Verge è venuta a conoscienza del fatto che l’applicativo sarebbe praticamente pronto e l’immagine a fine articolo sembrerebbe proprio dimostrarlo. Già adesso il software riceve correttamente le notifiche dallo smartphone, di utilizzare Google Now ed eseguire ricerche vocali. Si parla anche della possibilità di rispondere alle mail e attivare altre funzioni nel tempo.

Lo stesso sito però pone un ottimo interrogativo: Apple permetterà a Google di lanciare il servizio sulla sua piattaforma? È facile intuire come lasciare che gli smartwatch Android Wear diventino compatibili con iPhone nel momento in cui Apple Watch arriva sul mercato non sembri una grande idea. Ma se esiste la compatibilità con altri smartwatch (vedi Pebble), con quale prestesto Apple potrebbe bloccare il software Google? La risposta risiede nel nome del software: Android Wear.

Nel regolamento dell’iTunes Store è infatti da sempre presente una clausola che vieta ai software di fare riferimenti a sistemi operativi concorrenti. Vedi: Android.

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Fonte: The Verge
  • TheAlabek

    “Nel regolamento dell’iTunes Store è infatti da sempre presente una clausola che vieta ai software di fare riferimenti a sistemi operativi concorrenti”
    Tralasciando che il playstore, è pieno di applicazioni che si fregiano di “gioco migliore su iOS”, mi sembra una politica molto codarda, di chi vuole assoggettare nell’ignoranza la propria gente. Questo la dice ben più lunga degli altri discorsi insensati

    • Alessandro

      troveranno il modo di far rientrare il tutto nel regolamento…solo il nome mi pare una cavolata bypassabile

      • TheAlabek

        Si, il concetto non è che riescano o no a superare questa stupida regola, ma che la stessa è una regola da fifoni